Affrontare un gigante della letteratura come André Gide non è cosa da poco. E portarlo il scena con il romanzo  breve che è considerato il suo capolavoro “L’immoralista”, pubblicato nel 1902, è davvero una sfida. Prima di tutto perché si rischia sempre il  confronto tra opere, con l’evidente pericolo di restare schiacciati dall’originale, e poi perché il tema è di quelli tosti, ancora attuali, che scuotono la ragione di chi pensa e agisce dietro l’ombra dell’ipocrisia.
Ma Luisa Guarro e Antonio Mocciola, ispirandosi alle  pagine dello scrittore francese, premio Nobel per la letteratura nel 1947, sono stati guidati dall’amore per la scrittura, quella capace di far riflettere senza indurre allo sbadiglio, di scuotere l’anima con emozioni forti e, grazie alla regia di Luisa, di catturare lo sguardo sul palco senza distrazioni di pensiero, affascinandolo anche con l’ energia moderna dell’animazione.
Sul palco del teatro Tram, seducente antro della creatività, nel cuore storico di Napoli, via Port’Alba, la strada dei librai, il testo scritto a quattro mani dà voce direttamente  ai due protagonisti, Michel e la moglie Marceline, soli sulla scena nel disvelarsi di un’identità fortemente autobiografica, quella di Gide (sposato con la cugina Madeleine) che durante il viaggio in Algeria con la moglie percepisce la sensualità (omosessuale) del  piacere.
Il viaggio di Michel  (Giovanni Esposito) e Marceline (Marilia Marciello) è quello di nozze, che  li porta in Africa, cullati dalle convenzioni, autrici di un matrimonio desiderato dal papà dello sposo, prima di morire. La malattia che colpisce  Michel, la tubercolosi, diventa metafora del malessere provocato dall’omologazione borghese: posizione rispettabile (incarico di docenza all’università in filologia e storia antica), un matrimonio, la famiglia. E la guarigione è  liberazione dal progetto di vita deciso da altri per  sprofondare in una  febbre di felicità che rimpiazza quella vera, sintomo dell’infezione ai polmoni.

L'immoralista di Gide| ilondodisuk. com
Qui sopra e in alto due momenti dello spettacolo. Lo scatto in alto è di Umberto Averardi

L’attrazione di Michel verso quei bambini dalla pelle nera e dai denti bianchissimi si manifesta sul  palco con il rimbalzo di una piccola palla che si agita nell’atmosfera legata al nome di quelle piccole figure, primo tra tutti Moktir, confortante compagnia nelle sue passeggiate da convalescente: gli portano lo scialle che danzerà successivamente anche lui nell’aria, invigorito dal coraggio di rompere con i tabù.
La luce scandisce le sequenze del racconto scenico, carezzando i protagonisti e ammaliando il pubblico, insieme alla musica che crea lo stacco delle azioni in una piacevole e vertiginosa carezza narrativa.
Il ritorno a Parigi, poi il soggiorno nella casa  (famigliare) di campagna in Normandia, infine di nuovo il viaggio che li riporterà verso la salvezza di Michel e la morte di Marceline.  Ha guarito il marito con la violenza del suo amore, combattendo inutilmente contro le  sue ossessioni, prima  compiacendolo e poi richiamandolo ai suoi doveri morali. Lo seguirà nell’infinito viaggio di nozze,  stroncata  infine dalla stessa tubercolosi, dopo aver perso il bambino in grembo, frutto di un’unica notte d’amore. Offrendo finalmente spazio a Michel nell’esprimere i suoi turbamenti d’amore. Senza freni sociali.
Tre giorni in scena al Tram, dal 26 al 29 aprile, lo spettacolo è stato suggellato da convinti e ripetuti applausi per il testo e per i bravissimi interpreti. Ci auguriamo che sia solo l’inizio e che venga accolto in altre sedi napoletane ma  anche italiane. Colmando un vuoto desolante, nella selva oscura di perfomance incerte e polverose.
IL PROSSIMO APPUNTAMENTO AL TRAM
Dal 4 al 6 maggio 2018 al Teatro Tram di via Port’Alba, 30 (Napoli)  il Collettivo Lunazione presenta Jamais vu con Eduardo Di Pietro, Giulia Esposito, Vincenzo Liguori, Gennaro Monforte, Laura Pagliara, costumi di Federica Del Gaudio; aiuto regia di Alessandro Errico; progetto e regia di Eduardo Di Pietro; produzione di Collettivo Lunazione; in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival.
Debutta venerdì alle 21, lo spettacolo che accende i riflettori su un gruppo di rapinatori che si riunisce poche ore dopo una rocambolesca rapina alla Banca Nazionale, dove qualcosa è andato storto. Un incidente ha infatti rovinato l’azione e ora ciascun criminale denuncia una parziale amnesia: tutti hanno perduto frammenti di memoria e, soprattutto, nessuno ricorda dove siano finiti i soldi della refurtiva. Protagonisti della vicenda surreale e drammatica sono: una ricercatrice in rovina, un imprenditore fallito, un ex operaio e sua moglie