Scampia come i Caraibi, o come una donna inconsapevole che qualcuno lascia osservare a pagamento da qualche buco della serratura. Punta Corsara è l’iniziativa che se la si valuta guardando il curriculum dei soldati semplici che fisicamente ci lavorano, allora merita certamente un voto alto. Basta leggere il programma, coerente e pertinente, nel quale si dispiega il senso di una visione artistica che merita tutto il necessario appoggio. Ma bisognerebbe vedere a chi appartiene la porta col suddetto pertugio, chi ne gestisce le chiavi, chi-mette-chi con l’occhio attaccato al buco. Stasera (per chi scrive) 13 febbraio è previsto uno spettacolo per trenta persone, e mica è roba da poco si tratta si vedere in scena, qui a Scampia, la Ermanna Montanari. Regia di Marco Martinelli. Grandi e motivate speranze, dunque. Il problema è arrivarci. Puoi decidere di non andarci con l’apposita navetta e di fare il percorso alternativo, quello più vero attraversare la citt , avere la pazienza di arrivare fino a Scampia, attraversarne i viali senza senso.
Ma devi conoscere un po’ la zona. Se non fosse cos avresti di che riflettere sulla sostanza di questa storia. Perch se non conosci la zona non è mica detto che arrivi facile all’Auditorium. Prova ad arrivarci con l’R5 di linea e successive coincidenze, qui a viale della Resistenza. Vivi la differenza, come dice lo spot. Lasciamo perdere poi se ci vieni con mezzo proprio. Indicazioni pressoch invisibili, quando hai la fortuna di trovarne una. Chiediamo a una coppietta che ci dice che s, viale della Resistenza sta da quella parte, andate diritto e ci trovate l’auditorio. Lei ha il volto bruciato dalla lampada e una microscopica borsetta rosa che evidentemente conterr  esattamente il necessario. Lui ha le sopracciglia limate e il giubbotto molto firmato. Poi dicono ma c’è qualche evento? esattamente adesso, che, chiss  perch, mi vergogno un po’.
Di fronte all’Auditorium c’è una palestra. O meglio di fronte alla palestra c’è un auditorium, un coso, un posto dove ci si va di sera con la ragazza. Chiediamo l  a una donna ferma in macchina signora, sapete dove sta l’Auditorium? Lei apre il finestrino e risponde di no. Mi colpiscono i suoi occhiali fuori moda, la sigaretta nazionale appena accesa, e il garbo. Spieghiamo meglio la cosa da queste parti dovrebbe esserci un teatro, una cosa importante. Nulla, proprio non le risulta. Passano un paio di ragazzi coi borsoni. Chiediamo a loro. Nulla. Guardo l’ingresso dell’Auditorium, effettivamente sta l , a dieci metri.
Allora entriamo nel perimetro della struttura. Niente bar. Arrivano gli spettatori e dopo un po’ si viene invitati ad entrare nella suggestiva scena voluta da Martinelli, un ambiente ermeticamente chiuso. Al suo interno si consuma la tragedia mirabilmente rappresentata da Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Alessandro Renda. Regia intelligente e lucida. Ma è fuori dalla scatola che il simbolico sopraff  il reale e te ne sbatte in faccia la sostanza, lo scompagina e dice come effettivamente le cose stanno. Sugli opuscoli disponibili all’ingresso c’è scritto “perch ciò che è in movimento adesso non si fermi dopo il 2009, riconoscendo il valore di un luogo, una rete di relazioni significative, una modalit  del fare artistico e culturale”.
Poco prima c’era scritto che il progetto si allarga al quartiere, alla citt  e al Casertano. Proprio cos al Casertano. Le implicature sono evidenti, o almeno cos pare. Da qui parte la lotta a certe brutte storie, sembra dire questo testo. Il Casertano come Scampia? Una curiosa percezione del Casertano, mi pare. Sembra lo stesso meccanismo per il quale se si ammazza uno a Torre del Greco i giornali scrivono altro morto a Napoli. Chiss  che cosa ne pensano quelli di Vitulazio e di Bellona, di Pastorano e di Castel di Sasso. Quando tutto finisce, usciamo. Le automobili con le coppiette si sono gi  sistemate in fondo al parcheggio. All’esterno c’è parcheggiato l’elegante autobus che ha portato qui gli spettatori. Un leggero disagio mi attraversa il corpo ho forse partecipato da turista a questa storia?, mi chiedo. Ma è solo una questione personale.

Nella foto, Ermanna Montanari e Marco Martinelli