Risuona intenso il calore di Napoli, il trasporto e l'”anema” che solo la nostra citt  può trasmettere. Risuona intenso fino a Parigi, e rimbomba sonora negli edifici dell’Istituto Italiano di Cultura la voce di Marcello Colasurdo e la musica delle sue tammorre.

Rossana Rummo, la direttrice dell’Istituto, ha deciso di chiudere con Marcello la sezione musicale del ciclo artistico “L’Oro di Napoli. Barocco Underground”, e lo ha fatto proprio per il bagaglio musicale e per l’esperienza che da oltre vent’anni Colasurdo si porta dietro, per il pathos che riesce a trasmettere al suo pubblico e per dimostrare ancora una volta l’amore per le nostre tradizioni. Un amore senza dubbio enorme, dal momento che l’anno 2009 l’Istituto lo ha dedicato interamente alla nostra citt .

Marcello Colaurdo è nato a Pomigliano d’Arco e suona da oltre vent’anni, da sempre coniugando l’attivit  musicale a quella di operaio, ex dipendente dell’Alenia. Dal 1996 suona con la “Paranza”, gruppo che ieri sera si è esibito nell’Istituto parigino.

La Paranza ha suonato, per più di due ore, a rue de Grenelle 73, nel VII Arrondissement di Parigi, riportando magicamente Napoli in una terra straniera e suscitando un incredibile entusiasmo ed un trasporto quasi inimmaginabili per il freddo che c’è qui.

“Sono venuto” ha spiegato Colasurdo prima di iniziare “per ripercorrere, fuori della mia terra, tutta la storia della mia citt , e, soprattutto, per farlo attraverso il canto. Napoli ha una cultura plurisecolare, è fatta di ritualit  e di vita quotidiana, e la musica popolare può, meglio di qualunque altra musica, esprimere tutta questa vita, attraverso i suoi strumenti.”

Sono state ore di musica profonda, di intensa teatralit , di gioia e di risate serene: si è passati dai “canti a fronna” (quelli che i contadini intonavano durante il lavoro campestre per tenersi compagnia) sino alla “Madonna delle Grazie”, agli “inciuci” cantati, alla “Peppenella” (la tarantella esorcizzante, quella per tutte le stagioni, quella comune a tutto il Sud Italia), per finire con la “Tammurriata”, il canto sul tamburo (“tammorra”), la cui principale funzione è quella di accompagnare il ballo tradizionale in occasione delle feste religiose e propiziatorie.

Una tammurriata da brivido, che ha attraversato indistintamente tutto il pubblico, misto di napoletani, italiani, e francesi, amanti dell’Italia e della nostra citt , un pubblico che si è lasciato coinvolgere ed ha gridato, danzato e cantato, insieme a Marcello e alla Paranza.

Un successo strepitoso per il grande Marcello, per la Rummo, per l’Istituto Italiano e per tutti i napoletani nel mondo, ai quali basta la loro musica tradizionale per sentirsi sempre a casa.

Nella foto in alto, Marcello Colasurdo. In basso, due musicisti che lo accompagnano