Che le buone stelle esistano anche per i luoghi oltre che per i mortali, comuni e fuori del comune che siano, è assioma che trova la sua assoluta conferma in un’isola non solo circondata dal mare come le sue sorelle, ma anche cinta da delicati versanti di colline e solcata da aspri speroni di roccia che tuttavia, di sera, s’inargentano di luna.
L’isola ha un primo approdo sulla Marina dalla quale si sale all’attracco un poco più elevato, una mezza collinetta dove l’ancora si aggancia carezzevole a Piazzette, strade e stradine che, se non sono state calpestate dai grandi spiriti come le vie d’Atene, lo sono state da molti dei  grandi di questa terra nei diversi settori dello scibile e di altre arti, industrie  e mestieri.
Ma ecco che i tornanti che circondano l’altra collina, alta a picco sul mare, c’invitano a tentarne l’ascesa, e vale la pena accettare perché è alla sommità di essa che la storia dell’isola si sublima e si fa mito e favola.
Siamo nella Capri ‘di sopra’, l’ana-Capri che Augusto ingentilì dandole quell’impronta di grecità che ne ha segnato i costumi e la storia. Ed è forse tutto questo che ha ispirato più di un forestiero a divenire residente elettivo di questo paese ‘di sopra’, questo paesaggio dove un filosofo-economista-studioso svedese, Gunnar Adler Karlsson, ha aperto nella macchia mediterranea un parco per ospiti particolari, autori della summa ideologica della filosofia che qui trovano asilo, su queste piastrelle incise da artisti anacapresi a collocate lungo i viali che formano i percorsi obbligati del pensiero in tutta la loro complessità con le reciproche confluenze e gl’insanabili contrasti.
Su queste pagine di maiolica, tra siepi di macchia mediterranea, queste piccole lastre esprimono quanto di più determinante sia stato detto e scritto da qualche millennio a questa parte.
Siamo sulla collina della Migliera, vicino a Monte Solaro, la vetta estrema a occidente dell’isola. Stasera è di scena uno spettacolo dal provocatorio titolo: ‘Oi Dialogoi’ e la spianata allestita per l’occasione è a pochi passi dal Parco Filosofico dai viali e vialetti segnati da piccole lapidi maiolicate non a indicare defunti, ma semprevivi pensieri: un parco, per ora, unico al mondo. Emblematiche di un tempo dove la conoscenza si andava formando per dilatarsi a comprendere l’universo, le citazioni c’invitano a scommesse sui superstiti.
Quali di queste scritte si adegua al mondo di oggi? Chi vince la gara di attualità tra Platone, Aristotele,  Darwin, Eraclito, Parmenide e quanti le vie dell’Atene dei secoli d’oro le hanno percorso nel loro eleganti calzari? E quanti giovani, dato l’impoverimento dei programmi scolastici,  ne sono attirati? Chi queste cose le ha studiate subendone l’iniziazione, magari malvolentieri, ne serba la memoria come un virus che non si elimina mai e alla prima provocazione rispunta.
Ed eccoci tuttora affascinati dalle opinioni di un gruppo di ‘pensatori’ – che non erano opinionisti perché i loro pensieri nessuno glieli pagò mai – che i loro pensieri li dispensarono a piene mani, tracciando le coordinate tuttora determinanti della nostra vita.
Parlare di Gunnar, del suo amore per Anacapri risalente a oltre mezzo secolo fa contagiatogli dalla moglie Marianna, giovane studentessa presso l’Istituzione creata da Axel Munthe a San Michele, richiederebbe un volume.
Limitiamoci a parlare di un altro spirito coraggioso, l’attore regista Alfredo Gilardi che non solo ha ideato arditamente lo spettacolo da solo, ma ne è stato unico interprete  contando con sagacia sulle sue esperienze  nella scuola di mimo, nel teatro di figura, sulla sua verve collaudata da decenni di attività.
Hanno avuto la loro parte le molte provocazioni insite nel percorso non certo scorrevole dello spettacolo che è anche un invito a inoltrarsi nel Parco dove si è accolti dal fatidico ‘gnoti sauton’ e si è tentati a entrare in discussione con tutto quanto, ostinatamente, da millenni resiste a ogni decadimento e a ogni smemoratezza. Come avviene di solito agli spettacoli di Gilardi, il pubblico ha preso parte alla vicenda scenica e ne ha accettato la provocazione. E un ‘bravo’ merita il coraggioso dialogante che ha avuto il coraggio di scegliersi interlocutori i cui nomi sono le pietre miliari del percorso del mondo e della vita.
Lo spettacolo rientra nella stagione anacaprese di manifestazioni culturali organizzate dall’associazione Kaire, che non a caso esprime nel nome  greco il benvenuto della cittadina ‘di sopra’ e che, con molta cura, forma il suo programma senza mai cadere nella banalità e nel ripetitivo, grazie alla bravura dei giovani organizzatori. Anche la scelta dei luoghi è accuratissima.
A chi voglia seguire il programma di Kaire, le soprese sono assicurate. La scoperta di sentieri, ville, panorami, luoghi di Anacapri spesso segreti anche ai visitatori abituali, rientra nello spettacolo e vi ha la sua parte, non certo minore perché, e chiudiamo come abbiamo incominciato, la buona stella di nascita della bellezza serba ad Anacapri la sua vivida luce.

In foto, uno scorcio di Anacapri
Per saperne di più
http://www.kaireartecapri.it/
http://www.capri.it/it/c/capri-philosophical-park