Voglia di favole in un mondo che non ci piace. Così l’immaginario sviluppato da piccoli ci guida  tutta la vita nel nostro percorso, tra sorprese belle e incidenti di percorso. E’ il caso di “Fairy tales”  che propone l’artista inglese Rachel Schwalm (vive e lavora a Londra) da venerdì 10 marzo (opening ore 18) alla 1Operagallery, Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai 121, a  Napoli. L’esposizione è curata da Valentina Rippa e Pietro Tatafiore.
E’ la stessa autrice a raccontarsi. «Da bambina mi fu donato un libro rilegato in pelle “Favole francesi, scritte da Charles Perrault, illustrate da Edmond Dulac. Queste storie, derivanti da racconti folkloristici, rappresentavano per me una vera via di fuga. La preziosità del libro e il suo contenuto, mi davano la possibilità di evadere dalla realtà e vivere un sogno, evocando mondi ricchi di misteri, personaggi sinistri e altri virtuosi. Mi hanno sempre incuriosita i  risvolti più oscuri e gli artefatti che stimolavano la mia immaginazione».
Per la sua prima personale napoletana,  presenta 10 lavori realizzati con tecnica gouache su carta da parati originale degli inizi del ‘900. Evidente l’influsso della pittura fiamminga che si armonizza con la tecnica minuziosa di dettagli e preziose sfumature. Un mondo dove convivono universi e storie parallele: il dipinto impeccabile al centro del quadro, il racconto tramandato e poi rivisitato in chiave contemporanea e infine la carta da parati con la sua memoria, il suo passato, la sua anima antica.
Nella sua produzione, che si divide tra sculture in marmo e pittura, le suggestioni romantiche, si mescolano al sapore gotico e dark: un microcosmo popolato da creature di piume e pelo. E’ il variopinto bestiario fiabesco che mette in luce virtù e vizi degli uomini: animali che spingono a guardarci dentro per tirare fuori complessità sottintese, sensualità, mistero, vanità, ironia.
Spiega Rachel: «Crescendo, fui rapita dalla versione “voluttuosa” dei  racconti di Angela Carter, che pur conservando quell’alone di tradizione e convenzione nella loro prosa descrittiva, mettevano in discussione il modo in cui le donne erano state rappresentate nelle fiabe. Per esempio, nel racconto d’apertura, La camera di sangue, rifacimento di Barbablù, a cui è ispirato uno dei lavori in mostra, la Carter gioca con le convenzioni delle fiabe canoniche: invece di essere salvata dallo stereotipato eroe maschio, la protagonista viene salvata dalla madre……l’aspetto della “famiglia” che viene in aiuto ha sempre avuto un forte impatto su di me. Sentivo il desiderio di trasmettere attraverso il disegno il significato inconscio che ho dato a questi racconti molti dei quali girano intorno al ruolo delle donne nelle relazioni sociali e sentimentali».
E poi spunta il gatto con gli stivali. Che prende corpo in un’atmosfera spiritosa e scanzonata. Una mostra da non perdere per rivisitare la nostra infanzia e anche i nostri fantasmi interiori.
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info@1opera.it
fino al 23 aprile su appuntamento
In foto, l’opera pubblicata sull’invito