Dal 19 al 25 aprile si terrà, al Museo Archeologico Nazionale Napoletano, un festival delle arti: letteratura, musica, teatro, scienza, arte, cinema, fumetti e nuove tecnologie. Gli eventi si succederanno durante l’intera giornata, dal mattino fino a tarda sera.  I protagonisti ne saranno 50: musicisti, attori, cantanti, scienziati e scrittori. I nomi sono generalmente di personaggi di buon livello e molti sono popolari soprattutto tra i giovani, come Stanley Jordan, Ray Wilson e Carmen Souza; ma ci sono anche nomi da tutti conosciuti come Peppe Servillo, Ferzan Ozpetec e Gino Paoli.
Riconoscibile l’autore del progetto: il direttore Paolo Giulierini. Non è piaggeria, ma non posso fare a meno di parlare del  suo straordinario talento nell’attirare pubblico all’Archeologico. E dell’intelligente accortezza del suo comportamento, rivelata sin dal primo momento del suo insediamento alla direzione. Ha cancellato le diffidenze nei suoi riguardi, dando spazio a tutti gli attori del museo, anche a chi non aveva avuto verso di lui un atteggiamento amichevole.
  Si è potuto notare che Giulierini non parla mai da solo in pubblico, ma  dà spazio e parola anche ad altri e sfodera ogni tanto un’arma comunicativamente efficace: il suo sorriso aperto e divertito da ragazzo impertinente. Mentre si è  dimostrato rispettoso e affabile con tutti, dai più alti funzionari agli operai, ben sapendo che il buon nome di un capo è fatto soprattutto dai dipendenti più modesti.
Ed è stato quindi capace di formare un grande gruppo compatto di persone consapevoli di essere responsabili, ciascuno per la sua parte, del complesso lavoro che il MANN comporta.  E forse in questo modo ha anche  ispirato a tutti i lavoratori museali un atteggiamento amichevole verso chiunque: Stampa e visitatori. Comunque osservo che ci sono state delle condizioni che lo hanno favorito. Innanzitutto il fatto che i funzionari sono per la maggior parte degli archeologi. E non si diventa tali se non si ama lo studio e il lavoro. Ho, in proposito, un’esperienza personale. Avendo una laurea in lettere classiche, ebbi l’idea di dedicarmi allo studio dell’archeologia.
Mi entusiasmava lo scavo degli antichi reperti e incominciai anche a studiare la lingua tedesca, una conoscenza necessaria a questo studio. Ma poi compresi che l’archeologia esige una dedizione esclusiva, avevo anche altri interessi, e preferii specializzarmi in storia dell’arte. Ma, oltre lo staff degli archeologi, Giulierini si è potuto avvalere di due addetti stampa molto capaci. I quali hanno dato risonanza a tutte le iniziative museali, importanti e non. Non solo presentandole nel migliore dei modi a un vastissimo pubblico di giornalisti e di addetti ai lavori, ma dandone notizia con il dovuto anticipo e servendosi poi di recall opportuni.
Prendiamo appunto ad esempio questo festival. E’ stato presentato, con l’anticipo di più di un mese, come “Festival Mann/Muse al Museo”.Una formula concisa e significativa. Con l’acronimo MANN. Alla presentazione del programma festivaliero, nella sala del Toro Farnese, c’erano perlomeno una settantina di giornalisti. Era martedì, giorno di chiusura del museo, ma erano stati invitati anche degli alunni liceali. Si è trattato di un’anteprima. E c’era il bravissimo Alessandro Haber a fare una sorta di “lettura itinerante” de “La nostalgia del poeta” di Gabriele Tinti,  tra le varie opere del museo.
A mio avviso questa anteprima è stata una sorta di esperimento volto a rispondere alla domanda se si possa riuscire a suggerire a dei ragazzi l’aura sacra delle opere antiche. E, di conseguenza, un’altra domanda viene spontanea: si può offrire l’arte dell’Archeologico a chiunque, senza che essa perda il suo valore e il significato di arte? Si può dare a un pubblico impreparato la consapevolezza  dell’umana sacralità dell’arte magnogreca, cioè della sacralità della creatività umana,  tenendo presente che le opere antiche sono state creazioni contemporanee? Giulierini, forse, risponderebbe di si. Il compito che si è accollato è anche questo. Oltre all’impegno, che sembra sia riuscito a soddisfare, di rendere il MANN economicamente produttivo, pur tenendo presente le percentuali sulla vendita dei biglietti che per contratto spettano alla Cooopculture.
Certo è difficile far capire che il nostro presente dipende naturalmente dal passato e che tanta parte dell’arte più moderna dipende da quella antica. E, in proposito, mi viene da pensare che lo stesso Picasso, che dall’8 aprile sarà alla Reggia-Museo di Capodimonte con “Parade”, un grande dipinto (m.17,25 X m. 10,60 ), si è ispirato proprio alle opere conservate nell’Archeologico, che aveva visto nel suo soggiorno a Napoli nel lontano 1917. Eterna Napoli. Che a volte sembra morta. Ma forse possiamo ancora immaginare che, come Orione, resusciti e brilli. Pur se solo da lassù, dal firmamento.
Per saperne di più
http://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=73
In foto, il museo archeologico nazionale di Napoli