Fittissima è stata quest’anno la compagine di iniziative in occasione della giornata mondiale per la lotta al femminicidio, il 25 novembre 2013. Anche il cinema si è tinto dei colori commemorativi con la programmazione unica ed esclusiva sul territorio nazionale del film tedesco “La moglie del poliziotto”, ospitata a Napoli dal Cinema Modernissimo alle 20.30.
Un’esposizione a carattere informativo presentata da Amnesty International, ha illustrato in termini statistici la condizione odierna della donna, quindi della piaga sociale che la offende, facendo pertanto da preludio alla proiezione di un film che volutamente ne mette da parte la logica comprensibilit .
“La moglie del poliziotto” nasce dal braccio rigoroso e metodico di Philip Grning (gi  padre de “Il Grande Silenzio” 2005), esperto regista e sceneggiatore, il suo amore spassionato per la psicologia e la filosofia si manifesta nei suoi prodotti cinematografici in quella ricerca ostinata della natura delle cose, che diviene nell’ultimo film, trasparente, talora quasi impercettibile, e soprattutto imbevuta di cromature lievi e sensibilissime.

La storia si sviluppa intorno alla quotidianit  di una famiglia in apparente serenit , a una moglie gelata nelle lividure di un amore incondizionato, a un marito preciso nel lavoro ma prepotente e brutale in famiglia, e infine a una figlia, naturale assimilatrice reattiva dell’illogica mutabilit  emotiva del nucleo esplosivo in cui vive.
Al centro del viaggio vi è una struttura pensata e organizzata con grandiosa sistematicit , che tenta di sostenere l’anima vitale del film a tratti sfuggente e discontinua. Sebbene traspaia una forte tecnicit  nell’impianto suddiviso in 54 capitoli, suggerendo quindi una facile e ordinata visione dell’intero, ciò che stupisce immediatamente è l’infinito introspettivismo offerto dall’alternanza di scene silenziose, a tratti oniriche, con momenti di incontenibile violenza e aggressivit  emotiva.
Il regista pare voglia giocare a tira e molla con l’attenzione emozionale di chi è spettatore di uno scenario irrazionalmente feroce, caricandolo di effimera tranquillit  e apparente quiete. Il prodotto finale agisce sul controllo non solo emotivo ma anche fisico di chi osserva, inducendo lo spettatore ad aprire gli occhi.

In foto, una scena del film