Si ritorna a parlare della raccolta “Il canto stonato della Sirena. Racconti di una citt  smarrita” di Monica Florio (ilmondodisuklibri), ambientata a Napoli e incentrata sull’emarginazione colta nelle sue molteplici cause genetiche, sociali, sessuali.
L’occasione è data dal riconoscimento conferito all’Autrice in occasione della XXIX edizione del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere”. La cerimonia di premiazione si terr  sabato 14 dicembre, alle ore 17, nella sala “Gabriele D’Annunzio” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, in via Bernardo Cavallino, 89 (Napoli). Una giuria, formata dai redattori di “Nuove Lettere” e presieduta da Roberto Pasanisi, ha tributato il premio al libro, selezionato su oltre mille partecipanti complessivi nelle varie sezioni.
Le vicende descritte nel libro, pur avendo la peculiarit  di un vissuto partenopeo in crisi, posseggono un senso di universalit  tale da poter avere luogo in qualunque parte del mondo.
Il titolo fa direttamente riferimento al degrado di Napoli che esplode in situazioni estreme, fantascientificamente proiettate in un futuro apocalittico come nel racconto “Uno solo”, una sorta di “The day after” in cui la citt  è abitata solo da cani assassini e da bambini abbandonati.

La scrittrice compie un’indagine attenta e di grande profondit  psicologica tra le pieghe del sociale, nei risvolti in ombra del contesto umano,
laddove c’è chi quotidianamente, e per varie ragioni, vive una vita agra e difficile e, storia dietro storia, indagando i vizi le virtù le follie degli uomini, disegna un ampio universo di tipologie umane, un maestoso affresco come quelli dei Brughel in cui nella folla attiva e festosa si individuano personaggi grotteschi, comici o tragici.

Come osserva Giovanna Mozzillo nella prefazione,
si coglie nel libro un senso di umana pietas, di rispetto ed attenzione per gli altri. Gli altri sono i disadattati, i portatori di handicap, gli omosessuali, una campionatura di umanit  sofferente, persone che la societ  respinge ai margini ma che vengono dall’Autrice prese in considerazione e investite da un fascio di luce simile ad un spot teatrale che le fa uscire dall’anonimato e dal grigiore delle loro vite.

Il disagio dei singoli nel contesto degradato e disumano della citt  è lo specchio dell’intera societ  civile contemporanea,
il malessere della nostra citt  bella e maltrattata che tanto ci fa soffrire, la metafora del malessere di ogni megalopoli in questa fase post-moderna in cui dominano alienazione e solitudine e si è disgregato il concetto di un civile solidale.

Grazie ad una non comune sensibilit  la giovane scrittrice napoletana riesce a percepire e a raccogliere il grido muto di dolore
che giunge da più ambiti, anche da quelli meno palesi una sofferenza che non esclude una possibilit  di riscatto per i personaggi delle vicende narrate. Uno spiraglio di luce caratterizza spesso l’epilogo dei racconti come “Ultimo”, in cui il protagonista, pur perdendo il lavoro e la donna che ama, si rivela alla fine un vincente perch, nonostante le delusioni, rifiuta il suo status di vittima per proiettarsi verso un futuro non privo di incertezze.
La scrittura di Monica Florio è post-moderna nelle tematiche prescelte ma non è ruvida e dissacrante nella forma bens limpida, esemplare e insieme vivace. L’io narrante muta, dando vita ad un interessante sperimentalismo in “Innocenti evasioni”, nel quale la stessa vicenda è raccontata a turno dai vari personaggi, ognuno dei quali fornisce una propria versione della storia che finisce per sembrare ogni volta differente a chi la legge.

In foto, la copertina e l’autrice