Scrosci di applausi nell’auditorium di Castel Sant’Elmo per il Quartetto Escher, ospite dell’associazione Alessandro Scarlatti. Si è rilevata all’altezza della sua fama la giovane formazione cameristica che, esplosa nel 2004, ha macinato collaborazioni prestigiose fino a guadagnare la scena internazionale con l’ambito riconoscimento “BBC New Generation Artists 2010/2012”. Rigore metodologico, raffinatezza esecutiva, ricerca della armonia, contraddistinguono l’ensemble, che nella tappa napoletana ha proposto un ghiotto programma accostando linguaggi diversi in un viaggio attraverso l’evoluzione della forma musicale. Il concerto si è aperto nel segno della tradizione con il Quartetto in mi bemolle di maggiore op. 12 di Meldessohn-Bartholdy.
Intrisa di richiami a Beethoven e Schubert, la partitura è costruita con una tecnica circolare che consente di riprendere nell’ultimo movimento la trama motivica dell’incipit, caratterizzato da un profondo lirismo. Una composizione che nelle corde del quartetto americano (Adam Barnett- Hart e Aaron Boyd al violino, Pierre Lae alla viola, Dane Johansen al violoncello) si carica di un forte significato simbolico in quanto la tensione all’amalgama è un’istanza programmatica, a dire il vero gi  perfettamente raggiunta.
Ciò emerge particolarmente nella esecuzione del Quartetto in do maggiore n.2 op.36 di Britten, un brano che richiede al musicista una concentrazione costante, laddove la minima sbavatura può essere fatale. Animata da un caos calmo che restituisce la tragedia umana in cui vide la luce, l’opera fu presentata a Londra il 21 novembre 1945, giorno del 250 anniversario della morte di Henry Purcell, grande maestro barocco che Britten volle omaggiare nella ciaccona del terzo e ultimo movimento. E sempre in tema di ricorrenze, ricordiamo che questo pezzo, che non si ascolta quasi mai, era stato gi  proposto al pubblico della Scarlatti nella magistrale performance del Quartetto Gagliano, in occasione del centenario della nascita del compositore inglese, all’interno della rassegna “Centenari , Bicentenari e oltre” che ha anticipato l’attuale stagione.
Dopo questo brano “moderno”, si ritorna all’eredit  beethoveniana, con il Quartetto in do maggiore n. 11 op. 61 di Antonin Dvořk che, tuttavia, innova il genere aprendolo a un ventaglio di possibilit  espressive. Il movimento finale, infatti, ricalca il ritmo della skočn, una folk-danza di area slava dal carattere vivace e esuberante. Per il bis il Quartetto Escher ha suonato in modo splendido il secondo movimento dello String Quartet di Ravel. Prossimo appuntamento domenica 16 marzo alle ore 20 con i solisti della Mahler Chamber.

In foto, un momento del concerto