Scrosci di applausi nell’Accademia di Napoli per i vincitori del Premio nazionale delle arti, giunto alla VII edizione. Non c’era più neanche un posto in piede all’interno storico teatro. Fresco d’inaugurazione, il vertice scientifico e amministrativo l’ha voluto dedicare a Antonio Niccolini, indimenticato maestro che puntava sui giovani e sulla educazione professionale. E’ opinione condivisa che la promozione del sistema delle arti passa attraverso la formazione. I risultati si vedono muovendosi nel percorso espositivo, complesso e vario, che gli organizzatori hanno allestito contestualmente al Premio, per offrire la produzione più interessante dei giovani talenti, provenienti da venticinque Accademie di tutta Italia.

Una vetrina per gli artisti del futuro. E’ il resoconto unanime che emerge dagli interventi di Sergio Sciarelli, Giuseppe Furlanis, Giorgio Bruno Civello, Guido Trombetti, intervenuti alla cerimonia di premiazione. “Il Premio nazionale delle Arti è una straordinaria occasione per organizzare una grande mostra. Le esposizioni hanno avuto il loro luogo ufficiale di nascita proprio nelle accademie. E’ proprio l’atelier, lo studio dell’artista spiega il direttore Giovanna Cassese il luogo della prima epifania dell’opera, che si mostra al suo autore gi  nel suo farsi, e quindi, alla prima cerchia di amici, maestri e mercanti.

Le mostre hanno sempre costituito un momento didattico d’eccellenza”. Dello stesso avviso Giorgio Bruno Civello, direttore generale dell’Afam (alta formazione artistica e musicale) del ministero dell’universit  e della ricerca, che annualmente promuove il Premio: “Nonostante le beghe e gli assilli ci sono momenti come questi, in cui emerge un patrimonio formativo d’eccellenza, che esprime la vitalit  del nostro Paese. Il Premio non finisce con la serata di oggi. Occorre creare raccordi con la formazione e l’area professionale”. In un panorama cos omologato e omologante i giovani artisti hanno dato una prova di creativit  operosa nelle diverse espressioni artistiche. Dai percorsi più tradizionali legati alla pittura e alla scultura, passando per la grafica, la decorazione e la scenografia, fino ai nuovi linguaggi, più vicini al contemporaneo (fotografia, istallazioni e video).

L’Accademia gioca in casa: un tifo da stadio si leva in sala al nome di Paola Di Domenico vincitrice per la fotografia. Entusiasmo incontenibile anche alle menzioni speciali per l’istallazione al gruppo di lavoro autore di “Insert scorie”, e per la fotografia a Francesca Rao. Il pubblico è stato prodigo d’affetto per tutti. Scambi di battute con alcuni dei vincitori. Per la fotografia Agostino Sacchi (Brera): ” Sono molto contento. Scenografo è un termine generico. Mi piacerebbe mettere a frutto le conoscenze che sto acquisendo nel campo della progettazione. Il mio sogno è lavorare nel mondo dello spettacolo”. Per la pittura Carmelo Fabio Romano (Bologna): “Non me l’aspettavo proprio, tant’è che stavo per andar via prima, di corsa a fare le valigie. Questo riconoscimento mi incentiva a lavorare con lo stesso impegno di sempre, con i piedi per terra, senza smettere di sognare”.

La festa è proseguita con i “Tableaux vivants” ispirati a Caravaggio e il concerto dei fiati del conservatorio San Pietro a Majella. “La bellezza può salvare il mondo”: diceva il principe di Dostoevskij. I giovani artisti lo credono bene.

Nelle foto, i “Tableaux vivants” e il concerto dei fiati del conservatorio San Pietro a Majella