A Napoli, il 7 aprile, nella Reggia-Museo di Capodimonte arriverà Picasso. Alla grande. Con “ Parade ”, un’opera straordinaria, imponente anche per le sue dimensioni (m. 17, 25 X m. 10, 60 ). E si vorrebbe sapere un po’ di più su questo artista tanto famoso ma da molti tanto poco conosciuto.
Incominciando dal nome. Che non è Picasso. Lui, all’anagrafe, si chiama Pablo Ruiz. Nato in Andalusia, a Malaga  (1881), secondo l’usanza locale, è battezzato con molti nomi, Pablo, Josè Francisco ecc… e ha, secondo la legge spagnola, in aggiunta, il cognome della madre: y (= e) Picasso. Gli insegna a dipingere il padre, modesto pittore, che subito si accorge delle straordinarie doti artistiche del figlio. Infatti, fin dalle primissime opere giovanili, dipinte in un tradizionale stile figurativo,  Pablo rivela un eccezionale talento.
Trasferitosi con la famiglia a Barcellona, vi frequenta “Els Quatre Gats” (=I quattro gatti), una trattoria diventata una sorta di “covo” di artisti, e ne diventa il leader. Appunto in questo periodo assume il nome di Picasso, abbandonando il cognome Ruiz, forse perché troppo diffuso da quelle parti. Poi il grande salto:  Parigi, la Ville Lumière. Gli è compagno di viaggio un suo coetaneo e carissimo amico, pittore anche lui: Carlos Casagemas. Il quale, al ritorno  a Barcellona, innamoratissimo di Germaine e disperato per i tradimenti della sua amata, prende la pistola e si spara. Picasso ne rimane sconvolto. Lo rivelano i suoi dipinti, che assumono uno spento colore azzurrato. E’ questo della sua pittura il periodo che i critici chiameranno blu.
Ma il tempo sana le ferite. E’ il 1904. Picasso è a Parigi, ormai è chiamato Picassò, con l’accento sulla “o”, e vive in una vecchia fabbrica abbandonata, che, per la sua strana forma, chiamano Bateau Lavoir.  E’ innamorato della bellissima Fernande Olivier, che fa la modella. Si è rifugiata a Parigi dopo avere abbandonato il marito. La vita  a Picasso si colora di rosa, come la sua pittura, che assume forme più morbide e colori più chiari. E’ il cosiddetto periodo rosa. Un periodo questo, in cui i soldi sono pochi ma la giovinezza è tanta e l’allegria pure. E il Bateau Lavoir è frequentato da André Derain, Maurice Denis, Max Jacob,  Guillaume Apollinaire…,dagli artisti che, dopo aver ripudiato le forme tradizionali, cercano nuove strade. Picasso assorbe un po’ da tutti loro. Anche lui è un ricercatore di nuove strade. Un’esperienza per lui molto importante e dai critici poco citata è quella di un suo viaggio, con Fernande, a Gòsol, in Catalogna, dove scopre la statuaria iberica preromana. Una figuratività rozza, sintetica, squadrata, che ritroveremo nelle opere posteriori di Picasso e che generalmente dai critici viene attribuita a influenze africane.
Poi arriva il 1907. E’ l’anno in cui Picasso presenta ai suoi amici una opera di grande formato: “Les demoiselles d’Avignon”. Sembra rappresenti un bordello,vi sono raffigurate delle donne nude, tra cui, dice Picasso, c’è anche Fernande.  La novità del quadro consiste nel fatto che la figura umana, in questo caso quella femminile, acquista un aspetto diverso dalla  figuratività tradizionale. Questa è considerata, forse impropriamente, la prima opera cubista. Il cubismo rappresenta un periodo dell’arte di Picasso, che verrà superato, sebbene, come accade per ogni cosa, non del tutto cancellato.

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Quyi sopra, sipario per Parade e in alto Pablo Picasso

Molti, però, credono che tutta la sua arte sia solo in questo stile e condannano Picasso e il suo cubismo, pur senza conoscerlo. In verità il cubismo è una grande invenzione: esprime il desiderio di conoscenza del mondo servendosi della pura  ragione.  Si basa, quindi, principalmente su osservazioni razionali e condivisibili. Ogni  corpo – sembra dire il cubismo- è un solido e, come tale, ha una superficie che lo avvolge: la sua buccia.
Quindi il pittore cubista, volendo conoscere questo solido nella sua interezza gli gira intorno: riprende una superficie che sta da un lato, una superficie che sta dall’altro lato, un’altra che caso mai sta di fronte e così via. Queste superfici,  ovvero queste parti di superficie, sono come fogli sottili, non hanno corpo. Il pittore le assembla tutte insieme, a modo suo, costruendo, così, qualcosa come un castello di carte, dall’interno vuoto. Per il pittore cubista  l’interno di un corpo, la sua realtà concreta, non esiste. La realtà oggettiva, la verità, il cubismo la nega. La realtà è a modo mio- sembra dire. Ed esprime, con queste superfici prese da differenti punti di vista, la diversità delle opinioni e i loro contrasti. In quegli anni ormai anche nella vita quotidiana Picasso sperimenta questi contrasti. La situazione con Fernande non fila liscia. Si accusano l’un l’altro di tradimento. Fernande se ne andrà con un altro.  E Picasso avrà un altro amore:  Eva Gouel, che poi morirà di tubercolosi.
Dieci anni dopo “Les demoiselles d’Avignon”, è il 1917, nasce  “Parade”, l’opera che sarà in mostra a Capodimonte. E’ la scenografia di un balletto, uno dei più belli e preziosi tra quelli organizzati dal famoso impresario russo Sergej Djagilev. E Picasso ha un altro amore: Olga Chochlova, una ballerina del balletto (la sposerà l’anno dopo).
Parade” racconta di una parata di gente del circo. Picasso ne dipinge il grande sipario, un’opera definita da Apollinaire sconvolgente. E forse “ Parade” sconvolgerà anche noi, immergendoci in un mondo fantastico, un mondo di giochi di prestigio, di acrobazie, di colori, di pagliacci e ballerine, intriso di ritmo, di musica, di danza. Oltre l’enorme sipario, vedremo anche circa settanta altre opere di Picasso, tra dipinti, disegni e maschere. Perché per “Parade” Picasso disegna anche i costumi, aiutato, nella scelta delle stoffe, da quella Gabrielle Chanel che poi  diventerà la famosissima Coco Chanel, regina della moda.
Picasso disegna questi costumi, sì, in stile cubista, ma è  un cubismo in caricatura. Perché il 1917 è anche l’anno in cui conosce Napoli. Un’esperienza che quasi lo costringe ad abbandonare questo cervellotico stile o a tingerlo con la sua ironia. Appunto per  il centenario di questo incontro Napoli – Picasso, il direttore della Reggia- Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger ha organizzato la mostra “Parade”.
Napoli è per Picasso una rivelazione. Dopo averla conosciuta, abiura l’astratta realtà cubista, fatta da una conoscenza puramente razionale, e ripensa quella umanità concreta che l’antica grecità aveva creato e che a Napoli vive ancora. L’esperienza napoletana lo rinnova. Negli anni successivi si ispirerà alle opere magnogreche conservate all’Archeologico (come è stato recentemente testimoniato) e dipingerà corpi tutt’interi e le membra pienotte di quelli femminili.
A Napoli, con Igor Strawinsky, Picasso scopre il popolo napoletano e le sue ben radicate tradizioni, la commedia dell’arte e le guarattelle, i pastori e il presepio, la musica e gli strumenti popolari. E soprattutto Pulcinella. Igor Stravinsky poi, su iniziativa di Djagilev,  comporrà, con musiche di Pergolesi adattate al Novecento, l’opera-balletto “Pulcinella”. Picasso ne curerà la scenografia. Anche Strawinsky, abiurando la tradizione musicale russa, si convertirà a Napoli.
Tutto questo si avverte nell’arte di Picasso. E nel grande sipario che  sarà sistemato nel salone delle Feste della Reggia-Museo di Capodimonte.  La visita a Capodimonte sarà per noi un’esperienza rivelatrice: scopriremo il Picasso più vero, trarremo da lui una straordinaria energia, avremo maggiore consapevolezza di noi stessi.
Comprenderemo la bellezza di un’arte vicina a noi nel tempo e, andando a esplorare le altre sale della Reggia-Museo, faremo la scoperta della creazione della bellezza dall’epoca medioevale a quella barocca, a quella del Duemila. Poi scopriremo anche come è stato recuperato il Real Bosco. Un luogo, che era stato abbandonato dall’incuria e dalla distrazione per interessi diversi, e che ora, risanato per volontà del direttore Sylvain Bellenger, è tornato alla vita.
Così “Parade”,  con i suoi teatranti, le sue ballerine e la sua fantasia,  potrà festeggiarsi fuori, all’aperto, nel più bel giardino barocco del mondo, voluto da un re e disegnato da un architetto napoletano tra i più talentuosi di tutti i tempi. E dove, se c’è bel tempo, potremo anche fare una passeggiata in carrozzella.