Come si racconta un disastro ambientale? E in che modo si può fare chiarezza in una storia tragica e complessa come quella dei rifiuti in Campania, dove interessi economici e criminali, responsabilit  politiche, esasperazioni mediatiche si sono intrecciati e hanno lasciato una ferita profonda nel territorio e nella vita delle persone? Giuseppe Manzo e Antonio Musella tentano di ricostruire storicamente la vicenda nel loro libro “Chi comanda Napoli” (Castelvecchi editore, pagg. 183, euro 12,50), con lo scopo dichiarato “di rendere giustizia alle migliaia di cittadini che per i prossimi anni vivranno sulla propria salute le conseguenze del disastro ambientale”.
L’emergenza che si trasforma in crisi permanente, le inchieste giudiziarie insufficienti a fare piena luce sulla gravit  dei fatti accaduti, le rivolte dei comitati cittadini esasperati da anni di avvelenamento del territorio e di inadempienze istituzionali, le leggi speciali che producono sedici anni di commissariamento straordinario, il traffico di rifiuti tossici illegali prodotti da aziende del Nord e sversati nel Sud nel libro sono analizzati tutti gli aspetti cruciali, con una particolare attenzione per il racconto dei mezzi di comunicazione sui fatti di cronaca verificatisi a Pianura, Chiaiano, Terzigno e in tutti i luoghi in cui i comitati contrari alle discariche protestarono e si mobilitarono per impedirne l’utilizzo.
Gli autori parlano esplicitamente di “criminalizzazione del dissenso”,denunciando i tanti luoghi comuni e le superficialit  di editorialisti e commentatori politici nel presentare le proteste di piazza con un unico schema interpretativo l’errore di chi contestava l’apertura di una discarica e l’interesse dei clan criminali a infiltrare violenti e antagonisti nei disordini di quei giorni. Manzo e Musella sottolineano l’importanza dell’esperienza popolare dei comitati cittadini antidiscarica, capaci di “proporre un modello alternativo di gestione dei rifiuti, individuare l’assemblea come luogo comune di discussione e decisione, costringere le istituzioni locali a cedere sovranit  in materia ambientale all’assemblea generale”. in questi territori, affermano gli autori del libro, che in Campania si è parlato per la prima volta di raccolta differenziata e di trattamento a freddo, in opposizione a quanti sostenevano il ciclo ecoballe- discariche- inceneritore.
“Chi comanda Napoli” racconta la violazione di legalit , le sofferenze e lo spreco di denaro pubblico, la perdita di fiducia in una giustizia che non riesce a impedire la prescrizione dei processi per reati ambientali. Nel libro si susseguono, come anelli di un’unica catena, i tanti episodi inquietanti della vicenda rifiuti i circa dieci milioni di tonnellate di ecoballe di cui non si sa cosa c’è dentro; i falsi collaudi degli impianti di trattamento dei rifiuti; la sparizione di fascicoli dell’Enea che avrebbero certificato i livelli di radioattivit  abnormi della zona di contrada Pisani a Pianura; il percolato prodotto dalle ecoballe abbandonate in discarica o nei siti di stoccaggio che viene sversato illegalmente in mare.
In un periodo di transizione dopo la fase acuta della crisi, contraddistinta dalla nuova giunta comunale guidata da Luigi de Magistris che rilascia un’intervista nelle ultime pagine del libro, è cresciuta la consapevolezza dei cittadini sui pericoli di una cattiva gestione del ciclo rifiuti, ma sono ancora incerte le prospettive future per chi vive in quei luoghi.
Se è inimmaginabile la quantit  di rifiuti tossici sversati nelle campagne e nelle discariche sequestrate che ne sar  delle falde acquifere? E quali saranno le conseguenze per la salute delle popolazioni locali? Interrogativi drammatici, per il momento senza risposta.

Manzo e Musella processi a rischio prescrizione

Giuseppe Manzo è un giornalista, collabora con “Il Corriere del Mezzogiorno”, “Terre di Mezzo”, è redattore del Giornale Radio Sociale ed è responsabile della comunicazione di Legacoopsociali. Nel 2011 ha pubblicato il libro “Scripta. Diario clandestino di un cronista” (ed. Centro Autori).
Antonio Musella è membro del desk del portale di informazione indipendente Global Project e tra i fondatori di Centro Studi Alternativa Comune. Nel 2008 ha pubblicato “Mi rifiuto!” (ed. Sensibili alle foglie).
Negli anni del commissariamento i mezzi di comunicazione hanno fatto un uso insistente del termine “emergenza”, invece di quello più appropriato di “crisi”. Perch?

“Oltre 17 anni di commissariamento straordinario non è un’emergenza. Le carte processuali e degli inquierenti, i fallimenti del Piano Rastrelli-Bassolino e le utlime intercettazioni del patron di Enerambiente Stefano Gavioli ci fanno capire che si trattava di una pianificazione per erogare fondi pubblici e fare profitto. Un vero e proprio sistema che non ha nulla di “improvviso” o di “irreparabile” come invece si caratterizza un’emergenza”.

Nel libro si afferma che la protesta espressa dalle comunit  locali sulle discariche fu criminalizz            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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“Il primo aspetto è che “vicino casa” era sempre un Parco protetto Pianura-Astroni, Chiaiano-Parco delle colline, Terzigno-Parco nazionale del Vesuvio. In realt  chi è sceso in piazza non si opponeva solo alla discarica ma all’intero Piano, agli inceneritori e reclamava raccolta differenziata e alternativa per lo smaltimento (compostaggio, trattamento meccanico biologico, etc.). Anzi sono state proprio le comunit  in lotta ad avere un ruolo importante per rendersi conto del disastro ambientale in atto a Napoli e in tutta la regione. Altro che egoismo. Si dipingevano come egoisti i manifestanti per sminuire la portata della proposta che quelle lotte esprimevano”.
I processi rischiano la prescrizione? Qual è la realt  giudiziaria?
“La realt  è proprio la prescrizione. Non pagher  nessuno per i fallimenti di questo ventennio. Invece una multinazionale come Impregilo intascher  oltre 500 milioni di euro di fondi europei senza che i cittadini abbiano trovato beneficio dall’inceneritore di Acerra”.

La gestione pubblica della raccolta rifiuti è una scelta obbligata? Le imprese private rappresentano un reale pericolo di mala gestione?

“Il Noe, i magistrati, i comitati e alcuni bravi giornalisti hanno dimostrato che le aziende per il trasporto o la gestione delle discariche erano l’anello di congiunzione con i clan. Basta solo citare il caso di Chiaiano. Dall’inizio degli anni novanta il settore dei rifiuti conosce un’altissima infiltrazione mafiosa, attraverso prestanome e il gioco delle scatole cinesi per aziende colpite da interdittiva antimafia. Anche per questo dal primo aprile Asa ha deciso di non continuare con i subappalti. Ovviamente occorrono scelte coraggiose e serie perch ci sia una gestione pubblica dello smaltimento dei rifiuti. Ed occorrono anche fondi e risorse. I Comuni rischiano di essere costretti a privatizzare i servizi di raccolta a causa dei tagli del governo Monti”.

Gli esperti avevano lanciato più volte l’allarme le cave a fossa della Campania sono ubicate in ammassi rocciosi permeabili e non possono essere trasformate in discariche. Un disastro annunciato?

“L’intervista nel libro a Francesco Maranta testimonia come a met  degli anni novanta c’era chi aveva denunciato gli errori di quel Piano. La cosidetta “emergenza” rifiuti in Campania è stata (ed è) un reticolo di interessi milionari e clientelari a partire dal ’92 la prima maxi tangente della Tangentopoli napoletana coinvolse l’allora assessore alla Nettezza urbana Antonio Cigliano per la trasformazione della municipalizzata che si occupava di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Gli stessi figli di Cigliano, 19 anni dopo, sono stati arrestati nell’inchiesta riguardanti i subappalti di Enerambiente…

Nelle foto, la copertina del libro, Giuseppe Manzo, in basso a sinistra, e Antonio Musella