Storia di donne. In un film di Philippe Claudel. Prima iniziativa autunnale dell’Istituto Francese di Napoli al cinema Filangieri è stata la presentazione del film di Claudel “Ti amerò sempre” 115′ del 2008 con il regista, scrittore e accademico di letteratura alla Univesit di Nancy, intervistato da Valerio Caprara (in foto a destra, con il regista) e Angelo Cannavacciuolo.
Film con Kristin Scott Thomas, Elsa Zberstein, Serge Hazanavicins, Laurent Grevill, Frederic Pierrot, è la storia drammatica di Juliette, ripudiata dalla famiglia per un omicidio, torna a vivere con la sorella Lea dopo quindici anni di carcere. Rientro difficile nella societ . Tante difficolt . Tutti vogliono sapere il motivo della sua lunga assenza, dove è stata, cosa fa e di che cosa si interessa.facilitata, però, nei rapporti con un capitano di polizia che cura la sua libert  provvisoria e da una assistente sociale che le facilita la ricerca di un impiego. In tribunale non si è difesa non motivando mai il suo efferato e inspiegabile delitto. Continua a rimanere murata nel suo silenzio.
Trova difficolt  a dialogare. E quando in una cena tra amici della sorella, uno dei presenti le chiede con insistenza «Juliette degli spiriti dove sei stata? », risponde «quindici anni in carcere», nessuno le crede tranne un professore collega di Lea, che ha insegnato per anni in un carcere. l’unico che legge sul suo volto i segni di una lunga solitudine, di umiliazioni, di angosce senza più lacrime, di giornate monotone , di una vita senza incontri e priva di quella libert  che rende vivi e vitali ogni essere umano.
A tirarla fuori dal baratro della solitudine è Lea con i suoi silenzi sul passato, con l’affetto dato a piccole gocce, con gli occhi aperti in ogni istante per captare ogni cenno di ritorno alla vita, la sua piccola figlia adottata di anni otto vietnamita, un pianoforte, una canzone.

Claudel visualizza la malinconia delle due donne con immagini rarefatte, atmosfere grigie invernali.
Non usa campi lunghi. Primi piani e riprese quasi raso terra eliminando cielo, parti alte di monumenti e palazzi, chiome di alberi, per rimanere nell’intimit  delle protagoniste.

Nell’intervista, parlando in francese ma comprendendo bene la nostra lingua, confessa di non saper dipingere e allora da scrittore e da regista disegna e dipinge.
Dichiara che la pittura è vera arte universale comprensibile priva di parole da tradurre. Una pittura parla subito e con un colpo d’occhio la si può leggere in un istante. La musica è universale anche essa ma ha tempi lunghi per poterla capire avendo essa inizio, intermezzo, finale. Nel film domina la ricerca affannosa di voler vivere. Mai arrendersi e soccombere. C’è sempre un tempo e un modo per ricominciare ad essere uomini ed uscire dall’ombra delle paure.

Claudel ha vinto con “le anime grigie”, tradotto in ventidue paesi, il premio Prix Renaudot nel 2003.
Scrittore e sceneggiatore da regista riscrive la stessa storia adattandola agli attori per ritrovare nei loro volti, nei loro occhi, l’anima del personaggio descritto dalla sua penna.
Sar  presidente di giuria al prossimo festival del cinema di Nancy, ed essendo conoscitore e amante del cinema italiano si spera in un premio che non è stato dato a Cannes.