Un amico, un professionista, un allenatore di anime sensibili. Questo e molto altro nell’intrigante maschera di Vincenzo Attingenti, regista, actor’s coach e pittore di origini napoletane residente a Roma ormai da 33 anni. Il suo appartamento, nel cuore di Trastevere, è pieno di storie da raccontare, saggi filosofici, disegni e una libreria stracolma di dvd messi in ordine per registi con un post-it giallo. A una parete un pianoforte che Vincenzo nei momenti di pausa dell’intervista, suona regalandoci magici istanti. "La mia vita è un romanzo" è cos che esordisce prima che l’intervista abbia inizio.
Appena finito il liceo ti trasferisci subito a Roma. Perchè scegli proprio questa citt ?
"A settembre del 78 arrivai a Roma per far politica. La grande esperienza fu il liceo classico Pietro Giannone di Caserta. Da Roma a Palermo non c’era un Istituto cos rivoluzionario . Dal Giannone sono usciti,giusto per citare alcuni nomi, Tony Servillo e il fratello Peppe (cantante degli Avion Travell). Ma la facolt  di scienze politiche fu una delusione. Mi iscrissi a filosofia e lasciai anche quella. Il ricordo più bello di quegli anni per me fu nel ’77 a Bologna: tre giorni di convegno nazionale del movimento del 77, cui aderirono J.P.Sartre e i filosofi francesi dell’epoca. Ci fu un gran finale: tutti si aspettavano uno scontro militare nella citt  rossa, invece con centocinquantamila persone che invasero Bologna, non ci fu nessun incidente. Piazza Maggiore di notte era tutta un sacco a pelo".
Stavros Tornes e il cinema greco. Come nacque questa intesa tra te e il mondo “ellenico”?
"Nell’82 sono partito per Atene, dove ho vissuto per tre anni. Ho girato il mio primo film (Ebreka) per la televisione greca, ERT 1,una co-produzione. L’incontro più bello che ho fatto in questa fase di crisi politica e che poi ha deciso la mia vita, è stato l’incontro con Stavros, regista greco ed esule politico. Lui insieme a tanti artisti dell’epoca, tra cui Irene Papas, scappò dalla Grecia. Riusc a scappare grazie ad Anthony Queen, al quale aveva insegnato a ballare il sirtaki per il film Zorba il greco. Anthony Queen, dopo il colpo di stato dei colonnelli in Grecia (1968), con la scusa di un film che si girava a Malta, chiamò Stavros come tecnico e fu cos che riusc a farlo fuggire dal regime. Dopo aver vissuto sedici anni in Italia, nell’82 con il cambiamento politico in Grecia, tutti gli artisti espatriati ritornarono. Stavros è stato anche il miglior casting director del grande Kazan nel film America America.
Che differenza c’è tra essere regista e actor’s coach?
"Il passo tra regista e coach è stato breve. Un regista ti dice cosa devi fare, un coach te lo fa fare.Sono stato per anni l’unico regista presente ai seminari che vari maestri di New York tenevano a Roma.Con alcuni di questi sono entrato in stretto contatto fino al punto di diventare il loro riferimento nella capitale. Bisognerebbe creare dei corsi professionali per persone che hanno le attitudini per questo lavoro. Come coach devi toccare le corde emotive nascoste dell’attore e insegnare come suonarle".
Quali sono i metodi e le tecniche che usi da coach con i tuoi attori?
Appartengo alla famiglia del Metodo, quella scuola tecnica e di pensiero che da Stanislavky si diffonde in America in tante versioni ed interpretazioni , causa tra altro di annose polemiche. Quello che fa la differenza in questa tecnica è l’uso della memoria sensoriale come garanzia di verit  e come approccio al subconscio che restituisce vere esperienze e non mera
rappresentazione e finzione . Con la memoria sensoriale sei in grado di ricreare oggetti, luoghi e persone che realmente esistono e di metterle a disposizione del personaggio che stai recitando. Ed è diverso che simulare! Scattano neuro-associazioni che portano a forti esplosioni emotive che l’attore impara a canalizzare per un eventuale personaggio. Il testo diventa la verbalizzazione esteriore di un’esperienza interiore forte e autentica. Questo ti permette di raggiungere un grado di verit  superiore a quello della vita stessa.
Immagino che durante la tua carriera tu abbia collaborato o incontrato professionisti napoletani che come te hanno cercato lavoro altrove…
"C’è un napoletano che voglio ricordare, che è morto: Francesco De Rosa, un attore che ha deciso di sottrarsi a noi. Era una bellissima maschera. Lo trovate in "Cos parlò Bellavista" e anche nel "Casanova" di Fellini come assistente del Don Giovanni. In teatro ha lavorato con Massimo Ranieri e Scaparro. Francesco De Rosa, anche lui napoletano, viveva a Roma da 20 anni per lavoro ed è stato per me una specie di nicchia poich il mio problema è che non riesco a parlare napoletano se non con napoletani. La lingua napoletana è una cosa pazzesca, è la cosa che più mi manca di Napoli. Nel mio primo film si canta in greco e in napoletano. Un gruppo partenopeo che era in tourne a Atene mentre io giravo il film partecipò a alcune scene in cui i membri suon            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNOavano vestiti da soldati. Il gruppo si chiama "Tiempo Mancante" ed uno dei componenti, Gianfranco Narracci, fece una scena pazzesca con la tammorra davanti al cadavere di un soldato. Ma quello che non sai è che c’è stato un Vincenzo Attingenti a met  dell’800 a Napoli, capo camorra , citato nel primo testo sociologo del fenomeno. Era il nonno di mio nonno! mio omonimo…

Come avviene l’incontro con la pittura?
"Per me la pittura è impulso. Da piccolo piangevo perch non sapevo disegnare e pregavo mio nonno di farmi i disegni per la scuola. Anni dopo rosicavo quando vedevo i ragazzi dell’ Accademia disegnare gli stories boards. Mi piace tuffarmi in ogni disciplina che affronto. Per due anni non ho fatto altro che disegnare cerchi d’ogni grandezza per “farmi la mano”! Il resto è magia.

Nelle foto di Roberta Fuorvia, Vincenzo Attingenti e le sue opere