Il gioco delle parti di Luigi Pirandello, al Mercadante di Napoli fino a domenica 18 dicembre, regia di Roberto Valerio, adattamento di Roberto Valerio, Umberto Orsini, Maurizio Balò, con Orsini, Alvia Reale, Totò Onnis, Flavio Bonacci, Carlo De Ruggieri, Woody Neri, scene di Maurizio Balò, costumi di Gianluca Sbicca, disegno luci di Pasquale Mari, produzione dellA Compagnia U. Orsini s.r.l.
La vicenda è nota: marito, moglie e amante in un intrigo di passioni che Valerio racconta in un clima tra passato e presente immersa in una razionalità moderna apparentemente folle. La separazione consensuale permette una vita tranquilla nella coppia specialmente se ha figli. La convivenza da separati salva la tradizione di lasciare intuire a parenti, amici, vicini di casa di essere una coppia perfetta, degna del massimo rispetto.
Si vive salvando le apparenze. Le finzioni, bugie, ipocrisie, rimangono tra le pareti domestiche. La convenienza di vivere nella stessa casa da separati è per entrambi. Lui viene accudito come da scapolo dalla moglie nel ruolo di mamma e lei ha denaro sufficiente per vivere i suoi amori da ragazza con le esperienze di adulta. Nel dramma pirandelliano non ci sono figli ma la possibilità all’amante di trascorrere mezz’ora, ogni giorno, in casa.
La moglie Silia, giovane capricciosa dotata di raffinato fascino, si sente offesa da questo permesso concesso. Si sente ragazzina sorvegliata. L’amante, amico del marito, non l’ama e non la soddisfa. Scappa per incontrare altri.  In tre sono soli. Ognuno per proprio conto. La scenografia imponente con alte eleganti pareti che con gli effetti luce si trasformano in superficie metalliche da carcere dilatano lo spazio da rendere i tre piccoli scarafaggi. Il lampadario con tre luci rende l’ampia stanza più lugubre. Un grande orologio con le lancette ferme completa l’immagine metafisica cara a De Chirico.
Lo stanzone deserto come le piazze di Giorgio con arredi bianchi da ospedale fa intuire di essere a contatto con gente strana. Per noi napoletani gli strani sono i borghesi piccoli medi grandi. Imprenditori, negozianti, loschi professionisti, e altri che scoperti di avere amanti anche minorenni non divorziano per salvare faccia e le mogli usano i loro denari per mandare figli a scuola di teatro, danza, pallavolo, tennis, viaggi, stages, li accompagnano e nelle attese incontrano amanti rozzi spesso privi di denaro quindi finti gelosi non da amare ma solo per sesso come vendetta per essere state preferite ad altre. Non si annoia e si sente femmina.
La regia svela il gioco dell’ipocrisia, oggi più in voga di ieri, cuore pulsante delle commedie e tragedie di Pirandello che si presentano, in genere, come racconto di una situazione, di un caso, che determina uno scarto, uno strappo, un momento di crisi nella vita ordinaria di un personaggio. Non si arriva tuttavia mai a una verità perché essa ha tante facce. Valerio usa la creatività sul piano dell’interpretazione. Nello spettacolo “Il giuoco delle parti” troviamo i tre protagonisti rinchiusi in una sorta di “Stanza della tortura” in cui ognuno vive infelice.

 

Per saperne di più

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