Imparano a conoscere il peso e il significato delle parole sin da piccoli. Gli allievi della scuola Alexandre Dumas di Napoli con sede nel bel palazzo Grenoble dove convive con l’istituto culturale francese e il centro di ricerche archeologiche Jean Berard. E in un momento in cui aggettivi, sostantivi e verbi sono distorti dalla “scrittura intelligente” di iphone e compagni non è cosa da poco. Soprattutto se si considera che spesso si parla molto per non dire nulla, come accade volentieri in televisione.
VASI COMUNICANTI
Questi bambini crescono passeggiando tra francese, italiano, inglese, spagnolo. Con apprendimento intensivo. E a tempo pieno (i più grandicelli escono dal portone alle 16). Il direttore Alain Vaquier lo definisce “approccio reciproco”, sostenuto dalla politica linguistica della Francia all’estero che d  molta importanza alla lingua del paese opsitante la struttura d’insegnamento. Cos l’italiano va a braccetto con il francese, le due insegnanti, dalle elementari fino alle medie, si confrontano, lavorando in sinergia, per spiegare ai ragazzi tutte le sfumature di due lingue che hanno un’unica radice. Qui si studia anche il latino, per prepararli al liceo, dove non si sentiranno stranieri in patria, ma giovani adulti cresciuti con la mente affacciata su più orizzonti. E addestrata a pronunciare fonemi differenti.
SGUARDO SU PARIGI
Fiero dei cambiamenti che la struttura ha avuto in questi ultimi anni, da quando è arrivato lui a guidarla, nel suo ufficio racconta con passione l’universo dei suoi giovanissimi studenti. Lavagne elettroniche, nuove aule, una mensa dove da poco meno di un mese su una parete, accanto ai tavoli, splende l’affresco dipinto dall’artista panamense Nicolas Arjona con monumenti simbolo di Parigi, dall’arco di trionfo alla tour Eiffel. Con tanti bambini nel battello che naviga sulla Senna.
LA DIREZIONE DI ALAIN VAQUIER
Si considera fortunato l’alsaziano Vaquier a dirigere la scuola in una città  che ama molto, Napoli, che già conosceva per aver frequentato un corso estivo d’italiano proprio qui. Anche lui, come gli studenti della Dumas, cammina tra lingue differenti, dopo aver girato il mondo da docente. Dalla Spagna agli Stati Uniti. E alla fine del suo mandato partenopeo (questo è il penultimo anno) gli piacerebbe tornare alle proprie radici germaniche e guidare la scuola di francese a Berlino.
NEL BLU DIPINTO DI BLU
Ottantacinque per cento di allievi italiani, spesso di genitori che a loro volta l’hanno frequentata. Tra le belle notizie, una giovane francese, grazie all’idioma di Dante appreso nella scuola in soli due anni, è riuscita ad accedere al Sannazaro, tempio napoletano del classico. Generazioni del futuro. Allenano i pensieri da poliglotti, ma anche i loro muscoli della vicina piscina della scuola Carlo Poerio e nella grande palestra dell’ istituto tecnico Pagano, scrivono spettacoli in inglese (quelli delle medie) insieme alla docente e li interpretano, salgono sul palco del teatro completamente rinnovato nella sala Dumas per cantare, a fine anno, gli inni di Francia e Italia, ma anche “Nel dipinto di blu” dell’indimenticabile Domenico Modugno, oltre a canzoni inglesi o spagnole. Ragazzi che, proprio mentre una parte d’Europa è incline a innalzare muri per arginare l’onda lunga dei migranti, di barriere non ne hanno. Abituati alla dignità  di culture differenti.

Per saperne di più
www.ac-grenoble.fr/ecole/efn-dumas.naples

Nella foto, in alto, palazzo Grenoble