Alla diciottesima edizione del concorso enologico interazionale Vinitaly 2010, legato al salone internazionale del vino, la Campania, con 250 aziende presenti, si difende portando a casa ben sedici gran menzioni su 3.646 etichette sottoposte a esame e 1019 riconoscimenti assegnati.

Delle 16 gran menzioni a fare la parte del leone è il territorio di Avellino con ben 8 etichette, il Sannio vede riconosciuti tre vitigni, Salerno e Napoli si vedono riconoscere 2 vini a testa ed infine Caserta con l’etichetta Roccamonfina IGT Falanghina 2009.

Le due etichette napoletane riguardano il Pompeiano IGT Falanghina “Versacrum” 2009 ePompeiano IGT Aglianico “Don Paolo” 2008 della Vinicola Sorrentino di Boscotrecase.

Sulle 16 gran menzioni, 10 riguardano vini bianchi e 6 i “rossi”. A dimostrazione che la Campania ha più forte la vocazione per i “bianchi” e tra questi la falanghina con 4 gran menzioni riguardanti le province di Salerno, Caserta, Avellino e Napoli. Il vitigno che più di tutti travalica i confini campani.

La sua storia risale al primo quarto del secolo scorso e ha il suo habitat naturale nell’isola di Procida, nella zona dei Campi Flegrei e nel Sannio. In Campania ci sono ben 12 aree di denominazione di origine controllata dove è ammesso l’utilizzo di questo antico vitigno, oltre al Molise.

L’altro è un rosso: l’Aglianico. Vitigno del VII-VI secolo a.C. coltivato in Campania, Basilicata, Puglia e Molise. Da pochi anni finanche in Australia dove ha trovato il suo clima soleggiato ideale, vedendosi dedicare addirittura un libro scritto da Gaetano Cappelli e premiato, nel 2008, con ben due riconoscimenti letterari. I vini Doc e Docg prodotti con uva Aglianico sono 59.

Ma la terra irpina conquista la piazza d’onore con il Fiano, prodotto in 26 comuni dell’avellinese.

La provincia di Avellino dona vini internazionali come il Greco di tufo, il Taurasi e appunto il Fiano. Vini Docg di origine millenaria molto apprezzati da Federico II di Svevia (XIII secolo) e da Carlo D’Angiò (1226-1285).

Un vino dalla caratteristica dolce tanto da essere menzionato anche come “Apianum” poich l’inconfondibile chicco bianco attrae sciame d’api ghiotte della sua dolcezza.

Nel 1928 l’Europa fu piegata dalla fillossera, un parassita della vite, tanto da distruggere interi distretti vinicoli francesi e del nord Italia. In questo periodo venne battezzata la cosiddetta “ferrovia del vino”. Da Taurasi partono interi vagoni di vino Aglianico diretti in Toscana, Piemonte e in Francia, per impiantarsi laddove l’afide aveva seminato la morte dei vitigni.

La filiera agroalimentare protagonista del Vinitaly 2010 nella location di Verona, vetrina fondamentale per i vini italiani, registra che la Campania, nonostante la crisi economica del nostro paese, fornisce ancora la met  dell’intero mercato italiano di produzione di vino, con i suoi tre Docg (Taurasi, Fiano e Greco) e 18 vini DOC disseminati per le cinque province.

A maggior ragione se si riflette sul fatto che a Vinitaly 2010 si sono accreditati 2400 giornalisti da tutto il mondo e vi è stata la presenza di 150 mila visitatori.

La Campania è l’unica regione italiana che presenta vini autoctoni e tradizionali, essendo riconosciuta una grande regione vitivinicola che non privilegia diciture di vini internazionali quali cabernet, chardonnay, etc. Segno, quest’ultimo, di garanzia di territorialit . Alla Campania viene riconosciuto dall’Unione europea l’indicazione geografica tipica (Igt) per le sue uve e per i suoi vini.

Ma la strada è ancora lunga e difficile, anche se ulteriori sforzi caratterizzeranno ancora di più, nei prossimi anni, iniziative uniche in Italia come il mese del vino (maggio) e l’enoteca regionale. Progetti ambiziosi che si propongono di rilanciare un prodotto altamente qualificato e apprezzato nel mondo, inesorabilmente legato al concetto di territorio e alla sua inevitabile storia locale.

Un’ambizione quasi proibitiva che sfida le mille avversit  di una regione tormentata da “sottosviluppo” industriale e difficolt  socio-economiche da primati negativi in Europa.

Le istituzioni locali sanno che il mercato del vino della Campania ha un potenziale enorme che dovrebbero saper catturare meglio e non lasciarsi sfuggire un segmento produttivo stimato e riconosciuto a livello internazionale, nonostante le difficolt  ambientali che in larghi periodi storici hanno “piegato” terre dall’inestimabile valore con scelte capricciose, sbagliate e quasi sempre “interessate”.