Anche quest’anno recenti fatti di cronaca e il lento degenerare quotidiano fatto di abbandoni, ritardi, violazioni, incuria, registrati in ambito sociale e sanitario a danno dei cittadini che hanno avuto “l’ardire” di ammalarsi o di trovarsi in improvvisa necessit  di cure in piena estate, la fanno da padrone in un quadro generale di grande negazione dei diritti.
L’estate che dovrebbe essere tra le stagioni più a rischio di pronti interventi per le pesanti ripercussioni riportate dal caldo afoso ed asfissiante a carico di anziani, bambini e adulti con patologie gravi, si trasforma puntualmente, per questo soggetti e non solo, in un pauroso calvario di attese, mortificazioni, lungaggini e inappropriate misure di assistenza.
La giustificazione? Siamo ad agosto, il personale è ridotto, è preferibile aspettare settembre. Come se i bisogni avessero una tempistica e i diritti una precisa temporalit  per esercitarli. Ma è estate e tutto assume una diversa connotazione, una diversa priorit , gli ammalati devono chiedere ma senza dimenticare questo.
Il tasso di dimissioni dagli ospedali napoletani di anziani e donne sole ad agosto impenna tanto da “prescrivere” agli enti territoriali forme di assistenza domiciliare. Vale a dire: tu qui sei di troppo, non ti facciamo niente, vai altrove.
Capita ad agosto che le auto possono sostare nei posti riservati ai disabili tanto da far rimanere puntualmente un portatore di handicap prigioniero in casa, impedendo lo spostamento verso centri di riabilitazione. Oppure che i bus pubblici con il pianale ribassato per far salire le carrozzine per disabili rimangono fermi nei depositi, negando il diritto a “vivere” la citt . O “semplicemente” che l’operatore ecologico va in ferie e la strada non si spazza quotidianamente, facendo abbassare notevolmente il livello igienico-sanitario di interi quartieri.
Farmacie chiuse e le poche disponibili distanti e non sempre facilmente reperibili, medici di famiglia in vacanza e spaesati sostituti alle prese con pazienti di cui disconoscono ogni patologia o storia clinica; strutture, presdi e riferimenti territoriali in palese sotto organico di personale e in chiara difficolt  di gestione. Fabbisogno maltrattato e deprivato.
Tutto deve assumere una rassegnata normalit . Tutto si rallenta, si rimanda, si ammaina.
Siamo in vacanza. Anche le coscienze.
Viene da chiedersi, chi e cosa dovrebbe cambiare per dare una svolta a tutto questo? Sicuramente più controlli, più verifiche, più provvedimenti sanzionatori da parte delle istituzioni, ma anche e soprattutto una mentalit  sbagliata, una resa sempre più dominante a soprusi ed illeciti perpetrati nel campo della salute pubblica, il convincimento di molti che tanto le cose non cambiano.
Riappropriarsi del diritto al diritto, del riconoscimento del proprio stato di cittadino, della rivendicazione alla qualit  delle prestazioni in ambito socio-sanitario.
Ecco le prime tappe da cui partire. Un percorso non facile n scontato, ma non per questo impedito alla voglia di riuscirci. La citt , la popolazione, i servizi pubblici essenziali costituzionalmente garantiti ne trarrebbero un lento, progressivo avanzamento che getterebbe le basi per una continuit  all’insegna della legittimazione del diritto e del rispetto per i cittadini.
Adempimenti a norma e umanizzazione dei servizi, una strada da percorrere, un obiettivo possibile.

Nella foto, un’auto in sosta blocca lo spazio riservato ai diversamente abili