I classici, si sa, sono sempre attuali, continuano a lanciare messaggi che sembrano adattarsi a ogni epoca, senza svuotarsi mai di senso. Antigone oggi? Prova a descriverla Valeria Parrella. E ci riesce benissimo, in uno spettacolo denso e complesso, che ha inaugurato la seconda parte del cartellone del Napoli Teatro Festival Italia. La riscrittura del testo di Sofocle, commissionata da Luca De Fusco, che è andata in scena al Mercadante, è stata rafforzata dalla bravura di Gaia Aprea, che condivideva le scene con Fabrizio Nevola, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Nunzia Schiano, Paolo Serra e Dalal Suleiman. Da segnalare l’intensa partecipazione di Antonio Casagrande.
Le scene essenziali, senza cadere nel minimalismo, sono di Maurizio Balò; i costumi- efficacissimi- di Zaira De Vincentiis; le musiche, ben calibrate, erano del compositore israeliano Ran Begano.
Nell’originale sofocleo la donna e il tiranno si confrontavano sul tema della sepoltura nella rilettura di Parrella, l’accento si sposta sull’eutanasia. Antigone, donna fiera e consapevole, non accetta le disposizioni del legislatore, aprendo la strada a una serie di riflessioni sul libero arbitrio, sulla vita, sul suicidio, sulla morte e sulla buona morte.
Non è un’attualizzazione del testo antico, si potrebbe meglio dire che è l’amplificazione di alcune delle tematiche in quell’opera racchiuse, che vengono qui messe a fuoco e lette con partecipazione e sensibilit  moderne la Parrella stessa ricorda che Antigone è l’opera classica che ha avuto il maggior numero di trascrizioni e riletture. La pagina nuova si somma alla vecchia, dando spazio a un discorso sul coraggio, sulla autodeterminazione, sulla consapevolezza delle scelte, che è segno di libert , quella vera.
Alla bellezza del testo, in uscita da Einaudi, si unisce una regia sapiente, che ha voluto scolpire nel buio figure che si nutrono di parole, si fondono e si confondono con esse, in una prosa prosciugata, intessuta di parole distillate, pensate, pesate, lanciate nel buio come un raggio di sole. E la parola sola riesce a rischiarare momenti ed elementi imperscrutabili della vita, in un gioco di rara efficacia verbale, sotteso da contrasti tanto limpidi quanto difficilmente componibili il cuore e la ragione di stato, il dolore e la felicit , la vita e la morte. Alla fine tutti sembrano sconfitti, anzi no, si salvano quelli che hanno compreso il vaticinio di Apollo bisogna soffrire per comprendere.

Nell’immagine, una scena di Antigone fotografata da Francesco Squeglia