L’arte abbraccia la scuola. Con l’associazione onlus Aporema e il progetto “I rioni dell’arte”, che coinvolge (gratuitamente), gli scrittori Franco Arminio, Maurizio Bracci e Silvio Perrella; i musicisti Maria Pia De Vito e Gennaro T. (percussionista degli Almamegretta) e gli artisti visivi Betty Bee, Antonio Biasiucci, Bianco-Valente, Perino e Vele, Patrizio Esposito, Raffaela Mariniello, Peppe Perone, Ernesto Tatafiore, Oreste Zevola e Marisa Albanese.
“I rioni dell’arte” nascono da una collaborazione con Antonio Biasucci che, dopo un lavoro nelle scuole, presentato al Pan, chiese “Perch gli artisti napoletani non abbracciano l’adozione di una classe?”
Antonello Scotti, una delle tre menti di Aporema, ci racconta del progetto, sponsorizzato dalle e fondazioni Banco Napoli e Madre.
Qual è il vostro obiettivo?
Portare l’arte contemporanea all’interno della scuola pubblica. Ovvero costituire un rapporto tra studenti di scuole elementari e medie e artisti, mediati da un operatore, al fine di costruire un processo didattico, che porti alla realizzazione di un’opera ibrida. Noi facciamo da cuscinetto tra il mondo dell’artista e il mondo del bambino.
Che si intende per opera ibrida?
L’ibridazione è il perno attraverso il quale l’artista si confronta con il bambino. In base alla sua richiesta, l’artista è costretto a reinventare la sua opera. Ricostituisce tutto quello che aveva preconfezionato.
Il lavoro è collettivo o individuale?
un’opera collettiva che nasce da procedimenti individuali. L’operatore crea un momento di preparazione, dove ogni singolo ragazzo costituisce un suo lavoro con l’aiuto dell’artista che, poi, decide se mantenere il suo pensiero o cambiare il registro di lavoro. L’artista non impone, ma pone, il suo stile al bambino. Ne capisce l’esigenza. un’azione di compartecipazione, scambio e interlocuzione.
Come vi comportate con i bambini che non si sentono coinvolti?
Operiamo sempre azioni mirate sull’individuo. Importanti sono il dialogo e la condivisione col bambino, seguirlo passo passo. Quando un ragazzino è poco interessato, cambiamo registro. Cerchiamo di capire perch non si sente coinvolto.
Con che criteri vengono scelte le scuole? E quali sono quest’anno?
Non abbiamo parametri precisi, ma di solito lavoriamo in luoghi disagiati. La scuola deve abbracciare appieno il progetto. Quest’anno abbiamo scelto tre municipalit  diverse S. Maria di Costantinopoli, S. Pietro a Paterno e il Casale di Posillipo. Due estremi e un’interna. Volevamo abbracciare in maniera metaforica e reale la citt . Per l’anno prossimo speriamo che il progetto si estenda a più scuole. Il nostro sogno è far si che gli artisti possano seguire la stessa classe per tutti gli anni della scuola.
Allargherete il progetto ai ragazzi diversamente abili?
Per adesso non c’è questa idea. Anche se “disabile”, per noi, è un concetto intriso all’interno del disagio stesso, non circoscritto a un gruppo umano.
E ai minori a rischio come quelli di Nisida?
Nemmeno questo è previsto. Ma è sicuramente una sfida interessante confrontarsi con un tipo di disagio diverso, a cui rapportarsi con un tipo di linguaggio diverso…
Quando e dove saranno presentate le opere?
I lavori saranno pronti per fine maggio e verranno installati nelle scuole. Probabilmente realizzeremo un servizio fotografico da esporre al Madre su pannelli di forex. La data è ancora da stabilire, ma prevediamo il 3 giugno. La presentazione sar  arricchita da un momento di musica estemporanea con Maria Pia De Vito e i bambini del suo laboratorio. E forse ci sar  una messa in scena del lavoro svolto da Silvio Perrella.

Per saperne di più

after_visualart@yahoo.it
www.myspace.com/aftervisualart
www.facebook.com/people/Afterall-Silvia-Enzo-Esposito/1596785618
www.aporema.it

Nelle immagini i ragazzi delle scuole incontrano gli artisti. Nella prima, aspettano Betty Bee; nella seconda Raffaela Mariniello