La modernit , potremmo dire, è il tempo della fretta. I grandi cambiamenti che, a partire dalle grandi Rivoluzioni (quella Francese e quella Industriale), hanno innescato la grande macchina della modernit , infatti, sono stati caratterizzati dalla compressione e dall’elevazione, due processi improntati sulla ripetizione ossessiva (e pratica) di uno stesso modulo, sulla fabbricazione ripetuta e continua di uno stesso modello.
I frutti di questa ripetizione, il grattacielo, considerato il simbolo della modernit  e la catena di montaggio, hanno inevitabilmente provocato un cambiamento nella concezione classica, lineare, del tempo, che si è incurvato, spezzato, appunto, compresso. E cos, la formula “ottimizzazione del tempo = benessere” si è espansa, da una sfera puramente economica, anche alla vita di tutti i giorni, condizionando le nostre azioni, i nostri pensieri, la nostra capacit  stessa di pensare, la “sindrome della fretta” ci ha attanagliato ed è diventata ormai una componente essenziale della nostra esistenza. Ma ora rischia di portarci via qualcosa di più, la fretta, la civilt  del “tutto e subito”, rischia di causare quello che Sennett chiamava il “divorzio tra mano e testa”, una scissione tra capacit  di pensare e capacit  manuale che, unite insieme, davano vita a quello straordinario fenomeno che, ancora oggi, chiamiamo “creazione”.
questo il tema di “Gli Artigiani”, mostra che, da sabato 11 (inaugurazione ore 16.30) a venerd 29 febbraio, vedr  protagonista Carlo Improta, artista e filosofo, nella cornice di Catel dell’Ovo a Napoli. Una mostra che parla proprio di quel rapporto “mente-mano”, il cui declino ha portato alla “crisi dell’arte”, come diceva Giulio Carlo Argan, quel rapporto che, invece, era (ed è) cos vivo in quella categoria di artisti cui Improta, in piena coerenza con il suo “essenzialismo”, ha reso protagonisti, oltre che della mostra, anche del suo libro “L’essenzialista” gli artigiani. Categoria di lavoratori ormai quasi scomparsa dall’immaginario collettivo, vittima di una vera e propria “persecuzione sociale”, per dirla con le parole dell’autore, che li ha portati quasi sull’orlo dell’estinzione, gli artigiani sono forse gli ultimi depositari di quell’arte, frutto dell’ “intimo nesso tra mano e testa” ed il cui operato, la cui stessa esistenza, è minacciata da quell’economia del tempo che la vede unicamente come un residuo della premodernit , un’ultima erbaccia da strappare nel giardino del progresso.
Un viaggio “essenziali sta”, tra “schizofrenia dell’arte” e “rapporto mente-mano”, alla scoperta di valori semplici, quelli di chi non si è fatto travolgere dal veloce treno della modernit , per rallentare, anche solo un po’ e, soprattutto, pensare, che ultimamente, pare, ce n’è proprio bisogno.

Orarilun-ven ore 10- 18.30. Sab-dom ore10-13

In foto, un’opera di Improta

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