La storia dell’arpa è sorprendentemente legata alla storia di Napoli. Se Napoli fu un Regno aperto, crogiolo di culture anche opposte, l’arpa, di quelle culture riusc a rappresentare il sacro e il profano, il colto e il popolare. Senza risalire alle origini dello strumento, sul finire del 500 l’arpa godette di grande popolarit  e si confermò strumento principe con l’avvento della Villanella, musica profana progenitrice della Canzone Napoletana e dell’Opera Buffa. La grande popolarit  che l’arpa godette nel Regno di Napoli era tangibile, e grazie alla figura dell’ “arpista girovago”, sul finire del 1600, fino ai primi decenni del 1900, l’arpa portativa arrivò in Europa, nelle Americhe, in Australia e nel nord Africa, con un repertorio colto e popolare allo stesso tempo. Se le ” Tre grazie ” di Antonio Canova simboleggiano lo splendore, la gioia e la prosperit , Cira Romano, musicista, potrebbe unirsi a quella scultura e rappresentare ” la grazia interiore “.
Siamo nei pressi della Sala Scarlatti del Conservatorio San Pietro a Majella ed è l che le chiedo
Cira chi sei?
Sono una studentessa che, visto i tempi, spera in qualche opportunit  lavorativa in Italia.
Un ricordo di Cira bambina che incontra la musica?
Quando avevo dieci anni, mi regalarono un’enciclopedia multimediale dove trovai una sezione dedicata agli strumenti musicali. Cos ho conosciuto l’arpa, il suo suono, e ne rimasi folgorata. Ho subto una grande resistenza da parte di mio padre, il quale non voleva che studiassi uno strumento musicale e soprattutto l’arpa. La mia famiglia ricca di senso pratico, perch da generazioni pizzaioli, pensava che con la musica non si può vivere. Poi arrivammo a un compromesso, potevo studiare il pianoforte, perch a mio padre doveva sembrare uno strumento che offriva più possibilit  lavorative. Devo il passaggio allo studio dell’arpa all’ex Direttore del Conservatorio di Napoli Vincenzo De Gregorio, il quale trovò gli argomenti giusti e convinse mio padre.
L’arpa è uno degli strumenti più antichi, risale al III sec. a.C., e via via ha avuto un’evoluzione strutturale.

Quanto rispetto bisogna avere nell’accostarsi allo studio di questo strumento?

L’arpa è uno degli strumenti più difficili, infatti il suo studio raramente viene portato a termine, però se durante il percorso di studio diventi un tutt’uno con l’arpa e quindi senti che lo strumento fa parte di te, non lo lasci più.

La tua arpa è di fabbrica o di liuteria?

Di fabbrica.
E’ adatta a tutte le tue esigenze di arpista?
S, amo la mia arpa.
Dove conservi la tua arpa?
Sono originaria di Torre del Greco , vivo a San Gennaro Vesuviano, in una casa piuttosto grande, al centro della sala ho messo le mie arpe, quella classica e la celtica.
Che rapporto hai con il tuo Maestro, cosa apprezzi di più del suo insegnamento?

Maria Rosaria Vanacore mette a disposizione tutte le sue conoscenze , tra le sue allieve c’è anche la figlia, ma il suo comportamento è uguale con tutte noi.
Hai gi  un tuo repertorio?
S, prediligo il romanticismo perch fa emergere la mia anima.
Hai partecipato a concorsi internazionali per giovani musicisti, a vari eventi e anche al Festival di Acquappesa per il doppiaggio cinematografico nella categoria colonne sonore. Mi racconti di quest’ultimo?
Una delle mie prime esperienze l’ho avuta in un’Orchestra giovanile composta da cinquanta elementi. Poi ho fatto parte a 18 anni di un’ Ensemble di quindici elementi. Ad Acquappesa ho eseguito le musiche di Morricone, di Piovani, ma anche le Villanelle napoletane è stata per me una importante vetrina perch successivamente mi hanno chiamata per il Premio Nicola Carrozzino.

” A Napoli io vedo una sola distrazione, non proibita, alle passioni che quel clima mette nei cuori è la musica. ” Cos c’è scritto nel Teatro San Carlo ed è una considerazione di Stendhal, che ne pensi?

I tempi sono molto cambiati … ora la musica è una passione meno condivisa, una volta si faceva musica in molte case e l’arpa era uno strumento popolare molto diffuso. Napoli non è più come allora la culla della musica. Sono giovane e mi auguro di poter vivere una nuova stagione della musica napoletana ricca di qualit  e vitalit .
Ho sentito suonare Cira a Palazzo Gravina, in occasione della presentazione di ” Donna è Anima “, 33 interviste a cura di Bufano, Franchini e Franzese, sviluppate con l’intento di dare un messaggio positivo in un momento cos triste per le donne vittime di violenza. Romano, durante l’evento, ha ben rappresentato , con la sua musica, le corde dell’animo femminile. Cira e la sua arpa sono davvero una stessa cosa e osservandole posso dire che sono ipnotiche, ammalianti, seducenti e armoniose. Facciamo un po’ tutti in modo che Napoli non sia matrigna con queste creature talentuose che prima forma e poi abbandona.

Nelle foto, Cira Romano con la sua arpa