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Pigrecoemme, Napoli corre sul set
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| di Marco Prato |
“Siamo partiti dalla passione per il cinema”. Con queste parole Giacomo Fabbrocino presenta la scuola napoletana di cinema Pigrecoemme (di cui è responsabile). Nata dall’amore verso la settima arte, ha superato i 10 anni di attività, allargando le materie di studio e i corsi, creando sinergie, organizzando eventi. Diventando un punto fermo nell’apprendimento delle tecniche video.
Giacomo Fabbrocino ci apre le porte della scuola e parla dei percorsi intrapresi dal cinema italiano oggi.
Non solo corsi di cinema. Ma anche di fotografia…
“Pigrecoemme si è sempre correlata a tutto ciò che è visivo. Siamo partiti portando con noi sapienze che provenivano dall’arte, dal teatro, dal cinema, dal video. Da subito ci siamo occupati di ciò che, solitamente, si definisce “visivo”. Sulla prima versione del nostro sito scrivemmo “Pigrecoemme - cinema e arti visive””.
La concorrenza?
“Quando abbiamo cominciato c’erano altre attività simili alla nostra. Associazioni culturali, piccole entità che facevano educazione al cinema e all’audiovisivo. Abbiamo sbaragliato la concorrenza. Anche quella di mastodonti come la scuola del documentario, miliardariamente finanziata dalla Regione, o realtà provenienti da altre parti d’Italia che cercavano di creare un mercato qui, ma senza solide basi culturali, necessarie per ottenere la stima dei professionisti del settore. Noi, su invito di Antonietta De Lillo, dovremmo diventare, da qui a poco, la sede napoletana del movimento Centoautori”.
Cosa ha fatto la differenza?
“Il metodo e il passaparola. Molti allievi arrivano qui su consiglio di chi ha già frequentato. Altri tornano per iscriversi a un altro corso. Qualcuno, fortunatamente, si inserisce nel mondo del lavoro. Evidentemente la qualità di ciò che proponiamo c’è. È un dubbio che ti viene in questo campo dove vendi parole, concetti... Quindi siamo confortati dalla gratitudine dei nostri studenti. Quando si ha un ritorno positivo da chi ha pagato, ci si sente a posto con la coscienza. E in questo settore non molti sono a posto con la coscienza”.
I corsi: teoria e pratica…
“Partiamo dalla teoria. Conoscere il linguaggio è necessario. Nessun artista può confrontarsi con un linguaggio senza conoscerne la storia. Ma cerchiamo di far fare ai ragazzi più pratica possibile. Soprattutto inviandoli sui set, quando possibile. Certo la realtà napoletana è un po’ ostica. C’è poco lavoro. Ci piacerebbe che le istituzioni ci riconoscessero di più, così da avere spazi più grandi, più attrezzature, maggior possibilità di formare gli allievi sul campo”.
Il lavoro è poco. Eppure di set se ne allestiscono. Cinema, ma soprattutto fiction… e c’è la Grundy…
“Con la Film Commission si è creato uno spazio per il cinema anche a Napoli, ma è uno spazio provvisorio. Non c’è un luogo del cinema. Se arrivassero i promessi studios qui davvero cambierebbe tutto. Perché il cinema non è solo il luogo dove lavora il grande artista. È un’industria che da lavoro a un’ampia serie di professionalità pagate. È un giro di denaro consistente. Ma ci vorrebbero produzioni costanti, non estemporanee. La stessa Grundy è una realtà estranea alla città: se scoprisse che da un’altra parte si spendono 1000 euro in meno a puntata per una fiction, andrebbe subito lì”.
Il problema è sempre lo stesso… manca un’industria cinematografica…
“Non è solo questo. Manca un’altra cosa. Una cosa importantissima: la formazione. In Usa c’è la grande industria, ma è affidata a registi che hanno studiato cinema nelle film school. Noi, qui, la formazione la dimentichiamo sempre”.
(Auto)produrre in digitale con le camere HD. Si apre una nuova era?
“Vorrei sfatare quest’idea. I costi di produzione non sono solo quelli legati alla camera. Servono attori, costumi, trucco, location, direttori della fotografia. In fase di ripresa i costi sono sicuramente ridotti… ma il resto? Un lungometraggio, per funzionare, ha bisogno di professionisti e i professionisti costano. Senza questi, il prodotto finito risulta amatoriale”.
Tra le attività della scuola, il festival di cortometraggio “’O curt”…
“Quest’anno non saremo noi a organizzarlo. Lavorare col comune di Napoli, una realtà dissestata e disorganizzata, non ci piaceva più. Operare con la cultura qui è difficilissimo. Semmai c’è anche la buona volontà da parte di qualcuno, ma poi… i finanziamenti spariscono, i soldi non arrivano, la libertà espressiva ti è negata. “’O curt” è ormai una macchina lanciatissima, ma che non abbiamo abbandonato. L’abbiamo affidata in nuove mani e speriamo che continui bene”.
Progetti ?
“Molta editoria, ma non solo. È appena uscito un volume edito da Colonnese: una raccolta sul tema del viaggio a cui è allegato un video di Rosario Gallone, nostro docente di regia. In questi giorni è in arrivo un libro del nostro insegnante di fotografia, Luca Sorbo per le edizioni Intramoenia. A marzo, per l’editore Liguori, uscirà un volume sul rapporto cinema e rock, con saggi miei, di Corrado Morra e Vincenzo Esposito, anche curatore del libro con Diego Del Pozzo. In cantiere c’è una mostra fotografica in collaborazione con l’Arte della felicità e con gli scatti dei nostri ex allievi. Poi dovremmo riprendere il ciclo di incontri al Pan, “I film della mia vita” sempre in collaborazione con la mediateca di Santa Sofia”.
E avete attivato anche un nuovo corso di recitazione…
“Sì, con la collaborazione di Angelo Serio e Lucio Allocca. Mira alla formazione dell’attore davanti la macchina da presa. A Napoli il teatro è molto vivo e ci sono tanti laboratori di quel tipo. Noi volevamo proporre qualcosa di diverso. Un corso di questo creerà una sinergia tra allievi-attori e allievi-registi. Il contesto che deve crearsi in una scuola di cinema”.
Nelle foto, momenti dal set con gli allievi della scuola
Per info:
Pigrecoemme Piazza Portanova 11, Napoli (tra piazza Nicola Amore e l’università Federico II)
info@pigrecoemme.com
Tel. 081-5635188
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| 26 gennaio 2009 |
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