Qualcuno l’ha definito il “Papa a colori” per sottolineare la sua capacit  di comunicare e padroneggiare i mass media, Giovanni Paolo II ha lasciato un eredit  difficile a chi è venuto dopo di lui: saper parlare alla gente mettendosi quasi alla pari dei credenti. Benedetto XVI si ritrovava dunque all’inizio del suo pontificato a confrontarsi con un pubblico abituato alle suggestioni, ai discorsi evocativi ed emotivi del suo predecessore. Non c’è stata clemenza nel giudicare il suo approccio come freddo, distaccato, poco accogliente, ma a uno sguardo più attento non può sfuggire che si tratta semplicemente di un approccio diverso, non per questo meno carico di fede.

Se n’è discusso a Napoli in un incontro promosso dalla fondazione Isidoro nella sala del Mandato della Augustissima Arciconfraternita della SS. Trinit  dei Pellegrini e dei Convalescenti.

L’appuntamento fa parte della rassegna “Etimologie” che si pone l’obiettivo di portare il Vangelo a confronto con l’attualit  degli eventi.

Tra i relatori Giovanni Maria Vian, direttore dell’ “Osservatore Romano”; Elio Guerriero, vicepresidente delle edizioni San Paolo e teologo vicinissimo a Benedetto XVI, per il quale ha curato l’edizione del best seller “Gesù di Nazareth”; Michele Sorice, docente alla facolt  di Scienze Politiche della LUISS “Guido Carli”; Romeo Astorri, preside della facolt  di Giurisprudenza di Piacenza dell’Universit  Cattolica del Sacro Cuore; Gaetano Castello, vicepreside della Pontificia facolt  Teologica dell’Italia Meridionale.

Particolarmente luminosa è l’intuizione di Michele Sorice che osserva: “Nel rapporto che un pastore stabilisce con il suo popolo, che un personaggio mediatico costruisce con la sua audience ci sono due modalit  d’espressione. Noi tutti abbiamo ancora impressi nella memoria i discorsi di Giovanni Paolo II, il quale si serviva di una modalit  emotiva-conativa: emotiva perch il papa si rivolgeva al cuore usando la parola; conativa nel senso di persuasiva, foriera di risposte richieste dall’interlocutore.”

“L’approccio di Benedetto XVI è di carattere metalinguistico ed interpersonale: al centro dei suoi interventi non ci sono l’io, la soggettivit , ma il testo, il contenuto che necessitano di una rielaborazione. La sua parola non è basata sull’emotivit , ma sulla riflessione. Diversamente da quanto è stato impropriamente detto, la comunicazione di papa Ratzinger non n imperiosa, n imperativa, ma richiede una partecipazione attiva dell’interlocutore. Il suo è un tentativo di parlare al cuore attraverso la mente e non viceversa, di trasformare la ragione in passione e la passione in progetto comune.”

Una comunicazione che dunque richiede un interlocutore attivo, curioso, colto, che abbia voglia di approfondire il tema proposto e che non sia invece assuefatto alla comunicazione di tipo “passivo” a cui la televisione ci ha abituato, una comunicazione basata sulla sollecitazione emozionale e non intellettuale.

Tra i prossimi impegni della fondazione Isidoro c’è la collaborazione con la Pontificia Facolt  Teologica dell’Italia Meridionale alla creazione di Catholipedia, un portale web in cui riunire tutto il sapere cattolico.

Nella foto, Benedetto XVI