Il barbiere o i barbieri di Siviglia? Forse meglio usare il plurale, considerato che l’allestimento presentato al San Carlo vede avvicendarsi due direttori d’orchestra e due-tre interpreti in ogni ruolo. Ma che senso ha questo tourbillon di cantanti? Che cosa garantirebbe l’unitariet  di questa messa in scena? Forse la regia dell’ottimo Mariano Bauduin, che riprende quella di Filippo Crivelli. Forse il coro, anche se messo a dura prova dalla vis comica di Rossini, che risultava talvolta appesantita, per dir cos, da una certa lentezza. Tanto premesso, veniamo alla serata del 17, alla quale si riferiscono queste cronache.
Il “barbiere”, è noto a tutti, è un “melodramma buffo”, come dice il libretto e, quindi, dovrebbe se non far ridere, almeno mettere di buon umore. Purtroppo siamo usciti dal teatro con una profonda tristezza le voci erano assai modeste, il feeling tra i cantanti del tutto inesistente, su tutto aleggiava il terrore di sbagliare, che era palpabile soprattutto nelle parti d’insieme, che costituiscono il pregio delle opere rossiniane e di questa in particolare.
Forse non ci sar  stato il tempo di provare, probabilmente il vento di scirocco di questi giorni ha giocato la sua parte di sicuro, l’ironia sottile e il sorriso mai volgare del Pesarese sono stati deturpati da voci inadeguate, da tempi lenti, lontani galassie da quel ritmo incalzante e travolgente al quale ci hanno abituati i grandi interpreti rossiniani.
A questo sfacelo si aggiunga una direzione- quella di Maurizio Agostini- che non riusciva ad amalgamare un impasto forse troppo difforme e rigido, nonostante apprezzabili sforzi. Delle voci è meglio non parlare, perch c’è davvero poco da dire, se non che il San Carlo merita di meglio, come di meglio meritano i napoletani. Non si può uscire dal San Carlo avendo ancora nelle orecchie la parodia di “una voce poco fa”, o della celebre “La calunnia è un venticello”. Il pubblico applaudiva e cercava di partecipare, ma le espressioni di sdegno non erano poche. E le condividiamo appieno.

Il barbiere di Siviglia è in scena fino al 29 gennaio

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biglietteria@teatrosancarlo.it

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I PROSSIMI CONCERTI

il pianista americano Yefim Bronfman il protagonista del prossimo appuntamento della stagione sinfonica del Teatro di San Carlo in programma sabato 25 gennaio ore 20.30 (replica domenica 26 gennaio ore 18). Solista di pregio e vincitore del Grammy Award per la registrazione dei tre Concerti per pianoforte di Bartk, con l’Orchestra del Teatro di San Carlo, Bronfman eseguir  il Concerto n 4 in sol maggiore op. 58 di Ludwig Van Beethoven.
Luned 27 gennaio alle 18 con un concerto speciale, ancora una volta il teatro di San Carlo, come fa da alcuni anni, celebra la giornata della memoria, ricordando il giorno in cui nel 1945 l’Armata Rossa irrompeva nel campo di Auschwitz e svelava al mondo la tragedia dell’Olocausto.
Anche il Massimo napoletano, per non dimenticare e ricostruire il filo fragile dei ricordi, propone un repertorio cucito sui temi della memoria, nel segno della conoscenza e della consapevolezza.
Sul podio per l’occasione Salvatore Caputo, impegnato a dirigere Coro e Strumenti solisti del Teatro di San Carlo.

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In foto, una scena dell’allestimento sancarliano