Dal giornalista e fotografo free lance, Renato Aiello riceviamo e volentieri pubblichiamo

Uscito nelle nostre sale a novembre 2017, e distribuito da M2 Pictures, La signora dello zoo di Varsavia (The Zookeeper’s wife, foto) è l’ultima pellicola diretta da Niki Caro, regista del prossimo Mulan live-action della Disney e già autrice di regie importanti come La ragazza delle balene e North Country – Storia di Josey, entrambi con attrici da nomination all’Oscar a suo tempo, la maori Keisha Castle Hughes e la sudafricana Charlize Theron. È  interpretato con intensità da Jessica Chastain, da Daniel Brühl e Johan Heldenbergh, alle prese con un disturbante triangolo di amore e ossessioni, eppure la regia poco incisiva e decisa, e alcuni buchi di sceneggiatura, non lo rendono memorabile.
Lo diventerà invece per il tema affrontato, e la storia vera da cui è ispirato, quella di Antonina Żabińska, moglie, madre e lavoratrice infaticabile che per molti, durante la seconda guerra mondiale in Polonia, divenne col marito Jan un faro di speranza nella Varsavia occupata dai nazisti.
La settimana della memoria è arrivata e culminerà il 27 gennaio con la ricorrenza internazionale della liberazione del lager di Auschwitz – Birkenau, a opera delle truppe sovietiche dirette a Berlino nel ‘45 dopo il tracollo del terzo Reich. Sono tante le iniziative, gli eventi e gli appuntamenti culturali in giro per l’Italia, e tra letture, incontri, immancabili film del filone e associazioni al lavoro “per non dimenticare”,  quest’anno sarebbe il caso di recuperare un film passato troppo velocemente in sala, e che il cinema La perla di Napoli ad Agnano ha inserito nel suo ciclo del cineforum invernale lunedì 22 e martedì 23 gennaio (ore 18.15 e 21).
Tratto dal best-seller di Diane Ackerman, edito in Italia da Sperling and Kupfer, e basato a sua volta sui diari personali di Antonina, il film racconta la storia eroica di una donna che, pur vivendo in un’epoca di paura e distruzione, ha combattuto per preservare quel che di buono resiste nell’animo umano durante le tempeste della Storia. Nella Polonia del 1939, la brutale invasione nazista, che apre di fatto la Seconda Guerra Mondiale con la crisi di Danzica, porta morte e devastazione in tutto il paese e la città di Varsavia viene ripetutamente bombardata.
Antonina è ritratta da una luminosa Chastain, in odore di Oscar dopo la nomination ai Golden Globes per il film Molly’s Game, grande protagonista sui red carpet per il movimento #MeTtoo e #TimesUp.
Con il dottor Jan Żabiński (nel film è Johan Heldenbergh), custode dello zoo della città, fa coppia sia nella vita privata che in quella professionale. Dopo la distruzione dello zoo sotto le bombe i due si ritrovano da soli a salvare i pochi animali sopravvissuti. Sgomenti per ciò che sta accadendo al loro amato paese, la coppia deve anche sottostare alle politiche di allevamento perverse del nuovo capo zoologo nominato dal Grande Reich nel Governatorato Generale: Lutz Heck (interpretato da Daniel Brühl), impegnato nel sinistro e disturbante tentativo del Reich di ripopolare le foreste europee con animali scomparsi o estinti dai tempi antichi o medievali.
Quando la violenza nazista arriva all’apice e inizia la persecuzione degli ebrei con la chiusura del ghetto e il suo rastrellamento, in vista della tristemente nota soluzione finale, i due coniugi decidono che non possono restare a guardare e cominciano in segreto a collaborare con la Resistenza, intuendo che le gabbie e le gallerie sotterranee dello zoo possono ora servire a proteggere in segreto delle vite umane.
Toccanti le scene di rifugio e sistemazione degli abitanti confinati precedentemente al ghetto dai padroni nazifascisti, così come il salvataggio della ragazzina divenuta muta dopo le violenze maschili.
Antonina non esita a mettere a rischio anche se stessa e i suoi figli, di cui uno in grembo, concepito nel terrore della guerra, mentre le fiamme del conflitto e dello sterminio giungono sotto forma di cenere funesta alle loro finestre, citazione inevitabile della stessa distruzione dei corpi e delle prove del genocidio in terra polacca.
Renato Aiello