Sul fronte mediatico ha fatto centro, Antonio Manfredi, fondatore e direttore del Casoria Contemporary Museum che il 17 aprile scorso, in segno di protesta contro le istituzioni che ignorano il suo lavoro, ha cominciato a bruciare le sue opere, innescando una serie di reazioni a catena in tutto il mondo e iniziative di solidariet  degli artisti che si sono uniti alla sua protesta. E cos la collezione stessa è diventata performance.

Facile pensare che piuttosto che bruciarle, le opere avrebbe potuto venderle, per autofinanziarsi invece di chiedere l’aiuto delle istituzioni. E che i costi per la gestione di un museo sono notoriamente alti e richiedono una pianificazione di budget pluriennale realistica, sarebbe ingenuo e presuntuoso ritenere il contrario. Del resto l’esempio del Madre è lampante in questo senso. Ed è per questo che nel mondo, i musei hanno smesso di rivolgersi allo stato e hanno cominciato ad appoggiarsi a sponsor privati.

Ma il mondo dell’arte è cos, fatto di contraddizioni, di colpi di testa, di trasgressione e provocazione.E in questo senso Manfredi ha centrato l’obiettivo. Il prossimo appuntamento è il 19 luglio a Kassel, la citt  tedesca che ospita ogni cinque anni una delle rassegne d’arte più importanti al mondo. Qui, nei pressi della stazione centrale, si terr  la performance A SHE S (ashes in inglese vuol dire ceneri). L’intervento comincer  precisamente alle 12.00 e durer  esattamente 60 minuti. Miriam Wuttke sar  la sola performer dell’installazione allestita all’interno e all’esterno della casa e metter  insieme pezzi della sua serie “HOME-LAND-LUXURY” e del concept sviluppato per dOCUMENTA(13).
Verr  proiettato un video di 60 minuti di Antonio Manfredi mentre siede nel suo desolato museo nella periferia di Napoli su una sedia scura, la schiena verso un muro bianco e vuoto, davanti a lui un mucchio di cenere e pezzi d’opere d’arte bruciati. Dipinti sgretolati, tele sciolte, immagini perse, nessuna parola.

Nel frattempo, le istituzioni si fanno sentire, ma non nella forma che il direttore avrebbe sperato con una lettera del 21 giugno, a firma del sovrintendente, il ministero per i beni e le attivit  culturali applica il regime di applicazione cautelativa che ne blocca lo smembramento. Come a dire non ci sono i soldi, ma la collezione è di interesse pubblico e va salvaguardata, intanto si dice disponibile a organizzare mostre temporanee della collezione nelle sedi di sua pertinenza.
“Ritengo questa lettera solo un colpo di mano del ministero per i beni e le attivit  culturali dichiara Manfredi – un modo burocratico e coercitivo per chiudere la protesta internazionale CAM Art War (che ha visto più di 250 artisti internazionali aderire alla protesta bruciando le proprie opere) imponendo la propria tutela sulla collezione del CAM senza avviare nessuna procedura di finanziamento che era alla base della battaglia del CAM. Ci sono solo obblighi e nessun vantaggio reale per il nostro museo”.

In foto, Manfredi e un frame della performance