Dalla foglia di coca coltivata nella foresta colombiana alla bustina venduta dagli spacciatori nelle strade e nelle piazze delle citt  di tutto il mondo. L’idea alla base del libro “L’impero della cocaina” (Edizioni Newton Compton, pagg. 224, euro 9,90) è di seguire il percorso fatto per realizzare il traffico di stupefacenti, oggi dominato dalla ndrangheta calabrese.

Un’inchiesta durata circa tre anni, un viaggio per scoprire i componenti della catena criminale nel business della droga i campesinos che coltivano le piante di coca per convenienza economica e perch sottoposti alle minacce dei narcotrafficanti; i cartelli colombiani impegnati nella raffinazione della coca in laboratori specializzati; i trafficanti, sempre all’avanguardia nell’inventare nuovi stratagemmi per trasportare il carico di droga in giro per il mondo, come impregnare gli abiti di cocaina liquida o diluire la coca nel lucido da scarpe o ancora farla viaggiare nei fogli di catrame utilizzati per isolare i tetti; i grossisti che ricevono la droga dalle cosche e la girano ai piccoli spacciatori, gente disgraziata il cui guadagno è irrisorio; i colletti bianchi incaricati di ripulire il denaro sporco ricavato dalla vendita al consumatore finale.

La cocaina è diventata una droga di massa, ormai sono innumerevoli le categorie sociali che ne fanno un consumo abituale e si calcola per la ndrangheta un ricavo di circa venticinque miliardi di euro un giro d’affari di dimensioni impressionanti.

“L’impero della cocaina” racconta i retroscena di un reportage foto e video realizzato nel 2008 per la rivista “Max”, dall’assalto a una raffineria nella giungla colombiana all’incontro con gli affiliati delle famiglie malavitose nei paesini dell’Aspromonte calabrese una storia cruda e scioccante, che testimonia come la ndrangheta sia riuscita a trasferire la sua organizzazione in tutte le parti del mondo e a diventare un potere criminale globalizzato.

L’autore, Andrea Amato, è il direttore contenuti di Radio 101 e si occupa di giornalismo d’inchiesta da molti anni. Amato spiega “La mafia calabrese è vista quasi come un gruppo di pastori ignoranti che vivono sull’Aspromonte e rapiscono la gente. Questo era vero fino agli anni ottanta, poi la Ndrangheta si è strutturata raggiungendo un giro d’affari che l’anno scorso era stimato in 43/44 miliardi di euro (il 3% del pil nazionale). la prima industria italiana. E questa montagna di soldi interessa anche i poteri forti, che noi siamo andati a toccare. Adesso bene o male se ne sta parlando ma è veramente impressionante la capacit  della mafia calabrese di mimetizzarsi nella civilt , di muoversi tra mille rivoli, di far sparire tutti quei miliardi in pochissimo tempo. Quello che è frutto di reato, come il narcotraffico e lo spaccio di droga, in brevissimo tempo diventa un villaggio turistico o un’impresa edile che costruisce un’autostrada con finanziamenti pubblici, oppure diventano immobili, societ  di servizi, aeroporti, golf club.”

Per il reportage giornalistico-fotografico da cui è stato tratto “L’impero della cocaina” Andrea Amato ha ricevuto la menzione d’onore al premio giornalistico Giancarlo Siani e il riconoscimento della Presidenza della Repubblica nella Giornata dell’Informazione.

In foto, la copertina del volume