Ammèn è la pièce che Domenico Sabino porta in scena a Galleria Toledo dal 13 al 15 aprile, come ideatore e regista. Sul palco, Alessandra D’Ellia e Susy Mennella. Con una voce corsara, Marino Niola.
Elementi scenici – Costumi di Alessandra Colantuono, Rosalba Pagano.
Direzione scenotecnica di Rosario Barone.
Consulenza letteraria di Giusi Sabino. Lo spettacolo è presentato dalla compagnia TheaterAus (di Nocera Inferiore).
Ne parliamo con l’autore, docente, tra l’altro, di drammaturgia napoletana del secondo Novecento all’Universit  Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Sabino, partiamo dal titolo. Perch Ammèn?
Niente di più semplice è l’anagramma dei nomi delle figure femminili dei due testi commistionati e traditi, Medea e Anna Cappelli. Ma c’è anche una lettura fonematica Ammèn dal suono rappresenta un musicale scassato per usare un’espressione di Annibale Ruccello una dissonanza in consonanza, un’antitesi destrutturante com’è del resto tutta la scrittura drammaturgica.

Nella presentazione dello spettacolo si allude a un tradimento. Questo testo sarebbe un tradimento di Medea e di Anna Cappelli. La tragedia greca firmata da Euripide insieme con il teatro contemporaneo di Ruccello. Un collegamento forte e audace…

Non si allude ma si mette in atto un tradimento dalla messa in pagina, alla messa in voce fino alla messa in scena. Altro non si potrebbe secondo la mia idea-teatro. Sono contrario alle messe in scena filologiche fedeli al testo alle didascalie etc. Basti guardare alle innumerevoli versioni DVD-STYLE di Eduardo De Filippo ( che non servono a niente ) per rendersi conto che oggi nessuno o pochi osano a ri/leggere ri/scrivere. Ricordo che Leo de Berardinis (scomparso nel 2008) mise in scena insieme ad Antonio Neiwiller (scomparso nel 1993) una geniale rilettura del teatro di Eduardo. Il testo era “Ha da pass  ‘a nuttata”, era il 1989 ma erano altri tempi. Ora si pensa soltanto all’effimero/fuggevole.
Antonio Neiwiller scriveva “Le cose grandi svaniscono. Sono quelle piccole che durano. Bisogna tornare alle basi principali della vita”.
Dopo questa breve digressione ritorniamo ad Ammèn. S c’è un nesso, un legame molto forte fra i due testi; del resto ritengo che non ci sia niente di più contemporaneo della tragedia e Ruccello è un tragico contemporaneo.
Basti leggere le sue opere. Notturno di donna con ospiti è una Medea contemporanea. Il tradimento è stata totale, con de-pistaggi che dovrebbero servire a smuovere lo spettatore assopito. La de/scrittura drammaturgica è una full immersion delirante, s/ragionante, nel mare/abisso dell’assenza/essenza poetica. Un’azione teatrale-rito in cui tutto, anche lo spazio (sacro) scenico, è azzerato. Lemma in movimento, agta, artefice di tutto, interprete assoluto, il corpo/attore è soltanto cassa di risonanza, eco armonico della partitura drammaturgica dicotomia corpo-mente, azione perlocutoria. Illogica caotica babele de/narrativa flusso ininterrotto di immagini, voci, suoni, citazioni, composta sul concetto della mancanza, dell’absence.
Omaggio a Ruccello, il suo. Se non fosse morto cos giovane, quanto avrebbe potuto dare ancora alla scena? Oppure i lavori sono diventati un punto di riferimento per il teatro contemporaneo proprio perch non ha avuto il tempo di invecchiare?

Annibale Ruccello è un intellettuale puro, vero. Se non fosse morto giovanissimo, credo che avrebbe continuato a scrivere, ma avrebbe fatto contemporaneamente dell’altro, sicuramente regie liriche e cinema.Sul secondo punto vorrei glissare ma tengo a precisare una cosa tutti, e ribadisco tutti, si accostano al Teatro di Ruccello (attori, registi, studiosi, etc.) con semplicit , leggerezza, non-cultura, senza umilt , travisando, falsando il concetto teatrale ruccelliano, la lacerazione, il dolore nascosto dietro quelle parole. Che tristezza!
Quanta vita c’è nel teatro di Domenico Sabino e quanto teatro nella sua vita?
Credo che siano sullo stesso piano. Sono molto rigoroso sia nella vita che durante la costruzione di uno spettacolo teatrale. Il rigore, l’etica, la cultura sono imprescindibili per l’attore dal fare Teatro. Oggi invece vediamo tanti attrici/attori che sono matricole alla merc di qualche impresario di turno che con la cultura non ha nulla a che fare. Assistiamo a una mercificazione, aTel. un degradarsi della vita. Pasolini scriveva “Sar  dunque necessario che l’attore del “teatro di Parola”, in quanto attore, cambi natura non dovr  più sentirsi, fisicamente, portatore di un verbo che trascenda la cultura in una idea sacrale del teatro ma dovr  semplicemente essere un uomo di cultura”.
E io la penso esattamente come lui.

Per saperne di più
www.galleriatoledo.org
Galleria Toledo, via Concezione Montecalvario 34- Napoli
Tel.081425037

Nella foto, Domenico Sabino