Gioacchino Murat ritorna a Palazzo Reale con tre appuntamenti, il 22 e il 29 gennaio. Philippe Daverio alle ore 16,30 di venerd 22 tratter  il tema “Cos’è la Rivoluzione” , a seguire, alle 18 Fabrizio Mangoni parler  di “Monsù. La cucina al tempo di Murat” e il 29 alle 17 c’è il film “Fuoco su di me” di Lamberto Lambertini.Il rientro del Re di Napoli (1808-15) sulla scena culturale, dopo l’evento “A passo di carica”di maggio-settembre ideato dalla soprintendenza arte e paesaggio con l’Ambasciata di Francia e il Consolato a Napoli, è organizzato dal Polo Museale Campania per ricordare il sovrano francese artefice della nascita di una Napoli moderna dopo Carlo III che rende la citt  capitale europea e meta ambita come Parigi Londra Vienna.
Murat, statura gigantesca, occhi blu, capelli lunghi neri, labbra grosse, colorito scuro, elegante con abiti estrosi, fa innamorare la quattordicenne Carolina al primo incontro a Verona in cui era col fratello Napoleone. Il suo vero nome è Maria Annunziata. Avvenente, capricciosa, vivace, bionda, mani e piedi piccoli, elegante, meno bella di Paolina, ma abile in politica come Machiavelli e Messalina seduttrice. Un saggio politico e una donna fuori dalle regole del tempo hanno scritto un capitolo della storia di Napoli, citt  che hanno amato intensamente, rivoluzionando usi e costumi, rendendoli moderni.
Murat, figura leggendaria dell’era napoleonica, rappresenta una tappa della cultura francese per l’Italia e per Napoli. Ideatore dell’Unit  d’Italia con l’editto di Rimini del 30.3.1815 e con la prima battaglia d’Indipendenza del Risorgimento a Tolentino. Inizia con lui la Carboneria, scissione della Massoneria, prima al Sud, poi al Nord. Sogna Napoli capitale d’Italia. Sogno finito in cenere per la miserevole fine della citt  e del Sud Italia resi luoghi di saccheggio di oro, patrimonio artistico, industrie fiorenti, da regnanti piemontesi malvagi. Tanto rozzi da essere esclusi da inviti di altre case reali europee. Contro di loro sorge una muta rivoluzione culturale di poeti scrittori musicisti che danno vita a una nuova lingua napoletana non più dialettale. Forse in memoria dell’impegno culturale di costoro vanno cancellati i nomi di questi ignobili da piazze vie scuole.
Il sogno di Murat muore con lui, fuggito in Corsica, tradito, gli viene tesa una trappola una domenica a Pizzo Calabro ed è fucilato il 13.10.1815. Carolina è ospite della sorella Maria Luisa, in esilio a Trieste, col nome contessa Lipona, anagramma di Napoli, muore a Firenze il 18.5.1839, sepolta nella chiesa Ognissanti.
Daverio far  un ritratto di Murat, dotato di coraggio e sprezzo del pericolo, tralasciando la carriera folgorante sui campi di battaglia dei Pirenei, Piramidi, Dresda, Lipsia, Italia, ma del suo pensiero geniale colto rivoluzionario che con Carolina sconvolge e seduce la mentalit  dei napoletani con la loro ambizione, abilit  per gli intrighi politici, con balli spettacoli ricevimenti a corte, bagni sulla spiaggia del Granatello.
Mangoni ricorder  Murat che conquista i palati con i cuochi francesi che con quelli napoletani elaborano pizze rustiche, sartù di riso, gattò di patate, la genovese antica ricetta ginevrina, il bab  ideato dal re polacco in Francia, suocero di Luigi XIV, che diventa non più un dolce secco ma gustoso con crema e rhum.La cucina napoletana si arricchisce ancora di più di piatti eccellenti con fragranze saporose e viene per sempre dimenticato il detto “napoletani mangia foglie” esistente fino al XVI secolo per la povert  e assenza di una cultura culinaria giunta in citt  da cuochi stranieri a corte che hanno fatto scuola ad altri impiegati nelle case dei nuovi nobili residenti nei tanti sontuosi palazzi su via Toledo e in ogni quartiere della citt .Il film di Lambertini prodotto dalla Idrapur Cinematografica-Stella Film in collaborazione con Rai Cinema e Focus Film di Budapest, narra gli ultimi mesi del regno di Murat del 1815. Tra gli attori, Omar Sharif.
Tre incontri non con un soldato generale straniero ma con un re saggio, rivoluzionario raffinato, sognatore di una Italia libera e unita, amante di Napoli, ideatore di una urbanistica moderna della citt , creatore di uno sviluppo sociale civile culturale della realt  partenopea, protagonista eccellente della storia di Napoli. Citt , dominata sempre da stranieri, è stata resa nota e nobilmente colta, ricca di patrimonio artistico, da Roberto d’Angiò, Carlo III, Murat e, tra i Presidenti della Repubblica, solo dal livornese Carlo Azeglio Ciampi.

Gli appuntamenti nell’appartamento storico di Palazzo Reale, in piazza Plebiscito, sono su prenotazione al 081. 5752524 info@arte-m.net ufficio stampa Soprintendenza Belle Arti – Rosa Romano +39 0815808328Polo Museale della Campania – Simona Golia +39 0812294478, Costanza Pellegrini +39 3397252425
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Nelle foto, in alto, ritratto di Gioacchino Murat