Giovedì 30 marzo, all’oratorio del seminario di Don Orione di Velletri, si celebrerà, alle 18, la messa in ricordo di Bruna Gaeta. Così la rammenta Anna Maria Siena.

Con Bruna Catalano Gaeta se ne va quella parte  del mondo di ieri che si è dedicata, con sagacia e intelligenza, alla conservazione della  memoria musicale e poetica della nostra città. Bruna appartiene alla generazione che ha coltivato, curato e consegnato ai giovani quella conoscenza alla quale non ha mai smesso di formarsi.
Nel suo orticello-giardino ha coltivato ì semi e i fiori della musica e della poesia e ne ha spalancato i cancelli per diffonderne petali e foglie oltre la soglia, col suo paziente e sapiente magistero di grande Maestra della musica. Ne ha lasciato il segno nelle scuole dove ha insegnato, nei salotti, nei circoli culturali e nel cuore  e nella memoria degli allievi che ha preparato, con instancabile dedizione, al diploma presso il Conservatorio di San Pietro a Majella, dove lei stessa si era diplomata e al quale ha donato il pianoforte paterno.
Nella sua poliedrica attività di musicista, scrittrice e insegnante,  Bruna ha sempre considerato  prioritario il ruolo di padrona di casa e di madre,. Nei pochi momenti di pausa, si divertiva a trascrivere in diverse tonalità canzoni e musiche tra le quali un’intera opera, la Carmen. Da piccolissima, aveva imparato ad accompagnare al pianoforte il padre e i cantanti che avrebbero interpretato, a Piedigrotta, le canzoni nuove che il filo d’oro della sua innata musicalità  ricamava in compiuta armonia.
La sua vivida curiosità la portava a non porsi confini tematici o stilistici. Citiamo tra le sue opere un libro dedicato al padre: ‘E. A. Mario Leggenda e storia’, testimonianza e documento prezioso; le musiche, le poesie e i testi di spettacoli da lei organizzati per le scuole; una Trilogia Mariana e una delicata Ave Maria, dettatele dalla sua devozione convinta, ma vissuta nell’interiorità del pensiero e del cuore.
Bruna è stata una donna che ha interiorizzato la vita in tutti  suoi aspetti attingendone sempre nuove risorse, ma senza mai lasciarsi condizionare da quegli ismi che sono sempre in agguato ai buoni sentimenti e alle buone intenzioni. Ha avuto ‘sentimento’, ma non sentimentalismi; ‘fede’, ma senza fideismi; consapevolezza di sé, ma senza autoreferenzialità e protagonismo.
Il suo modo di essere era cordiale, familiare, diretto e quello di parlare e di scrivere semplice, alla portata di tutti ma mai, nel suo scrivere e nel suo parlare, vi è stato pressappochismo: in lei vi era, diretta e lucente come una lama, la capacità di comprendere la dimensione autentica e veritiera della realtà senza peraltro sfrondarne le nascoste dolcezze, le possibili felicità, la sempre trionfante bellezza: ed era forse anche tutto ciò che rendeva il suo volto e il suo sorriso così eternamente giovani e luminosi.

Qui sopra, Bruna Catalano Gaeta con il padre E.A. Mario. In alto, dopo un concerto
Qui sopra, Bruna Catalano Gaeta con il padre E.A. Mario. In alto, dopo un concerto

Le sue mani si muovevano sulla tastiera, belle e leggere, a intrecciare il tessuto iridescente delle note: e una  musica da orchestra prorompeva dai tasti, vivida di chiaroscuri, ombre e lance di luce che il suo estro e la sua profonda conoscenza della tecnica, priva di tecnicismi, sapeva creare. Intitolò il suo libro sul padre Leggenda e storia, consapevole che la leggendarietà che ha sempre avvolto la vita e l’opera di E. A. Mario provenisse anche dalla fonte d’ispirazione dell’Inno, la battaglia sulla Scamandro, un fiume da leggenda.
Si adoperò, con dedizione infinita, a esaudire il grande desiderio paterno che il suo nome non venisse cancellato dal tempo. Ora il nome di E. A. Mario brilla sulla targhetta d’ottone di una sala della Biblioteca Nazionale di Napoli, è inciso sulla targa stradale a Viale Elena, accanto alla casa dove il poeta visse a lungo e su quella di una strada del Vomero, l’agreste collina degli amori e delle poesie giovanili del poeta. Alla profonda intelligenza musicale, Bruna ha unito una cultura umanistica che ha messo alla prova nel suo piccolo testo sulla Commedia dantesca, completa di cerchi, gironi e cieli, sulla quale hanno studiato i ragazzi della sua cerchia di amici che si accingevano a inerpicarsi nel loro ripido percorso,
Per Bruna  la musica era ‘arte’, sia che appartenesse al filone classico che a quello della canzone. Abituata fin da bambina a cogliere in pochi istanti la tonalità del cantante, Bruna insegnava non solo a cantare, ma a interpretare, costruendo con abile sapienza tecnica e psicologica un tappeto musicale di sostegno e di guida, dando rilievo all’importanza della punteggiatura nella pagina musicale. Interprete e protagonista delle sue esecuzioni, non si concedeva tuttavia libertà che contraddicessero la tesi di fondo del compositore.
Nel suo bel salotto affacciato su via Chiaia, si sono avvicendati i protagonisti della storia culturale di Napoli per ascoltare la musica e le canzoni interpretate da Bruna e dalla sua allieva d’eccezione, Delia. La vivida atmosfera di festa che la padrona di casa sapeva creare era pervasa dalla commossa certezza  che quelle musiche e quelle canzoni non avrebbero potuto trovare altrove un approdo più congeniale, una interpretazione più autentica e sincera, priva di oleografie e di manierismi, vibrante della stessa tenerezza, dello stesso dolore e della stessa passione dai quali erano nate.
E senza manierismi e oleografie, ci piacerebbe  ipotizzare che qualcosa di tutto ciò, da qualche parte, in qualche assolato Giardino riconquistato o nel grembo celeste di una nuvola, possa continuare. Ci piacerebbe pensare che Bruna potrebbe oggi, mentre parliamo di lei, essere stata invitata a un concerto organizzato in suo onore intitolato Piedigrotta ‘ncielo, la canzone di protesta che  E. A. Mario scrisse nel 1950 dopo aver inutilmente chiesto alle autorità cittadine di restituire alla Festa, ormai in declino, la dignità delle sue origini e dei suoi contenuti storici e culturali.
L’orchestra, del resto, è  già stata formata dal compositore. Ne sono parte poeti e  musicisti dell’epoca d’oro della canzone napoletana, che hanno saputo riscrivere in parole e musica la loro città perduta con un realismo magico che tuttora ne testimonia il sentimento d’appartenenza, di condivisione. di ribellione appassionata  che li ha ispirati. E oggi è giorno di festa perché, da qualche parte, la Piedigrotta è tornata, bella come una volta, fastosamente colorata tra carri, luci e coriandoli e ai piedi della Madonna sono state offerte le nuove canzoni: una di esse è Maggio, si’tu!
Grazie, Bruna.