Al Chiostro di San Domenico Maggiore si spengono i fari da teatro sulla terza edizione 2016 “Classico Contemporaneo”. Rassegna teatrale dal 17 al 30 agosto di 13 spettacoli con la direzione artistica di Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino organizzati da Teatro dell’Osso e Aries Teatro ed Eventi col patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo Comune di Napoli.Nelle 14 serate di met  agosto, il teatro è stato il faro che ha richiamato nel centro antico circa 2.000 spettatori famiglie, genitori con ragazzi, napoletani, turisti, operatori culturali.
Tanti, forse per la prima volta, hanno attraversato Spaccanapoli di sera, dopo le 20, la via greca, terzo decumano, ricco come gli altri di testimonianze storiche, nobili palazzi, chiese scrigni di tombe di illustri pitture e sculture dal Trecento al Novecento, sedi di ambasciate,residenze di artisti stranieri, conventi scuole per musicisti e sopranisti acclamati nei teatri e alle corti europee, o scuole per sarte stiliste e ricamatrici di orfane o di famiglie povere.
Chi è venuto a teatro ha trovato la libreria Kubik aperta, tanti seduti nelle piazze o in strada ai bar, ristoranti, pizzerie, in attesa ai chioschi profumati per gustare nei cartocci, piccoli cuòppi di carta, un misto di fritture di pesce, fiori di zucca, zeppoline con alghe, crocchette, arancini, frittatine, sorpresi nel vedere tanti gruppi di turisti, anche giovani dei due sessi, ragazze sole.
Napoli vive la cultura e la citt  anche di notte. Antica tradizione. Nel’700, per andare a teatro, ai concerti, e dopo, nelle trattorie, un frate ideò di illuminare i vicoli con lampade a olio nelle edicole votive ai Santi. L’olio non poteva essere rubato da malavitosi come ricorda Totò in “San Giovanni decollato”. Nel 1835, Napoli, prima in Europa, illumina la citt  con luci a gas.
Mark Twain, (Samuel Langhorne) scrittore, nel 1868, in gita sul Vesuvio « Si apr davanti ai nostri occhi uno splendido panorama di Napoli. Naturalmente non si vedevano che i lampioni a gas, disposti a semicerchio lungo il bordo dell’ampia baia, un collare di diamanti che scintillavano nell’oscurit  in tutta la citt , si intersecavano in infinite linee e curve luminose».
Il teatro ha illuminato la zona più ricca di storia del centro antico incrementando il turismo, unica fonte di occupazione, la sola via da percorrere per debellare criminalit , miseria e dare la possibilit  di un futuro ai giovani napoletani, a chi, fuggito da paesi in guerra, ha scelto la nostra citt  per vivere un futuro da uomo libero con la dignit  che ogni essere umano merita.Sono centinaia di migliaia gli immigrati, in gran parte laureati, che non sognano una vita al nord Italia o in altri paesi europei preferendo guadagnare meno ma vivere a Napoli per essere accolti come fratelli, amici, cittadini napoletani, non perseguitati come soggetti rozzi violenti.
Gianmarco, Mirko, gli organizzatori, hanno diritto a un grazie da tutta la citt  per la loro iniziativa che vanta eccellenti meriti. Hanno portato in scena classici teatrali, letti in chiave originale nella scrittura, spesso napoletana, miscelando drammatizzazione canto musica danza, nell’allestimento scenografico sempre sobrio, di autori mondiali Basile, Cechov, Shakespeare, Aristofane, Weill, Beckett, Eduardo, Euripide, Plauto, Ionesco, De Simone, Fo.
Spettacoli di un’ora circa, sempre vivaci, spesso ironici e di una colta raffinata comicit  con attori noti insieme a giovani esordienti, hanno ricordato l’originalit  della antica teatralit  partenopea che con le Atellane, in et  latina, introdusse il servo Pulcinella con la maschera e vita di personaggi popolari eliminando storie di eroi e Dei mitologici del teatro greco-romano.
A fine rassegna, rimangono nella memoria per aver emozionato, impegno degli attori, il testo colto interpretato in chiave moderna, gli spettacoli, gi  menzionati su queste pagine il 23 agosto,”Lo Cunto de li Cunti” di Basile con Niko Mucci, attore voce e chitarra, con Annarita Di Pace, voce e violino; “Matrimoni” di Cechov; “L’Isisistrata di Aristofane; “Lei, Kurt Weill” con Patrizia Spinosi; “Shakespeare’s tea”; “Il Distratto” di Beckett.
Nella seconda settimana. "Le voci di…Eduardo”, regia di Salvatore Mincione Guarino, commedia umana tra sospetti diffidenze e dubbi, in cui giovani talentuosi attori, al fianco di manichini vestiti, si allontano per esibirsi nel ruolo di vari personaggi del degrado umano. Nella squallida drammatica vita dei personaggi si odono i versi del 1948. «Io vulesse truv  pace;/ma na pace senza morte. /Una, mmiez’a tanta porte,/ s’arapesse pè camp !». "Semenzella", ispirato a Euripide, in cui Tina Femiano, è Semenzella, chiodino in uso dai ciabattini, si ribella con le altre alla grande discarica a Terzigno, ameno paese sul Vesuvio. “I Menecmi” di Plauto, regia di Enzo Varone, commedia brillante con tanti esilaranti equivoci e fraintendimenti.
“L’armonia ritrovata”, concerto orchestrato da De Simone, debutto nel Chiostro con Raffaello Converso, cantante musicista, Franco Ponzo, Enzo Grimaldi. Un’ora da non dover dimenticare per i riferimenti storici di musica d’autore tra chitarre, mandolino, mandola, fisarmonica. Villanelle del 1500; “Fenesta vascia” dell’700, tragica melodia d’amore “quanta suspire m’aje fatto jettare!/ m’arde stu core comm’a na cannela,/bella quanno te sento annommenare”; “Don Giovanni” di Mozart; musica di Sergio Endrigo di “Il soldato di Napoleone” poema di Pasolini, “Lili Marleen”, triste canto tedesco censurato, in versione ironica napoletana; “Je so’ pazzo” di Pino Daniele; due brani inediti di De Simone “Gli angeli dell’inferno” e “La ballata di Maria Cristina”, storia vera di una suora uccisa dinanzi alla Croce dai tedeschi nelle Quattro Giornate per aver giurato il falso di non aver nascosto alcuni in convento.
E ancora, “Dove sta Zaz ?”, successo di Nino Taranto del 1946, resa più tragica nei toni da Gabriella Ferri, apparentemente festosa, nasconde nel testo la tragica delusione di aver combattuto per cacciare i tedeschi con tanti morti per la libert , ed essere vittime degli americani, falsi alleati rozzi e volgari, più spietati per le violenze su donne e bambini di entrambi i sessi, per aver rubato opere d’arte e rese latrine palazzi storici come Palazzo Reale.
Il concerto si chiude con “Lauda per Padre Pio” su musica di “Bella Ciao” di cui De Simone ha scoperto le radici yddish. “Time machine Shakespeare”, idea e regia di Mirko De Martino, ha coinvolto ed entusiasmato il numeroso pubblico in giro per il Convento al 1 e 2 piano, nel corridoio dinanzi alla cella in cui visse San Tommaso d’Aquino nel 1272-74, celle, biblioteca, refettorio grande e piccolo, sala del Capitolo, per ascoltare brani di Amleto, Botton, Caterina, Desdemona, frate Lorenzo, lady Macbeth, Mercurio, Shock.
In “Jonoj” da le “Sedie” di Ionesco, adattamento e regia di Victoria de Campora, Adelaide Oliano e Roberto Ingenito, vivaci quasi acrobatici ma bravi attori in veloci apparenti improvvisazioni, hanno fatto recitare anche le sedie e le hanno invitato a ballare con elegante gestualit . La rassegna si conclude con “Non tutti i ladri vengono per cuocere” tratto da un’opera di Dario Fo, scritto e diretto da Danilo Rovani.La terza edizione è stata, tra i tanti eventi dell’Estate a Napoli, la più interessante per aver messo in risalto l’originalit  della teatralit  partenopea fatta propria da altri drammaturghi europei.

Nella foto in alto, un momento del concerto "L’armonia ritrovata". In basso, da sinistra, scene da "Time machine", "Jonoi" e "Menecmi"