Dal criminale Michele Zaza ai disabili e ai minori, dal contrabbando alla socialit , dai prepotenti ai più deboli.

E’ questa la storia a cui rimanda il centro “La Gloriette”.

Un complesso residenziale sito in via Petrarca, 50 a Posillipo, una splendida villa che si estende per 205 metri quadrati, contornata da 800 metri di verde e da un terreno agricolo di oltre 11 mila metri quadrati. Valore catastale 3,5 milioni di euro.

E’ questa una delle due residenze ufficiali del defunto contrabbandiere Michele Zaza detto ‘o pazzo, quando sostava in Italia, l’altra era a Beverly Hills.

Tenace avversario di Raffaele Cutolo la cui contrapposizione camorristica portò alla met  degli anni ’80 ad oltre 1200 morti uccisi.

Spregiudicato contrabbandiere, dai modi eclatanti e grossolani, che negli anni ’70 segnò la storia criminale d’Italia, creando un vero e proprio impero finanziario che all’epoca caratterizzava parte dell’economia campana.

La residenza che affaccia sul golfo di Napoli viene sequestrata il 10 gennaio del 1985. Dopo venticinque anni viene finalmente consegnata al Comune di Napoli. Una vittoria dello Stato, tardiva, ma significativa ed efficace perch afferma il prevalere delle ragioni della legalit  che alla fine sovrastano la spocchiosit  dell’antistato.

La “Gloriette” da luglio scorso è gestita dall’associazione “Libera” e dalla cooperativa sociale “L’Orsa Maggiore” per accogliere disabili e minori sfortunati.

Villa, verde, piscina, vialetti, giardini, aree coperte attrezzate ora sono a disposizione dei meno garantiti, di chi è nato sotto una cattiva stella e chiede nuova luce.

Ci vorrebbero mille confische al giorno di immobili come “La Gloriette” e non una ogni 25 anni per tenere testa alle mafie, una candela accesa al giorno non come mero simbolo antimafia ma come dimostrazione civile dell’impegno vigile e costante alla lotta alla criminalit .

Non andrebbero più sprecati 25 anni per portare alla luce beni, strutture, soldi e gioielli sottratti a chi sbeffeggia quotidianamente lo Stato, ma rendere tutto questo subito al servizio della citt  e della gente onesta che vive il disagio.

Questa è la dimostrazione che, per affermare la legalit  e contrastare il crimine organizzato, occorre fare tanto e sempre, senza fermarsi mai e soprattutto senza sprecare il tempo di chi ha bisogno di risposte adesso.

Oggi, con la “Gloriette” possiamo dire di esserci riusciti, possiamo dire di aver donato un “pieno di vita” a quelle persone piegate dalla catena di montaggio sociale. Costruito una piccola opportunit  di visibilit  e di crescita comunitaria per chi solitamente non ha voce e ne rivendica l’ascolto.

Possiamo finalmente poter dire di aver realizzato qualcosa di bello e di pulito di cui essere orgogliosamente fieri, come l’aver donato un angolo di felicit  a chi per troppo tempo ne è stato privato; un calcio alla solitudine, una sberla all’esclusione sociale.

Insomma, un momento alto per le istituzioni.

La legislazione antimafia e le azioni decennali della magistratura fanno capire che la sottrazione dei beni ai mafiosi è il presupposto principale per colpire al cuore il “sistema anti-stato”.

Nessuna incertezza, quindi, degli enti locali che se da un lato vanno messi nelle condizioni di potersi riappropriare e gestire centinaia di cespiti, dall’altro debbono sentire l’esigenza di praticare quell’antimafia sociale in ogni comportamento pubblico, evidenziando ogni giorno la cultura della legalit .

Per dirla con le parole del Procuratore distrettuale antimafia Antonio Laudati va praticata la “costruzione di una legalit  organizzata contro una criminalit  organizzata”. Lo Stato e gli enti locali sono chiamati a fare la loro parte.

Nella foto (di Maria Volpe Prignano), uno scorcio di via Petrarca, all’altezza della "Gloriette"