Si è salvato dal naufragio e adesso naviga con lo sguardo attento al futuro. L’orizzonte si è schiarito e il museo Capodimonte, uno dei più belli del mondo, affronta il 2016 con una strategia di progetti. Ad annunciarlo, il nuovo direttore, il francese Svain Bellenger che, con l’orgoglio di un innamorato, è deciso a sfidare qualsiasi difficolt  per amore. L’occasione per sottolinearlo gli è stato offerta dal decimo compleanno festeggiato dall’associazione “Amici di Capodimonte”, lanciata nel 2005 all’epoca della soprintendenza di Nicola Spinosa e esempio di una collaudata sinergia tra pubblico e privato. E anche dal recupero del biscuit per dessert firmato da Filippo Tagliolini (1745-1809), “La caduta dei giganti” che è stato “spacchettato” davanti a una nube di persone in attesa di vederlo restituito al suo candore uno dei più bei gruppi prodotti dalla Real fabbrica partenopee ricollocato all’ingresso delle gallerie, prima di accedere all’imponente scalone, protetto da una teca di vetro. Un restauro realizzato grazie al sostegno di Bper Banca e di Seda che suggella anni di attivit  realizzata dagli amici di Capodimonte all’insegna del volontariato.

Il recupero, dedicato alla memoria di Augusto de Luzenberger che dell’associazione fu anima fervente, fino all’ultimo dei suoi giorni, suggella un decennale punteggiato da risultati, anche grazie al crowdfunding
tra questi, l’acquisto di attrezzature per il laboratorio didattico di Capodimonte e del ritratto di carolina Bonaparte firmato da Raffaele Carelli, donato al Museo di san Martino.

Aspettando la conferenza stampa di gennaio, quando saranno annunciate le nuove iniziative
in una struttura che prevede vita rigogliosa pure per il suo magnifico bosco e per i 17 edifici che lo popolano (nella fagianeria ci sar  una caffetteria degna di questo nome, come quelle che popolano tutti i musei più importanti del mondo), gli spettatori, oltre ai contemplare i tanti capolavori che le sale offrono allo sguardo, potranno ammirare quella bianca piramide prima ricoperta da una patina di grigiore) composta da venti figure dove alle sommit  lo scultore/ceramista pose Giove saettante con l’aquila, dominatore su tutte le altre pur imponenti figure, ovvero su quei Titani che vogliono scalare l’Olimpo.
Una rinascita attenta, documentata da una bella pubblicazione che ne restituisce l’impatto visivo attraverso gli scatti del prima e del dopo. A chiusura dell’opuscolo, La leggenda di Capodimonte scritta da una penna illustre, quella della giornalista/scrittrice, Matilde Serao che immagina una corrente di sussurri delle sculture nella sala deserta delle porcellane. E una sfilata, con Zeus, primo grande attore. «Giove, seduto sull’aquila, fulminò il moribondo, e i Titani lo seppellirono sotto enorme sepolcro di massi. Poi ognuno riprese la sua via, i gruppi rientrarono nelle scansie e vi rimasero immobili…». E’ la rivincita dell’arte che potrebbe far rinascere Napoli con Capodimonte in testa, suo simbolo illustre, che avrebbe tutti i numeri per guidarne il riscatto la propria bellezza fa impallidire il castello austriaco di Schnbrunn, abitato dal mito dell’imperatrice Sissi. Purtroppo non il numero dei visitatori. Che Bellenger spera, però, di attirare sempre più numerosi con le prossime mosse. Magari ripetendo quell’incredibile exploit della grandi mostre (come quella del Seicento), ideate dal sovrintendente Raffaello Causa negli anni ottanta. Ereditate da Spinosa, dopo la sua scomparsa.

per saperne di più

cir.campania.beniculturali.it/museodicapodimonte
www.amicidicapodimonte.org

Nella foto di Sergio Siano, l’inaugurazione del restauro a Capodimonte