Mettere in scena Luigi Pirandello è difficile. un mestiere a parte, dicono. Quello che dice il regista Antonio Gargiulo della proposta partenopea di “Liol “, testo curato dall’autore siciliano nel pieno della prima guerra mondiale, pare abbastanza eloquente a comprendere la difficolt  e al contempo la responsabilit  di questa prima assoluta della rassegna teatrale “Classico Contemporaneo” e inscenata tra i portici del Chiostro del convento di San Domenico Maggiore, nel cuore del centro antico di Napoli.
Spiega il regista, nonch direttore del progetto luci «Impossibile attualizzare una vicenda come quella di Liol , cos radicata in una storia seppur cos vicina a noi che sembra ormai passata. Ciò che affascina e ne garantisce la godibilit  ancora oggi, a nostro avviso, è la possibilit  di riscontrare vizi e trovate, intrighi e colpi di scena cui lo spettatore, supremo giudice dalla fantasia di bambino, non si abituer  mai e per cui sar  sempre molto grato. Abbiamo, quindi, immaginato una scenografia che faccia a meno del superfluo, facendo affidamento a un progetto luci diegetico, e soluzioni che denunciano il forte contrasto tra il dinamismo tentato dal protagonista e l’attanagliante realt  di un mondo, una realt  che faticano ad adattarsi al cambiamento, e, di conseguenza, ad accettare il fallimento di un progetto di stabilizzazione».
E sar  lo stesso Gargiulo ad interpretare l’esuberante Liol , eccentrico e a tratti egocentrico personaggio pirandelliano che, tra una proposta di matrimonio rifiutata e un’infedelt  ai danni dello zio Simone (interpretato da Ciro D’Errico), riuscir  a cavarsela ancora una volta, sfuggendo ai voleri e agli inganni altrui. In particolar modo uno, quello organizzato da zia Croce e Tuzza, madre e figlia rispettivamente interpretate da Daniela Cenciotti e Fortuna Liguori Tuzza, avendo ceduto alle lusinghe di Liol , si scopre incinta di lui ma, pur di non accettare la sua proposta di matrimonio, inscena un inganno con sua madre al fine di “smascherarlo” di fronte l’intero paese.
Recitando, la giovane donna fa finta che il figlio che porta in grembo sia di suo zio Simone, sposato con l’orfana Mita, dalla quale, dopo quattro anni di matrimonio, non riesce ad avere figli. Cos, nonostante l’incesto mai avvenuto, i due decidono di avvicinarsi, gettando nella vergogna la giovane sposa, interpretata da Veronica Cavuto, che si scoprir  incinta di Liol  alla fine dell’intreccio e che, protetta da tutti, torner  con suo marito, convinto che il figlio sia il suo.
A madre e figlia, imbevute di dolore e vergogna, non resteranno che le ceneri del loro sbaglio il figlio di Tuzza e Liol  nascer , ma non sar  mai riconosciuto. “Andr  a giocare con gli altri, gli insegnerò a cantare”, queste le ultime parole del protagonista prima del buio finale.
Tra gli altri, hanno preso parte alla scena anche Valentina Martiniello, Liliana Palermo, Valentina Martinelli, Nunzia Di Mare, Antonia Baiano e Arianna Cristillo.

In effetti, come sostiene lo stesso attore, la scenografia, curata da Massimo Malavolta, non poteva che essere essenziale
i personaggi giocano su di un palco quasi totalmente vuoto, intorno a sedie, qualche sacco, sporadici utensili che rimandano alla quotidianit  povera tipica del periodo della guerra. Cos come i costumi di Maria Pennacchio per ciascuna delle donne, che compongono la maggioranza della compagnia, è riservato un abito composto quasi di cenci, con gonne larghe e corpetti, bandane; gli uomini, due, hanno abiti essenziali, rurali. Liol  è addirittura scalzo (in foto).
« cos gioconda che non pare opera mia », cos Pirandello definisce la sua opera, ispirata al capitolo IV del romanzo “Il fu Mattia Pascal”, in cui si narrano le vicende del vagabondo e sempre giulivo Liol , soprannome di Neli Schillaci. Intrighi, intrecci, imbrogli questa la fitta, e quanto mai banale rete che caratterizza la commedia siciliana di cui lo stesso autore, a suo tempo, si meravigliò.

Prossimi appuntamenti con la rassegna

24 agostoPiccoli Crimini Coniugali di ric-Emmanuel Schmitt
25 agostoNa Lettera Pe’ Tre Nnammurati tratto da Antonio Petito
26 agostoSpettri liberamente tratto dall’omonima opera di Henrik Ibsen
27 agostoUccelli quasi senza parole scritto pensando a Uccelli di Aristofane
28 agostoSottovoce. Omaggio a Raffaele Vivianicon Marina Bruno, Elisabetta D’Acunzo
29 agosto L’avaro a pranzo tratto da “L’Avaro” di Molière
30 agosto L’avaro a pranzo tratto da “L’Avaro” di Molière
Fino al 30 agosto 2015 alle 21,30, nel Chiostro del Convento di San Domenico Maggiore
Prezzo biglietto Intero 12 euro Ridotto 10 euro
Per saperne di più
www.napolidavivere.it/2015/08/08/teatro-classico-contemporaneo-a-san-domenico-maggiore/#sthash.7cjoy74a.dpuf