Ritorna al S. Ferdinando, dopo la calorosa accoglienza riservatale a giugno da pubblico e critica al suo debutto in prima mondiale al Napoli Teatro Festival, Circo Equestre Sgueglia, opera fondamentale della drammaturgia vivianea, nella poetica rilettura del regista argentino naturalizzato francese, Alfredo Arias. L’alto livello della performance, peraltro riconosciuto dal Premio Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2013, è il risultato di una composita e fortunata compresenza di elementi che rende certi eventi teatrali epocali. Primo tra tutti l’ incontro tra Arias e Viviani. Il lembo orientale della Napoli storica, la piazza Mercato dei Venti del secolo scorso, e i margini polverosi e assolati della “pampa urbana” di Buenos Aires dimostrano analogie impressionanti. Arias si cala con naturalezza nella scrittura di Viviani, ritrova per una intermittenza del cuore’ un paesaggio umano che gli è familiare il melodramma e gli spettacoli di strada, un curioso misto di circo, music hall e teatro; vite emarginate, predestinate alla fame e alla miseria, per le quali la trasgressione passionale, resta l’ unica forma di libert  di cui possono godere.

Sul fondale, la fedele rappresentazione primo novecentesca della piazza del Carmine.
Al centro della scena, la solitudine di una misera comunit  circense, idealmente iscritta nella pista circolare, separata dall’esterno da una serie di drappi rossi, segno del labile confine tra la vita e uno spettacolo, peraltro mai rappresentato. In questo spazio angusto si gioca l’intera vicenda, basata su una duplice triangolazione, moglie-marito-amante. Nella prima il clown Samuele, marito ingenuo, nell’altra Zenobia, moglie sottomessa e devota.
Due sconfitti, puniti dalla vita, lei per il suo amore cieco venato di quel rassegnato masochismo, tanto presente nelle figure femminili del teatro di Viviani, sorda ai maltrattamenti ” e non è a dire che non mi vuole bene…” ; lui per la dedizione esclusiva al suo mestiere di clown che ha consentito alla moglie delle libert  che lo renderanno ridicolo agli occhi della piccola comunit .
A far precipitare gli avvenimenti, il pettegolezzo malevolo e la denuncia anonima di Bettina, altro topos della drammaturgia vivianea, reso en travesti, con maliziosa spigliatezza da Gennaro Di Biase.Splendida la performance dei due protagonisti, Massimiliano Gallo- Samuele e Monica Nappo- Zenobia, nel pieno della loro maturit  artistica. Tutti gli altri attori, perfettamente impegnati in una coralit  alla quale la sapiente regia ha impresso un ritmo perfetto, privo di cedimenti. Carmine Burrino- Giannetto, Lorena Cacciatore-Nicolina-, Giovanna Giuliani-Giannina, Lino Musella-Roberto, Marco Palombo-don Ciccio, Autilia Ranieri-Marietta. Tra loro, spicca Tonino Taiuti- Bagonghi timbrica seducente e inconfondibile, temperamento musicale, tempismo della vis comica, funambolismo del corpo e della parola, il meglio della tradizione napoletana di commedia, il sapore delle maschere, le suggestioni dell’avanspettacolo, il nobile marionettismo di Totò. Un interprete ideale del teatro vivianeo.

Per le affinit  elettive’ che lo legano a Viviani, Arias si concede rivisitazione poetica del mondo di don Raffaele’
apre al melodramma e ai sentimenti forti, ma senza forzature sentimentalistiche; valorizza sapientemente quel mix di pianto e riso che costituisce la caratteristica distintiva della sua scrittura teatrale, mediante una nuova sintassi narrativa dalle linee più tese e un ritmo più sostenuto. Arias naviga con autorevolezza nei tre atti originari, l’ultimo riassunto brevemente, riproponendoli senza soluzione di continuit , in linea con i canoni rappresentativi più recenti, resi peraltro possibili dalle moderne soluzioni scenografiche, ma conserva una sostanziale fedelt  alla rappresentazione naturalistica del teatro di Viviani, evitando la tentazione di una lettura eccessivamente intellettualistica. Si consente solo qualche garbata concessione a un simbolismo di facile lettura, la cagnetta, “madama lattughella”, in forma di sagoma calata dall’alto; un cavallo rappresentato da due figure umane, una con testa equina e l’altra piegata ad angolo in funzione di corpo; e poche surreali materializzazioni che Zenobia, ormai vedova, fa del suo recente passato. Suggestive e essenziali le soluzioni scenografiche di Sergio Tramonti, i costumi di Maurizio Millenotti, preziosi per unit  tonale e sensibilit  cromatica.
Sempre puntuale il disegno delle luci di Pasquale Mari e i movimenti coreografici di Luigi Neri, cui il ritmo dello spettacolo deve non poco. Notevole lo scioglimento della tensione erotica della Tarantella segreta nei modi tradizionali della tammurriata. Qualche perplessit  sull’affidamento della Canzone a sotto’o carcere al Narratore che ha in mano l’immagine del volto di Graziella. Considerata, infine, l’importanza della musica e delle canzoni, che tanta parte hanno nel teatro vivianeo, particolare menzione meritano gli arrangiamenti musicali di Pasquale             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèCatalano che equilibrano in giusta misura le ingenuit  armoniche del Viviani “compositore”, rivisitandone la melodia e rafforzando le armonizzazioni alla luce delle suggestioni del teatro musicale contemporaneo. Senza mai prevaricare. Impeccabile l’esecuzione delle musiche dal vivo. Efficacissima l’orchestrazione, nonostante l’esigua componente strumentale.
Uno spettacolo ben riuscito, dunque elegante, innovativo pur nel rispetto della tradizione, curato nei minimi particolari. Attesissimo, è stato accolto di nuovo connumerosi e meritatissimi applausi finali e di sortita nei momenti più vivaci della rappresentazione. Si replica fino al 2 marzo.

Teatro San Ferdinando, Piazza Eduardo de Filippo, 20, 80139 Napoli
tel. 081291878

foto, una scena dello spettacolo