Se io fossi una cittadina napoletana il giorno in cui mi fosse offerta la possibilit  di assistere ad un incontro tra le istituzioni, gli imprenditori, la curia, gli intellettuali e il resto delle forze più o meno vive ed attive della citt  ci andrei di corsa.
Per fortuna e purtroppo sono una cittadina napoletana e qualche giorno fa alla Camera di Commercio si è aperto un grande tavolo di discussione intorno al progetto regionale di riqualificazione del centro storico, dichiarato nel 1995 dall’Unesco patrimonio dell’umanit . Ci sono andata di corsa.
Il mondo delle imprese
L’elegante sala dei convegni offre spazio a chiunque. “E’ giusto che tutti i cittadini napoletani come me assistano a questo importante momento di confronto”, penso, ma il chiacchiericcio continuo, i cellulari che squillano a gogò mi fanno riflettere sul reale interesse della platea.
Il convegno, cominciato con quaranta minuti di ritardo, si apre con l’intervento di Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di Commercio.
“Per una seria e concreta rivalutazione del centro storico e di tutta la citt  è fondamentale sottolinea il presidente – la collaborazione tra tutte le istituzioni, gli industriali ed i privati ed in tal senso reputo centrale la scelta, naturale e non neutrale, di riunirci in questa sede. L’edilizia di riqualificazione, punto nodale del piano presentato, deve costituire un potente motore di sviluppo, cos come mi sembra vitale bloccare l’emorragia manifatturiera ed artigianale, che sta colpendo in termini esiziali il centro storico. Il mondo delle imprese è pronto a fare la sua parte, purch si chiuda il costosissimo libro dei sogni, aperto dalle fallimentari gestioni passate.”
Patrimonio (artistico) in rovina
Alla denuncia di Stefano Gizzi, soprintendente ai beni storici e artistici di Napoli, si ricollega l’intervento del preside della facolt  di architettura dell’Universit  degli studi Federico II, Claudio Claudi de Saint Mihiel, che paragona Napoli a un malato cronico. ” Il patrimonio artistico del centro storico ha un’estensione di 1.700 ettari circa, nei quali insistono 7.710 edifici, 300 chiese e grandi cappelle, oltre 200 delle quali attualmente chiuse. Cento tra questi edifici sono a rischio di crollo. Il sistema di tutela, adottato negli ultimi anni ha comportato una vera e propria mummificazione dell’esistente. L’urbanistica si è “adattata” ad un esiziale immobilismo, l’assenza di organismi ed istituti in grado di far rispettare le regole esistenti hanno prodotto un’etica carente, una generale insofferenza all’ordine, un forte senso di sfiducia. Le decisioni di concentrare le risorse su uno spazio ben delimitato, quale è il centro storico e di spalmare i finanziamenti in un arco di tempo piuttosto esteso rappresentano, senza dubbio, una sensibile inversione di tendenza rispetto al passato.”
L’invito ai privati ad allargare i lacci della borsa, soprattutto quando si affrontano note dolenti come quella di Palazzo Fuga, l’opportunit  di creare rete con le altre citt  d’arte e con la Milano dell’Expo, di comprimere i tempi di realizzazione, di affidare ad un soggetto unitario il sistema di appalti e finanziamenti sono, invece, i punti chiave degli interventi di Ambrogio Preziosi, costruttore ed ex Presidente dell’Acen e Paolo Graziano, Presidente dall’Unione degli Industriali Italiani.
Il piano di riqualificazione
A questo punto del convegno i cittadini napoletani in ascolto, compresa me, appaiono disorientati.
Tante analisi, tante dichiarazioni d’intenti, ma in che cosa consiste veramente questo piano regionale per il centro storico finanziato da fondi europei?
Raccattando qua e l  tra le informazioni pervenute il cittadino napoletano scopre che il progetto ammonta a 100.000.000 di euro per il centro storico racchiuso tra Porta Nolana, Porta Capuana, Port’Alba e Porta San Gennaro, che Piazza Mercato, cuore del collegamento tra il porto e la Napoli antica, Forcella, San Giovanni a Carbonara e Castel Capuano non saranno esclusi dal piano di rivalorizzazione e che i fondi riguarderanno soltanto le strutture pubbliche.
“Il piano regionale per il centro storico mi sembra chiaro e nuovo negli obiettivi afferma Fabio Mangone, Professore di Storia dell’Architettura della Federico II – in particolare per ciò che riguarda la rivitalizzazione delle botteghe e dell’artigianato e di “aree dismesse” come Piazza Mercato e Castel Capuano. Inviterei le istituzioni a riflettere anche sulla possibilit  di riqualificare la parte terminale di Santa Chiara, di spostare la collezione museale del Banco di Napoli al Monte di Piet  e creare degli spazi pubblici esterni.
All’entusiasmo propositivo del mondo dell’universit  fanno eco i soliti giochi della politica.
L’assessore all’urbanistica della Provincia, Aniello Palumbo, lamenta di non essere stato coinvolto abbastanza e auspica ad una maggiore intesa tra gli enti, l’Assessore all’Urbanistica del Comune, Luigi De Falco si mostra preoccupato per l’evoluzione della vicenda legata al centro storico, sottolineando            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxáá    BáØ Bt  B  la presenza di passaggi oscuri nel piano di recupero, consegnatogli dall’assessore all’Urbanistica della Regione, Taglialatela, soltanto pochi giorni prima.
“Mi auguro che la compartecipazione, tanto invocata, tra istituzioni e cittadini al grande progetto di rilancio del centro storico e della citt  possa essere al centro delle nostre future scelte” conclude il neossessore prima di lasciare la parola a Taglialatela.
I cittadini napoletani, pur mostrando i primi segni di stanchezza, si compattano per seguire con attenzione l’intervento conclusivo.
Qualcosa è cambiato
“I criteri nuovi sui quali si giocher  la riqualificazione del centro storico sono tre concentrazione delle forze esecutive; inquadramento di una precisa zona su cui intervenire; concertazione delle decisioni. Napoli deve vincere la scommessa del 2013 e ripartire da l. Dei 100.000.000 in questione, 30 verranno destinati agli assi stradali, alla pedonalizzazione, ai servizi ed alle strutture di sussidio al commercio. Altri 20.000.000 saranno, invece, investiti nei regimi di aiuto per i piani terra, per il decoro e l’uniformit  architettonica. Contiamo molto sulla riqualificazione dei piani terra, perch crediamo possano innescare un sano effetto di contaminazione dal basso verso l’alto. Per quanto riguarda l’entit  del nostro intervento è chiaro che siamo legati al vincolo di non poter intervenire sugli edifici appartenenti ai privati o alla curia, ma mi pare che in tal senso la chiesa abbia gi  fatto un passo verso di noi con le precedenti dichiarazioni di Monsignor Russo, il quale in questa stessa sede si è impegnato a restituire alla citt  alcuni luoghi non adibiti al culto”
“In conclusione, invito, da una parte i privati a collaborare, affinch i costi dell’operazione non ricadano interamente sull’amministrazione pubblica, dall’altra i tanti “Soloni” ad ammettere che dopo il G7 del 1994 l’interesse verso il centro storico si è affievolito notevolmente e che in 17 anni qualche errore è stato commesso.”
Il cittadino napoletano si alza e se ne va con il dubbio di aver ascoltato il solito politichese che fa rimbombare le campane, ma non crescere le citt . Eppure avverte che qualcosa è cambiato. Correre ad assistere ad un assemblea che discute dell’interesse collettivo non è da tutti, ma solo da chi smette di essere “suddito” per vestire i panni del cittadino, perch in fondo, in fondo sa, che libert  è partecipazione.

In foto, due immagini di Napoli (autori, dall’alto, Chiara Riccio e Nicholas Tolosa)