Il devastante “volere” della natura accorso nell’Italia centrale sul finire di questo mese di agosto ha fatto riemergere le “antichit  burocratiche” del sistema (inceppato) Italia.Il crollo di un campanile nel Comune di Accumoli, ristrutturato due volte, che fa quattro morti, la caduta di parte di una chiesa ristrutturata il 13 agosto scorso, appena 11 giorni prima del terremoto, lo schianto a terra della scuola elementare “Romolo Capranica” di Amatrice inaugurata nel 2012, interessata “proprio” da ristrutturazione antisismica, risulteranno i casi più eclatanti su cui la magistratura competente dovr  fare chiarezza.Il dolore di un intero paese, solidale e generoso in caso di tristissime occasioni, al di l  di qualche episodio di sciacallaggio, che sta piangendo poco meno di trecento morti e ancor più feriti, con altrettanta amarezza deve “anche” constatare negligenza di tecnici (direttori dei lavori, responsabili dei procedimenti, controllori) ruberie (qualit  dei materiali impiegati, rispetto del capitolato d’appalto, sopralluoghi in contraddittorio, etc.) e sciatteria amministrativa (mancati controlli degli uffici tecnici pubblici).
SICUREZZA ALL’ANNO ZERO
Il “sistema Italia” dal punto di vista della prevenzione e sicurezza degli edifici pubblici e privati è all’anno zero, senza se e senza ma. Piaccia o no, le pastoie burocratiche, anche quando ci sono pochi “pidocchi”, non permettono di rispondere tempestivamente con buone pratiche amministrative, n tantomeno sono in grado di azionare i controlli rispetto a quanto “dichiarato” dalle carte.
IL PAREGGIO IN BILANCIO
Prima di tutto il “pareggio di bilancio”, imposto dalla Ue, non prevede deroghe per spese relative a calamit  naturali. In questi casi bisogna fare un decreto legge ad hoc. Un elemento devastante per un paese che gi  di suo non esprime, negli atti legislativi, una “cultura della programmazione” in tema di territorio ed ambiente, non è in grado ci di individuare finanziamenti almeno decennali per far fronte alla messa in sicurezza di intere citt .
I SOLDI PER LA RICOSTRUZIONE
In pratica, di fronte a un terremoto di proporzioni gigantesche, come quello di questo mese di agosto, che cancella intere comunit  di donne e di uomini, bisogna “crucciarsi”, come se non bastasse, anche del rapporto con la competente Regione affinch quest’ultima riversi ai comuni interessati le cifre necessarie per farle confluire nel bilancio dell’ente locale terremotato. Quest’ultimo non può neppure anticipare, ove mai fosse in grado di farlo, i soldi per la ricostruzione di quanto distrutto.
PRIVATI E IMPRESE
Se i Comuni sono costantemente indebitati, come potranno prevedere coperture finanziarie nei propri bilanci per spese di ricostruzione? Ne consegue che, in questi particolari casi, i Comuni debbono far fede sul senso di appartenenza e di solidariet  di cittadini e imprese che vorranno erogare contributi, indennizzi, donazioni e quant’altro si attiva dal basso (al di fuori delle istituzioni), oppure far fronte con fondi propri (quasi mai disponibili).
TEMPI LUNGHI
Un Consiglio dei ministri straordinario ha stanziato 50 milioni di euro per la ripresa dei territori martoriati. Sono gli stessi soldi che il Governatore della Regione Campania ha stanziato per i suoi Comuni. Queste cifre gi  dicono alcune cose.
Innanzitutto la “progressione economica” del Governo, per questa circostanza, non sar  in grado di “chiudere” la pratica ricostruttiva in un periodo relativamente breve, proprio come i precedenti terremoti che, in più casi, hanno aspettato la ricostruzione anche trent’anni.Dopo il terremoto dell’Aquila (2009) l’allora Governo stanziò poco meno di un miliardo per la prevenzione contro i rischi sismici. L’Aquila, a tutt’oggi, ha ancora 9 mila sfollati. Un miliardo per oltre 8 mila Comuni, praticamente poche migliaia di euro a comunit , peraltro spesi soltanto per il 30%.
IL FASCICOLO DEL FABBRICATO IN CAMPANIA
La Regione Campania, dal canto suo, non ha nemmeno normato il cosiddetto “fascicolo del fabbricato”, un elemento propedeutico allo stato di salute di un edificio. Una carta che dica quando è stato costruito, se è corroborato delle tecniche costruttive antisismiche, quanti e quali interventi di riqualificazione ordinaria e/o straordinaria ha subito, se presenta abusi edilizi, etc. Questo vale tanto per gli edifici privati che per i pubblici. Per quest’ultimi, i Comuni sembrerebbero abbastanza “distratti”. Non vedo Comuni campani adottare massicce “campagne edilizie preventive” per i propri palazzi, piani decennali di ristrutturazione di edifici. Anzi, molto spesso le istituzioni mantengono il proprio patrimonio edilizio in condizioni di sottoutilizzazione e in molti casi in totale stato di abbandono, creando essi stessi problemi, oltre che di immediata sicurezza, di invivibilit  e degrado urbano.
IL PROGETTO SIRENA
La sicurezza abitativa non deve avere vincoli di sorta, non può essere affrontata con una cultura emergenziale, va pianificata e soprattutto controllata durante le fasi di riqualificazione e a posteriori.
Il Comune di Napoli, nello specifico, anni fa ha abbandonato il cosiddetto Progetto Sirena che si proponeva il recupero delle parti comuni degli edifici del centro storico napoletano. Un primo concreto progetto che conteneva in s elementi innovativi, azionando economia pubblica e privata, ma soprattutto proponendo la riqualificazione, attraverso restauri e recuperi di edifici e contenitori monumentali pubblici, della parte storica. Dentro un quadro di regole stabilite dal piano regolatore generale della citt  di Napoli.
ENTI LOCALI (IN)AFFIDABILI?
Certo la strada non può essere quella di combattere il tumore con l’aspirina, ma cominciare cos certamente è utile per diversi motivi coinvolgimento dei privati (dal basso), controllo dei processi di riqualificazione di intere porzioni di territorio, regole certe per tutti.
Ma ai Comuni è affidato il compito principale della prevenzione dell’ambiente urbano combattere l’abusivismo edilizio. Veder nascere interi palazzi dalla sera alla mattina (in periferia), senza nessuna capacit  di lettura di tale fenomeno, mina pesantemente la credibilit  degli enti locali. In qualche caso intervenendo, successivamente, addirittura con sanatorie.Che Dio ci assista.

Nella foto, il disastro provocato dal terremoto del Centro Italia Il 24 agosto