Anche Napoli si sta interrogando sui centri commerciali naturali. Piccoli e moderni
contenitori che aggregano imprese commerciali, artigianali e di servizio collocati su
determinate aree delle citt .

La regione Campania sin dal 2009 ha riconosciuto e normato i Ccn.

Il punto innovativo di tali forme di aggregazione sta nel coniugare la valorizzazione del
territorio e la competitivit  del sistema commerciale.

Si sceglie un luogo omogeneo, si mette in campo un processo di riqualificazione urbana e
si chiamano gli investitori privati a contribuire.

L’elemento della riqualificazione urbana concepita nell’insieme delle scelte non solo
urbanistiche ma anche guardando ai soggetti economici che vivono e caratterizzano lo
spazio urbano è una concezione che riguarda citt  storiche, ricche di cultura e
tradizioni locali. Napoli può diventare luogo naturale per i Ccn, il suo centro storico
vetrina italiana e luogo ricettivo di contesto per l’offerta di servizi
turistico-culturali, artigianali e del commercio.

L’altra novit  va vista dal punto di vista strettamente commerciale, ovvero esercizi di
vicinato, di media distribuzione, bar, ristoranti e botteghe artigiane possono far rete e
competere con le mastodontiche gallerie commerciali dei contenitori della grande
distribuzione. Si tratterebbe di saper rispondere con intelligenza al tema della competizione sostenibile?.

A fronte dello sventramento di fette di territorio di decine di migliaia di metri
quadrati per la grande distribuzione, sottraendo standard di vivibilit  a scala locale
come verde, strutture pubbliche di quartiere, mobilit , etc., si contrappone un modello
non quantitativo ma di qualit  territoriale e di offerta di servizi a ridotte dimensioni
capaci di offrire micro soluzioni spalmate su diverse esigenze (turistiche, commerciali,
artigianali, urbane).

I Ccn possono, in parte, rispondere anche al processo di deindustrializzazione che
espelle sempre più forze produttive proponendosi di creare piccola ma buona occupazione.

Una risposta parziale ma efficace che può rispondere alla crisi del lavoro non ripiegando
su forme di intervento pubblico assistito ma proponendosi di sviluppare piccole reti
territoriali per uno shopping di qualit , a misura di consumatore e nel rispetto delle
tradizioni familiari e dell’ambiente.

La citt  di Napoli ha vie, piazze, centri storici di periferia, quartieri storicamente
riconosciuti come luoghi naturali per i piccoli scambi commerciali, basta canalizzare il
rapporto domanda/offerta nei campi del commercio e dell’artigianato, connettendoli con le
funzioni urbane e del turismo, in un più ampio progetto innovativo e di modernit 
ambientale e territoriale.

Buone prassi amministrative dovrebbero saper comprendere la mutazione culturale dei
cosiddetti /city users/, cio chi usa la citt , chi la vive e la pratica. La concezione
dello spazio fisico dovrebbe mutare in funzione della vita sociale e di interazione
umana, laddove si sviluppa la personalit , il più alto luogo di emancipazione sociale.

Il rapporto uomo/ambiente ed in definitiva uomo/citt  va consolidandosi su processi di
cambiamento molto più esigenti e raffinati di qualche decennio fa quando si privilegiava
la fabbrica pesante, l’intervento dell’uomo sulla natura invasivo ed irreversibile. Oggi
si richiede uno sviluppo eco-sostenibile, un ambiente amico e solidale, un territorio a
misura di persona, una pianificazione urbanistica capace di interpretare nuove esigenze e
bisogni collettivi.

Favorire l’allocazione dei Centri commerciali naturali farebbe fare un grande salto di
qualit  a questa citt  che in determinati settori, tra mille difficolt , riesce anche a
essere avanguardia e futuro.

Napoli vista dall’alto