Quindici storie di perdenti e delle loro ossessioni. Come può essere la vita quando chi gioca usa regole del tutto personali? Un punto interrogativo al quale Giuseppe Vetromile, autore del libro “Il Signor Attilio Cndramo.. e altri perdenti”, cerca di rispondere raccontando in questa sua prima opera di narrativa il susseguirsi di vicende, storie e sentimenti che hanno come filo conduttore “l’incertezza del vivere umano”.

L’intento dell’autore napoletano è far convergere l’attenzione del lettore su una particolare categoria di perdenti, vittime delle loro fisime, schiacciati dall’asocialit , spersonalizzati dall’autoemarginazione che azzera finanche l’affetto per i propri cari, costretti ad una sudditanza da alienati. La paranoia della precisione meticolosa, delle giornate scandite sul battito dei minuti secondi, tutto finisce da un piccolo episodio, un piccolo istante in cui le ossessioni, uniche certezze dei 15 protagonisti si dissolvono attraverso la morte.

Il destino, le ossessioni e la solitudine sono temi importanti per questa prima opera narrativa di Giuseppe Vetromile, poeta napoletano che si è contraddistinto al pubblico italiano con le sue numerose pubblicazioni emerse in riviste nazionali e sulla stampa online. Vetromile, inoltre, è l’ideatore del Concorso Nazionale di Poesia Citt  di Sant’Anastasia” e organizzatore di eventi e incontri letterari con il suo “Circolo Letterario Anastasiano” fondato nel 2004.

Mandò, Attilio, Don Felice Omodeo, alcuni dei personaggi di Vetromile son i veri perdenti, ma sono un esempio per noi: essere sempre se stessi

Abbiamo parlato con Vetromile del suo libro

Vetromile: siate sempre voi stessi

15 storie, 15 personaggi accomunati dalla solitudine e dalla morte. Perch ha voluto raccontare questo lato oscuro dell’animo umano e della vita?
“Ho voluto riunire in un libro quindici dei miei racconti (ne ho altri ancora inediti) più rappresentativi, a mio giudizio, di un certo stato sociale, i “perdenti”, specchio di un comportamento ai limiti della cosiddetta normalit . Perdenti siamo un po’ tutti noi, che invischiati e a volte oppressi da una societ  in cui per essere “qualcuno” si devono a tutti i costi seguire le regole materialistiche e consumistiche imposte nella quotidianit , a discapito di valori ben più importanti, ma “affogati” nell’ombra, come l’amore, l’onest , la bont  nonostante le apparenze fisiche, l’innocenza”.

Chi sono i perdenti?
” I perdenti sono quelli che sforzandosi di rimanere in linea con le omologazioni imposte dalla societ , in realt  non ci riescono e crollano in uno stato di alienazione totale: cos Mandò è costretto a contare ogni cosa che fa, Lodadio è condannato a raccogliere punti omaggio, Pascale deve fatalmente seguire il suo cane sull'”altra sponda”, Cindramo deve comunque scendere a fare la spesa lottando contro i suoi attacchi di panico, e cos via. Naturalmente è un discorso portato agli estremi, per rendere le vicende narrate più verosimili, e la fine tragica non è che l’epilogo più naturale”.

Cindramo, Mandò e gli altri sono tutti personaggi reali, a cui si delineano perfettamente le angoscie e le paure. Queste storie sono pura finzione o sono spunto della vita reale?
“Tutti i miei racconti sono inventati di sana pianta, non c’è in essi alcun riferimento a fatti realmente accaduti. Ma nello stesso tempo, come dicevo prima, i relativi personaggi potrebbero essere reali: come non rimanere invischiati nella perversa rete della societ  cittadina e globalizzata attuale, in cui tutto è da consumare, tutto è superficiale, in cui non c’è mai tempo per fermarsi e per riflettere, per vedere dentro di s? La “malattia” e il disagio del vivere quotidiano seguendo gli dèi esterni e non quelli interni, e ci la propria coscienza, ci possono condurre non dico alla follia, ma a forme piuttosto gravi di disadattamento, come manie, fissazioni, ossessioni, attacchi di panico, sdoppiamenti di personalit , tristezza, sfiducia in se stessi”.

Lei parla di perdenti; ma i perdenti si possono tramutare in vincitori o rimangono tali per tutta la loro vita?
“I perdenti soccomberanno sempre. La societ  è in fondo come una giungla, e anche in essa vige la legge del più forte, è un fatto naturale. Ma i perdenti, quelli che vivono ai margini della normalit , non conducono una vita attiva e produttiva seguendo i dettami e i comportamenti ispirati dai mass-media, e proprio per questo io li considero come persone genuine, umilmente autentiche. Forse eroi sotterranei e misconosciuti, come Amatuccio Melchionna, l’orco del paese che si sacrifica per salvare una bambina, quando nessuno se lo sarebbe mai aspettato”.

Da queste storie si può estrarre una chiave di lettura positiva? E se si quale?
“Qualcuno mi ha chiesto: ma le tue storie devono per forza terminare con la morte del protagonista?
Ebbene, s, perch ritengo che sia questa la conclusione più ovvia, altrimenti la storia si velerebbe di ingenuit , di eccessiva superficialit , e resterebbe             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNOin qualche modo “sospesa”: l’impiegato Giuffrè, che vede sconvolta la sua tiepida vita matrimoniale e lavorativa, essendosi innamorato (finalmente di un amore vero e travolgente) della nuova barista, sa bene che non può “tornare indietro”, che la sua vita di prima non ha più alcun senso; e quando si accorge che in realt  quell’amore se lo era inventato solo lui, non gli resta che la fine: attraversa distratto la strada e viene investito. E’ una fine tragica, s, ma meglio questo che tornare alla solita blanda routine giornaliera. Ho volutamente “estremizzato” le conclusioni delle storie, proprio nel rispetto di una completezza quasi ferrea, logica: non il fato, o il destino, ma quasi ovvia conseguenza”.

Una chiave di lettura positiva?
“Certamente: essere sempre se stessi, a tutti i costi, sia nel bene (proprio) che nel male (altrui)”.

In foto, l’autore