«Vico Sirene a Napoli non esiste, ma per il sottoscritto c’è e pulsa a ogni ora del giorno e della notte di vita propria». Cos Fortunato Calvino presenta il suo ultimo lavoro che debutter  il 29 di agosto al Festival di Todi. Firma la regia, Enrico Maria Lamanna, nome che garantisce una messa in scena curata nei minimi particolari e diretta sicuramente con grande professionalit , visto che parliamo di un regista che ultimamente ha portato con successo nei grandi teatri italiani eccellenti nomi e lavori di grandi autori contemporanei e non.
Del testo ci parla Paolo Valerio, professore di psicologia clinica alla facolt  Medica dell’Universit  Federico. «Da anni svolgo ricerche sul mondo dei “femminielli” napoletani da un’ottica psicologica ed etnografica. Nel corso dei miei studi ho incontrato Fortunato Calvino e ricordo ancora con molta emozione un reading di “Vico Sirene”. L’ho molto apprezzato perch, per quanto di fantasia, costituisce una preziosa testimonianza sul modo di vivere, di parlare dei femminielli napoletani. Le future generazioni avranno materiale prezioso per tentare di ricostruire un mondo che ha connotato la citt  di Napoli in modo particolare. Attraverso i dialoghi dei suoi personaggi (Scarola, Nucchetella, Coca cola, Mina e tutte le altre protagoniste descritte da Fortunato) sar  possibile ricostruire anche il tessuto della loro vita soggettiva i loro sentimenti, i loro drammi, la loro fantasia, la loro storia».
E sull’umanit  partenopea si sofferma Mariano D’Amora (docente alla Parthenope). «Ci sono amicizie particolari che vivono di notte, si spengono alla luce del giorno, sopravvive il senso del peccato nei clienti, di colpa che talvolta va soffocata con brutale violenza su un arenile deserto. Sar  proprio una di loro, Butterfly (ex camionista), a scovare l’assassino. La tombola riprende, rimane un posto vuoto, è per Susy "Chiss  può essere ca arriva…". Colore e dramma, orgoglio e vergogna s’intersecano esprimendo compiutamente la complessit  di una citt , giunta al varco del terzo millennio ancora in attesa di venire a patti con se stessa».
Capolavoro etnolinguistico lo definisce l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani che aggiunge «Vico Sirene è particolarmente toccante qui c’è un’umanit  dolente, emarginata e nonostante tutto desiderosa di vivere».
Spiega l’autore «Ho scelto la parola vico riferita al groviglio di vicoletti e stradine del centro storico e in particolar modo dei quartieri spagnoli ma ho pensato anche al groviglio di vite diverse, fatta di una realt  umana complessa e variegata. Anime di questo paradiso-inferno che è Napoli. Le "Sirene" si ricollegano al mito di Partenope che con la sua ambiguit  da sempre ammalia, accoglie il nuovo e il diverso».

Vico Sirene è un viaggio nelle profondit  dell’anima di una citt  incantatrice, a volte perfida matrigna.
Magnifica, ma avvelenata e offesa, illuminata nella realt  dei "femminielli", con i loro riti (dalla figliata, al matrimonio). L’autore, attento da anni ai temi sociali (dalla camorra all’usura), "dipinge" con la scrittura personaggi del tutto immaginati, ma straordinariamente autentici. Fil rouge del testo, la tombola, che diventa collante della comunit , da Natale fino ad agosto. Novanta numeri estratti dal "pan ro", uno alla volta, offrono occasione di divertimento ma anche di feroce e frizzante scambio di battute.

Vico Sirene
29-30 agosto
Teatro comunale di Todi
Interpreti Massimiliano Gallo, Imma Piro, Beppe Convertini, Francesco Di Leva, Nicola Paduano, Antonio Di Matteo, Davide Schiavo, Giovanni Auriemma, Baianu Mihai Madalin.
Regia di Enrico Maria Lamanna
Scene Massimiliano Nocente
Costumi Teresa Acone
Musiche originali Antonio Di Pofi
Aiuto regia Augusto Casella
Assistente alla regia Anna Euterpe Prisco

Nella foto, Calvino, ultimo in basso, a destra, con gli interpreti del testo