Nel lontano 1926, un facoltoso e ricco commerciante, Giorgio Ascarelli (di origine ebraica) decide di fondare l’associazione Calcio Napoli. Fino a quel momento il tifo partenopeo si è diviso tra varie squadre come la Juventus del Vasto, l’Open Air l’Audace. L’imprenditore (gi  presidente dell’Inter Naples) formula l’accordo il 1 agosto. Le prime stagioni calcistiche 1926/27 e 1928/29 non vanno molto bene, ma gi  dal 1929 la squadra inizia la sua appassionante storia fatta di nomi come William Garbutt , Attila Sallustro, Anton Vojak, Mihalic, valanghe di gol verranno messi a segno, anche se le settentrionali squadre sono troppo forti, la nostra riesce sempre ad aggiudicarsi il quarto o quinto posto in classifica. Nel 1930, però, arriva al terzo posto. Il piazzamento le consente la partecipazione alla massima competizione internazionale dell’epoca, la Coppa Mitropa, il popolo napoletano inizia a fare il tifo che sempre lo ha distinto, un tifo carnale appassionato e colorato.
Inizialmente il simbolo del Napoli doveva essere un cavallo di razza, ma leggenda vuole che nel 1927, nel noto bar Brasiliano (dopo la disastrosa stagione gi  citata) un tifoso esclamasse «’Sta squadra nosta me pare ‘o ciuccioe fichelle trentatr piaghe e ‘a coda frucida». Ecco come nasce la neomelodica figura del “ciuccio”. La battuta viene riportata su un quotidiano con un disegno di un asinello mal ridotto, pieno di cerotti e con una misera coda.
Nel 1936 arriva il presidente Achille Lauro, le speranze dei tifosi sono elevate, si parla di tre scudetti, l’armatore trae beneficio da questa vetrina, diventa politico e sindaco. Le aspettative sono tante, l’armatore è ricchissimo, ma forse non ci crede molto, forse è troppo impegnato… forse.
Inizia il declino, fino alla serie B. A causa della guerra, il calcio si ferma, fino al 1945. Dopo un percorso altalenante, nel 1950 ritorniamo in serie A. Da questo momento grande storia, con nomi che restano ancora oggi impressi nella nostra mente.
I napoletani abituati ad affibbiare nomignoli marcano come gente di famiglia i grandi calciatori. Qualche esempio, Jeppson, o Banco e Napule soprannominato cos perch viene acquistato per la cifra (allora) esorbitante di 105 milioni di lire. Bruno Pesaola detto ‘o Petisso (piccoletto); e, ancora, ‘o lione, ovvero Luis Vinicio. Doppiette, triplette, attaccanti, centravanti entrano nel cuore dei tifosi. Per la loro bravura e carisma, i calciatori fanno impazzire e innamorare il popolo.
Il 6 dicembre del 1959 intanto, viene inaugurato lo Stadio San Paolo nel quartiere Fuorigrotta. Anni 60, un altro pezzo di storia, la squadra retrocede di nuovo in serie B, nel frattempo Jeppson e Vinicio lasciano la societ , mentre Pesaola diventa allenatore, riportando la squadra in serie A, conquistando la Coppa Italia.Poi ancora cronaca scura, tra promozioni e retrocessioni. ‘O Presidente Lauro, in piena campagna elettorale, porta a Napoli Omar Sivori e Jose Altafini, nomi del periodo d’oro arriviamo a essere secondi posti a soli 5 punti dall’Inter.
Negli anni che si susseguono arrivano Juliano, Clerici, Bruscolotti e La Palma che incantano l’Italia intera. Il presidente Ferlaino acquista Ruud Krol, centrale difensivo dell’Olanda di Cruijff, viene preso dal Vancouver e nonostante l’et  avanzata regaler  perle di rara bellezza all’ombra del Vesuvio, poi in difesa due colossi come Bruscolotti e Ferrario che ci portano a un passo dallo scudetto.
La storia è lunga, fatta di successi, insuccessi, momenti bui alternati da una grande luce splendente, poi arriva lui. La favola, il pibe de oro, amato da tifosi e non, donne e uomini, diventa una icona, ci far  sognare, ci regaler  due scudetti, una Coppa Uefa, una Supercoppa italiana e una Coppa Italia. Il 5 luglio 1984, quando al San Paolo viene presentato, Diego Armando Maradona, è accolto come una vera star, magico calciatore, il più forte di tutti i tempi. Lo stadio San Paolo è in delirio quando Diego scende in campo con la mitica maglia numero 10, l’orecchino alla Maradona va a ruba, tanti neonati degli anni 80 saranno battezzati con il suo nome, far  grande il Napoli, e finalmente al “Ciuccio” verranno tolti cerotti e coda “fracita”. Il vecchio inno “Forza Napoli si nu cannone…” verr  sostituito da “Maradona è meglio ‘e Pelè”.
La grande festa del primo scudetto fu come il carnevale di Rio. Ma Maradona lascia la squadra del Napoli nel 1991… il declino. Arriva il presidente del nuovo millennio, Aurelio De Laurentiis. La storia continua. Chiediamo scusa se in questo amarcord abbiamo omesso nomi, ma tanti sono quelli che hanno fatto brillare questa squadra. E noi napoletani li ringraziamo per i sogni che ci hanno fatto sognare. I tifosi si sono sempre distinti per la passione dedicata alla loro squadra. Usando termini come amore e cuore, civili e appassionati (tranne qualche balordo). Sempre cos. Gridando tutti insieme “Forza Napoli”.

Nelle foto, il campo sportivo di rione Luzzati e Giorgio Asacarelli, fondatori del Calcio Napoli