Controcorrente con tenacia. Anche  dopo la morte del suo fondatore, Pietro Golia. La casa editrice creata dal giornalista continua a produrre cultura nel solco da lui tracciato, in un cammino bruscamente interrotto da un’infarto nel febbraio 2017. Giovedì 5 ottobre, alle 17.30, nell’antisala dei Baroni al Maschio Angioino di Napoli, sarà presentato il libro di Guido Belmonte e Edoardo Vitale “Carlo di Borbone. Re di Napoli e di Sicilia”  con il suo marchio editoriale, Controcorrente.
Dopo i saluti del consigliere comunale Andrea Santoro, con gli autori del volume interverranno gli storici Gaetano Marabello e Maurizio di Giovine. L’incontro sarà moderato da Mauro Finocchito.
Dopo le celebrazioni per il tricentenario della sua nascita, rieccolo Carlo di Borbone, tra le pagine di questo testo, ricordato come uno dei più grandi sovrani che Napoli abbia avuto, il primo della dinastia che regnò dal 1734 al 1861.

Qui sopra, la copertina del libro. In alto, Antonio Joli dipinge la parte del sovrano per la Spagna
Qui sopra, la copertina del libro. In alto, Antonio Joli dipinge la parte del sovrano per la Spagna

Primogenito di Filippo V di Spagna e Elisabetta Farnese fece il suo debutto da re combattente, nel riuscito tentativo di fare del Regno di Napoli uno stato formalmente indipendente. E promosse la grandezza  delle Due Sicilie nelle costruzioni imponenti e magnifiche, come la Reggia di Caserta e il teatro San Carlo. Senza dimenticare l’Albergo dei Poveri, palazzo maestoso al centro della Capitale, in cui gli emarginati divengono destinatari di una solidarietà trionfante e concreta, aliena da ogni snobismo.
Memorabili anche la sua opera di valorizzazione delle arti e l’impulso straordinario alla cultura (il ’700, fra l’altro, fu il secolo d’oro della scuola Musicale napoletana e della scoperta di Pompei ed Ercolano) e al prestigio del Regno. Ma il suo tempo conobbe anche l’assalto al potere dei ceti parassitari che cercarono di utilizzare la monarchia, aperta alle loro istanze, come ariete per abbattere nel minor tempo possibile le istituzioni tradizionali.
 Carlo III tentò ambiziose riforme cui fu poi per lo più costretto a rinunciare. Lasciò tuttavia un’eredità di dignità e splendore. E il ricordo di un protagonista  che fu capace di   “napoletanizzarsi” entrando in sintonia con i popoli del Regno e tenendo conto delle loro  esigenze. Sempre.