Napoli citt  delle grandi promesse. Doveva divenire il porto dell’Oriente in epoca borbonica e in vista dell’apertura del Canale di Suez poi Porto dell’Impero, in seguito all’avventura coloniale italiana, con la conquista della Libia e della Somalia. Nessuna di queste è stata realizzata. Ci resta amara consolazione il primato dei croceristi che attraccano in citt  e vengono immediatamente smistati verso i dintorni di Napoli, Capri e la Costiera in primis, godendosi solo un assaggio dell’antica capitale del Sud.

“La Camera sul Porto Napoli 1860-1940” di Lidio Aramu (Colonnese editore, pp. 407, € 40,00) è un viaggio che ripercorre la storia recente del porto di Napoli, dall’Unit  d’Italia allo scoppio della Guerra Mondiale.

“Una storia che si sviluppa ed è scritta da coloro che vivevano il porto giorno dopo giorno e che avevano la necessit  di campare grazie al porto”. In questa storia gli statisti e i governanti italiani restano sullo sfondo, lasciando spazio a coloro i quali Presidenti della Camera di Commercio di Napoli in primis avevano in mente un futuro economicamente florido per la citt  di Napoli. L’unico intervento strutturale attuato nel periodo in considerazione fu quello del 1927, naufragato, nonostante la ferrea volont  del governo ed il risoluto impegno della Camera di Commercio di Napoli, nella tempesta della seconda guerra mondiale, travolto dalla furia dei tedeschi e delle forze alleate. Aramu ripercorre una storia poco nota, svelando alcuni dei retroscena più significativi della storia economica della citt , dalla quale emerge l’immobilismo degli amministratori, la loro incapacit  progettuale e di contro l’iniziativa di pochi illuminati (Emanuele Gianturco e Pasquale Leonardi Cattolica su tutti) volta a rispondere alle legittime attese di riscatto dall’atavica miseria del popolo napoletano.

” La Camera sul Porto spiega l’autore nasce da una ricerca da me effettuata nell’archivio storico della Camera di Commercio di Napoli e del Comune di Napoli. Una storia scritta da coloro i quali vivevano grazie al porto. Vengono fuori numerose analogie con i giorni nostri: è sorprendente vedere come le disfunzioni dell’apparato amministrativo della citt  ben note ai giorni nostri, erano gi  presenti in epoca borbonica ed hanno attraversato l’era sabauda. Ferdinando II di Borbone, ad esempio, cap che era necessario innescare un processo di industrializzazione del Regno facendo leva sulla favorevole posizione geografica della citt  di Napoli e sulle nuove prospettive offerte dal progetto del Canale di Suez. Ferdinando II immaginò Napoli come porto dell’Oriente ed in effetti vi erano le condizioni per realizzarlo. Si rese, dunque, necessario un progetto di ammodernamento del porto, varato nel 1860 e ultimato in modo assolutamente approssimativo alla fine dell’Ottocento. Con il fascismo si cercò di fare di Napoli il Porto dell’ impero, con un’opera di ampliamento degna di nota, spazzata via, però, dalla Seconda guerra mondiale e dai bombardamenti che si susseguirono in quegli anni. La storia economica della citt  di Napoli e del suo Porto unica vera attivit  produttiva del territorio è caratterizzata da limiti endogeni e limiti esogeni: una classe politica lenta ed inadeguata e l’assenza di progetti nazionali capaci di ridare lustro alla citt  ed al meridione d’Italia. Il porto di Napoli è sempre stato orientato prettamente verso il Mediterraneo e, quindi tra le ragioni del suo mancato sviluppo rientra sicuramente il mancato sviluppo industriale dell’entroterra del Sud Italia e dei paesi rivieraschi, in primis quelli del Nord Africa. Le realt  mediterranee non sono paragonabili a quelle del Nord Europa. A noi mancano le infrastrutture ed i collegamenti dei grandi porti, come quelli di Anversa e Amburgo”.

La nascita dell’Unione Europea sta determinando un nuovo fenomeno di isolamento delle periferie del continente, tra le quali rientra a pieno titolo Napoli e il Sud Italia: infatti, i traffici commerciali si concentrano maggiormente nell’area centro- settentrionale dell’Europa con benefici soprattutto per i porti e gli snodi settentrionali, relegando il Mediterraneo ad un ruolo secondario, per lo più turistico e gli scenari futuri non sembrano invertire questa tendenza. “Lo scioglimento dei ghiacci artici prosegue Aramu e la conseguente apertura del famigerato passaggio a Nord Ovest provocher  un ulteriore isolamento dei paesi mediterranei. Il traffico delle merci dalle zone di produzione (Asia) a quelle di consumo (Europa) prediliger  le rotte artiche, perch più brevi di qualche migliaio di chilometri. Senza una precisa progettualit  e senza il coraggio di effettuare scelte strategiche non riusciremo a frenare questi fenomeni, ma l’assetto socio economico napoletano non consente di guardare al futuro con fiducia: Il patto scellerato intercorso tra la borghesia affarista e camorrista e la politica corrotta è il filo conduttore della storia napoletana, dai Borbone ai giorni nostri “.

Nella foto, la copertina del libro