Raffaele Carotenuto dopo un primo saggio di stringente attualit  politica e sociale Napoli, la citt  e il palazzo. Storie di ordinaria provvisoriet  – anno 2008 – è al suo secondo lavoro letterario L’importante è che piova – marzo 2011 edito da Tullio Pironti.
L’opera si inserisce nel filone culturale della narrativa moderna e contemporanea e abbraccia il genere psicologico.
La storia ha la voce di Marco, l’immaginario protagonista che partendo da quelle verit  di vita che accomunano i più, percorre, attraverso le tappe di un’esistenza non facile, un lungo itinerario di analisi e di esplorazione della sofferenza esistenziale. Una sorta di viaggio nelle pieghe dell’anima, in quella solitudine della mente che a un certo punto esplode in un irrefrenabile boato che prende tutto e tutti.
Il tema trattato è arduo e complesso per cui l’autore stesso non ha la pretesa di trasformarlo in un vademecum n di farne una visione al personale. Vuole invece essere un piccolo ritratto di pensieri e riflessioni su quel mondo di ombre e di luci che improvvisamente nella vita di ognuno può travolgere lo scorrere dei giorni. Non regala certezze, non propone soluzioni, ma lascia aperto uno spazio libero di vite a confronto dove il cercarsi dentro diventa un comune divenire con gli altri, un diverso ritrovarsi in condivisione e coraggio. Un nuovo guardare alla vita.
Ne parliamo con l’autore.
“L’importante è che piova” che storia vuole essere?
E’ la storia di una depressione innanzitutto capita e poi risolta. Marco a quarant’anni, dopo una gioventù apparentemente normale, deve fare i conti con se stesso. Una profonda crisi individuale lo allontaner  dalla normalit  imboccando direttamente il cammino affannoso dell’esperienza depressiva.
La formula prescelta è quella del racconto dall’interno, dal se, dall’indagine psicologica Marco, il protagonista che si racconta.

Perch avviene la rottura sociale di Marco?
Qui ogni lettore può rivedersi e scegliere personalmente, se lo ritiene, la sua rottura sociale, il proprio trovarsi indietro, guardarsi dentro ed analizzare la sua difficolt .
Perch io parto dal punto di vista che nella vita ognuno di noi ha momenti e fasi di squilibrio che è costretto a recuperare.

Allora questo libro ha un approccio generalista?
Assolutamente no, non ha la pretesa di rivolgersi per forza a tutti.
Questa scrittura vorrebbe, invece, attenzionarsi verso quanti sono disposti a fermarsi e ad interrogare il s. A chi “cade” e deve progettare la ripresa del cammino; chi legge si accorger  che innanzitutto deve riappropriarsi di se stesso, dell’aver aver bisogno di se, ricomponendo quello che si è sdoppiato.

Si può uscire dalla depressione?
Marco da questo punto di vista è l’esempio che dalla depressione si può uscire. Perde le forze per vivere, ne esce totalmente azzerato, ma si interroga, si aiuta, si accetta e riconquista nuove energie per ripartire e recuperare quella consapevolezza e quei livelli di responsabilit  che aveva erroneamente smarriti.

Perch sopraggiunge il fenomeno depressivo?
Solitudine interiore, senso di inadeguatezza nelle azioni quotidiane, insoddisfazioni crescenti, paura di dominare gli eventi, non sentire più DIO. Mancanza di coraggio nell’affrontare il peso di scelte proiettate al cambiamento. Questo mix è micidiale, chiunque può sentirsi “stroncato” da questi accadimenti psicologici.

Da dove si ricomincia?
Dalla psichiatria ma non solo. Quest’ultima indubbiamente aiuta a capire e reagire, aiuta a fare chiarezza su un nuovo quadro di priorit  e necessit  personali, mette a disposizione gli strumenti per riavvolgere la catena “spezzata” ed a rientrare in se e nella societ . Esiste, tuttavia, al pari dell’intervento psicoterapeutico, la centralit  della persona, del soggetto che sente la necessit  di riaversi. La prima ricetta non scritta è mettersi di nuovo al centro di se stessi, darsi funzioni nel frattempo perse o tralasciate e farle risalire su.

Spesso si confondono situazioni di forte emotivit  per depressione. Non si abusa un po’ troppo di questo termine?
Sono d’accordo, nel linguaggio comune c’è un chiaro abuso di questa parola, confondendola molto spesso con situazioni di disagio generale, identificando cio , lo stress, la spossatezza, la pesantezza fisica o la stanchezza psicologica con la depressione. Questa, invece, investe con una violenza tale da creare un corto circuito della mente. Probabilmente Marco ricerca il se perch capisce che i fattori destabilizzanti che lo hanno messo in ginocchio vanno individuati dentro e non fuori, la sua è una “non tenuta” psicologica, uno scoppiare dell’inconscio. Il protagonista non ha praticato vissuti emotivi profondi, non ha avuto veri e propri episodi traumatici, si è appena affacciato alla vita, non l’ha vissuta a pieno, forse ha represso continuamente le sue pulsazioni interne, le proprie emozioni, si è presentato alla vita come u            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKn indifeso, senza reti di protezione. In ogni caso Marco capisce la sua depressione, la accetta ed è in grado di combatterla con gli strumenti che ha a disposizione e che principalmente “si mette” a disposizione. Capisce che gli sta “toccando” ed è in grado di scegliere una reazione adeguata. La sottovalutazione dell’evento è il primo degli elementi da evitare, il più dannoso e pericoloso. Marco, invece, capisce.

Può influire il fattore ambientale sulla depressione e in che termini?
E’ l’elemento forse più difficile. Il riappropriarsi del “di s” dopo, ovvero riprendersi quello spazio perso o forse mai veramente avuto e rientrare in quella societ  che non aspetta e che ha poco voglia di accoglierti. Non devi semplicemente proporti, devi pretendere il tuo “esserci” senza riserve ma con la consapevolezza della tua soggettivit  al pari degli altri.
Non è facile, Marco ci prova e sa di riuscirci solo se ne condivide il convincimento con l’immensa umanit  che gli gira intorno.

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano), un momento della presentazione del libro all’Istituto italiano per gli studi filosofici e l’autore che firma le copie