I pannelli alle pareti in puro stile Art Nouveau e la luce calda, soffusa dagli spot teatrali velati di giallo, sottraeva al foyer del Mercadante il suo carattere “passeggero” per farne una piccola matrioska teatrale, un affollato salotto bene, in stile bella poque, il piano a coda in una angolo. L’ambientazione ideale per evocare valori e frivolezze di un mondoriflessi in una famiglia di parvenu, la cui legittimazione di status nella societ  bene parigina, cercata attraverso una grande festa, fallisce per la conflittualit  trala madre-matrigna e la giovane figlia adolescente. Questo l’argomento de Il Ballo, la seconda tessera cheil Caffè letterario del Teatro Mercadante stralcia dall’arte di Irène Nmirovsky (1903-1942), una vita troppo breve, un riconoscimento letterario tardivo, un meteorico trascorrere dagli agi e i privilegi della originaria famiglia russo-ebraica, alla parentesi parigina, minacciata dal timore delle persecuzioni, al tragico approdo in un campo di concentramento.
Una vita segnatadalla storia e, prima ancora, da rapporto non meno devastante con la madre, qui adombrato in una scrittura di rara eleganza e fine acume psicologico, nella quale è facile leggere i segni dei modelli della grande narrativa russa e francese,Balzac in particolare.
Il Ballo è una proustiana rievocazione di una tranche de vie della giovinezza di Nmirovsky.
Padre, madre, figlia e istitutrice inglese un sapiente intreccio, effimero solo in apparenza, di umori e stati d’animo timori e i tremori dell’attesa, la furia rabbiosa dopo il fallimento, gli scambi di accuse, gli odori dei cibi raffinati, immaginati frusci di abiti da sera, sulle note trascinanti di un valzer che l’orchestrina non suonera mai.

La performance ripropone uno spaccato di un mondo e le sue particolare atmosfere, è una rievocazione per voce e piano.
La duttilit  vocale e la sensibilit  interpretativa di Sara Bertel  (foto), il talentuoso commento musicale dal vivo di Paolo Coletta, giovane compositore, autore di musiche di scena e regista. Tante voci per altrettanti personaggi, delineati con ricchezza di chiaroscuri e varie intensit  sonore. Un susseguirsi di passaggi disinvolti, dalla veemenza al sospiro impercettibile. L’ apporto musicale va oltre l’accompagnamento pianistico per farsi discorso coprotagonisticoche procede in parallelo con il racconto, riflette i gusti dell’epoca, tra gli abbandoni tardo romantici di un valzer di Glazunov e le linee più tese della sensibilit  novecentesca del pianismo di Å ostakovič. Due “matrici sonore” che la fantasia combinatoria di Coletta usa più volte per costruire un percorso quanto mai originale e aderente al narrato.

Si replica il 21 febbraio alle 12.00.

Per saperne di più

www.teatrostabilenapoli.it/?p=content&id=420&t=caff-n-mirovsky

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