Ebbe una vita difficile Umberto Bindi. Nato nel genovese il 12 maggio 1932, insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Fabrizio De Andre Luigi Tenco è stato uno dei maggiori esponenti della cosiddetta scuola genovese dei cantautori, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. Musicista raffinato, sub non poche discriminazioni per la sua omosessualit  in anni in cui un altro orientamento che non fosse quello eterosessuale era tabù. Al suo fianco, gravemente malato e impoverito a causa di problemi con il fisco, scese in campo Gino Paoli, con un appello lanciato dalle colonne del quotidiano Il Messaggero perch ricevesse il contributo previsto dalla legge Bacchelli che arrivò ma solo un mese poco prima che morisse, il 23 maggio 2002. Lo spettacolo “Gli amici se ne vanno” è un omaggio che hanno voluto rendergli i napoletani Gianmarco Cesario e Antonio Mocciola per far riecheggiare in ogni replica dello spettacolo le note disuguali di un artista oggi ingiustamente dimenticato.

Non poteva mancare una versione sotto le stelle di luglio, inserita nella rassegna “Brividi d’estate” all’orto botanico.
Interprete e regista, Massimo Masiello che spiega come ha incontrato la musica di Bindi «Da piccolo certe melodie mi emozionavano più delle altre, ma l’ingenuit  e la sufficienza dell’et , non ti permettono di andare oltre la conoscenza sommaria del cantante. Col tempo cresceva la curiosit , la voglia di conoscere, di sapere; le onde della musica, di certa musica, mi prendevano sempre di più. Chi era quell’autore capace di suscitare quei sentimenti? Cosa provava mentre si abbandonava alle sue note? Ho cominciato cos ad informarmi sulla vita di ognuno di loro, i loro trascorsi; cos quando Gianmarco Cesario eAntonio Mocciola, mi hanno sottoposto questo progetto, ho subito accettato con entusiasmo. La sensibilit  di Umberto Bindi è, per alcuni versi, molto vicina alla mia. Ho voluto cos, ricreare le atmosfere a me più vicine, quelle dei ricordi, quelle del bianco e nero, quelle della grande music».

Gli autori sottolineano l’emarginazione di cui fu vittima
«Capostipite della canzone d’autore, Umberto Bindi all’alba dei “favolosi” anni ’60 aveva gi  firmato numerosi successi (“Il nostro concerto”, “Arrivederci”), ma, pur essendo solo all’inizio di una sfolgorante e promettente carriera, ecco che improvvisamente qualcosa si inceppa nei meccanismi dello star system nostrano; la televisione gli sbarra le porte, la sua persona non è più gradita, colpevole la sua omosessualit  mai rinnegata, la sua vita privata troppo fuori dagli schemi per un’Italia in cui il delitto d’onore era ancora quello che Germi defin “Divorzio all’italiana”. Purtroppo l’ostracismo durò fino alla sua morte, e la sua carriera non si riprese più. Attraverso le sue canzoni e la sua storia, vogliamo raccontare quest’episodio vergognoso di omofobia e razzismo, sperando che la vicenda umana ed artistica di Umberto resti solo un tragico esempio di un’Italia che non c’è più».

Brividi d’estate
Fino al 2 agosto
Per saperne di più
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