Il giornalista e scrittore Carmelo Pittari racconta come è nato il suo nuovo libro “Le voci di ieri” cantanti napoletani della radio, sabato 23 ottobre (ore 17,30) all’associazione lucana “G. Fortunato” di Napoli, in via Tarantino 4. Introduce Marisa Tortorelli Ghidini.

“Questo libro non è una raccolta di biografie è una raccolta di articoli” afferma lo scrittore. In ogni articolo, con la data di pubblicazione, ci sono notizie della carriera ma anche notizie di carattere personale. questo il valore principale del libro: ci sono discorsi, ricordi, considerazioni, riflessioni, emozioni.

“Ci sono 29 articoli del quotidiano Il Mattino più uno del giornale Roma dove ho lavorato fino al 1980 spiega- il libro si apre con l’articolo che dedico ai “posteggiatori classici” eredi della melodia, musicisti, che suonavano in un ristorante, senza contratto”. Si esibivano da zia Teresa, suonavano e giravano per i tavoli in attesa di qualche moneta. Erano musicisti di primo ordine, perch ricordavano a memoria il repertorio della canzone napoletana e dovevano conoscere tutte le canzoni secondo le esigenze del pubblico.

Gli altri 29 articoli sono interviste, ai grandi della radio di una volta, che cantavano in diretta, come Luigi Vinci. “Il Mattino mi chiese di realizzare le interviste, quando questi cantanti erano spariti”. Franco Ricci, per esempio, smesso di cantare si specializzò nella pittura di falsi d’autore; Armando Romeo a Bordighera intraprese la carriera d’avvocato; Domenico Attanasio un’attivit  commerciale; Alberto Berri fece da impresario al figlio Antonello Cannavale. Pittari confessa che il merito va all’editore, l’avvocato Paolo Izzo, che fu incuriosito dai suoi articoli e gli propose di raccoglierli tutti nel volume, pubblicato nella collana de "I Cinquecento", dedicata alla cultura napoletana.

“Le cose che vengono dette all’interno del libro, sono in gran parte curiosit , notizie inedite per cui vale la pena di leggerlo” aggiunge l’autore.

La musica è cambiata, al di l  delle tecniche musicali,e degli stili, che il presente ha prodotto. “Credo che forse prima vi era un maggiore interesse e attenzione per la musica, si sentiva e si vedeva che quello che si faceva,era fatto per l’amore di questo mestiere, per comunicare qualcosa, oggi questo sembra un po’ svanito, si lascia posto al successo, che si deve a tutti i costi ottenere, e si perde un po’ a mio avviso l’amore autentico per la passione della musica”.

Una speranza: "Mi auguro che ci siano tanti giovani amanti della canzone napoletana. Qualcuno sostiene che la classica canzone napoletana si concluda con la fine dell’epoca d’oro, ma non è affatto cos”. Di belle canzoni ce ne sono state tante altre anche nel secondo dopoguerra: "Anema e core", "Luna caprese" o "Munastero ‘e Santa Chiara".

E la sua canzone napoletana preferita? "Le apprezzo tutte ma gradisco particolarmente quelle che hanno un bel testo poetico. Roberto Murolo, per esempio, nonostante non avesse una gran voce, ha avuto successo proprio perch studiava molto bene il testo, per fornire l’interpretazione pi giusta e trasmettere adeguatamente il senso di quello che diceva”.

Nella foto, Carmelo Pittari

LA NOTIZIA – PREMIO MORANTE NARRATIVA A MICHELE MARI

L’ultimo lavoro di Michele Mari, “Rosso Floyd”, edito da Einaudi, si aggiudica il Premio Elsa Morante per la Narrativa 2010.

La giuria di Dacia Maraini, composta da Andrea Camilleri, Enzo Colimoro, Maurizio Costanzo, Francesco Cevasco, Chiara Gamberale, Emanuele Trevi, Teresa Triscari e Tjuna Notarbartolo, premia un romanzo dalla scrittura originale, dallo stile personalissimo e assolutamente riconoscibile. Un libro sui Pink Floyd, ricco di echi tra l’onirico e il reale, di personaggi e fatti accaduti ed invenzioni narrative, alla ricerca di storie e dialoghi segreti. Un’opera che ripercorre in maniera singolare la storia, la vita, le ispirazioni della leggendaria band britannica tramite la documentazione dell’autore imbevuta di testimonianze immaginarie.

In “Rosso Floyd” prendono voce i componenti storici della rock band, Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason, i cui dialoghi si mescolano con quelli di personaggi noti, cantanti, registi, critici musicali, fan, coriste, parenti e amici del gruppo inglese. L’unico a fare silenzio è proprio l’affascinante chitarrista fondatore dei Pink Floyd, Syd Barrett, la cui ombra però sembra aggirarsi tra le pagine del libro cos come sui destini della band.