Poter ammirare uno spettacolo di Pina Bausch in Italia non è cosa da poco. L’ultima apparizione di un lavoro della coreografa tedesca nel nostro Paese risale al 2011 a Milano, due anni esatti dopo la sua scomparsa. A dimostrazione del fil rouge che collega il grande talento europeo a quello italiano c’è , quest’anno, uno dei palcoscenici più prestigiosi del sud Italia che ha preso il testimone dal Teatro Petruzzelli di Bari, che ha ospitato lo scorso fine giugno una delle ultime creazione della Bausch, “Sweet Mambo”. Stiamo parlando del San Carlo e della quattro giorni – conclusasi con successo – dedicata alla madre del Tanztheater.
Un flusso continuo tra Germania e Italia che nonostante i continui crolli di storia e tradizione ( il Teatro Piccolo di Pompei l’ultimo di una lista gi  numerosa), dimostra quanto il talento del sud Europa riesca ancora a incantare. Chi avesse infatti voglia di spingersi oltralpe incapperebbe in una fucina di talenti italiani (molti dei quali provenienti dalle regioni a sud dello Stivale) e stranieri guidati dal coreografo ferrarese Emanuele Soavi.
Nel cuore della Renania, a Colonia, a pochi passi dal Duomo che custodisce il più grande sarcofago d’Europa contenente le reliquie dei Re Magi (un tempo tesoro tutto italiano, oggi fiore all’occhiello del Duomo tedesco) c’è infatti chi ancora punta sulla cultura come spinta primaria per il progresso economico e sociale.
Nasce cos “METAMORPHOSIS!individual”, momento finale di un progetto quadriennale di studio sulle influenze iconografiche e mitologiche sulla societ  moderna. Ispirato dalle più celebri metamorfosi Ovidiane, Soavi che nel 2012 ha fondato la “emanuelesoavi INcompany” dopo anni di successi in giro per Europa e Italia ha avuto l’opportunit  di relazionarsi a quattro diversi modi di concepire la danza e il movimento.
La due giorni di spettacolo itinerante nel Rmisch Germanisches Museum di Colonia ( 4 e 6 luglio) poggia il proprio successo su quattro differenti esperienze AGORA coaching project di Reggio Emilia, il Codarts Circus Arts di Rotterdam, EESA/CPD de l’Institut del Teatre/Fundacio Tapies di Barcellona e kultcrossing di Colonia
. La sintesi ottenuta è una performance fuori dall’ordinario che ha trasformato Soavi in un vero e proprio pifferaio magico. I talenti radunati, infatti, non si fermano ai soli ballerini, ma contano sulla professionalit  di Stefan Bohne, Amy Gale e Cristina Spelti. Un gruppo di lavoro che è riuscito a costruire un vero e proprio dedalo di identit , in cui museo e danzatori costruiscono un luogo altro, in una metamorfosi che sembra non riguardare solo gli addetti ai lavori ma il pubblico stesso. Bisogna seguirli i ballerini, studiare la scenografia diventandone parte, scoprendo luoghi del museo a passo di danza e non solo. Potrebbero essere infatti definite delle vere e proprie installazioni in movimento le scene riprodotte, quasi delle esperienze sensoriali che indagano la natura della nevrosi moderna con l’aiuto dell’iconografia classica.
Drammaturgia unita a scultura, armonizzate da un sottofondo musicale costituito dalle voci dei protagonisti in un percorso da melting-pot acustico, che accompagna il pubblico verso il momento finale dello spettacolo Apollo e Dafne. E proprio il più celebre tra i miti ha attirato il favore di pubblico, critica e addetti ai lavori, trasformandosi in un documentario che per fine anno trover  posto tra le emittenti tedesche e il popolo del web, ospitato dal tetto del Museo Ludwing, casa di una delle più importanti collezioni di Picasso, Andy Wharol, Joseph Beuys e altre icone dell’astrattismo e surrealismo contemporaneo. Sorretto da questi mostri sacri il talento italiano non sembra affatto sfigurare, ma anzi trovare finalmente il proprio posto. Sembrerebbe quindi chiaro il monito l’Italia è ancora capace di parlare al mondo, basta saperla ascoltare. Il Ministro Bray è avvertito.

Per saperne di più
www.emanuelesoavi.de

Choreographie/Idee Emanuele Soavi ;Dramaturgie/Musik Stefan Bohne ;Dramaturgische Mitarbeit Amy Gale ;Lichtdesign Cristina Spelti ;Management / Organisation Alexandra Schmidt, Silvia Werner, Christina Hartman ;Koordinatoren Claudi Bombard (E), Michele Merola (I), Marc Jonkers (NL), Christa Schulte (D)

I ballerini coinvolti nel progetto sono Federico Casadei, Francesca Martignetti, Mirko Paparusso, Livia Petillo, Cosimo Sancilio, Nicola Stasi, Chiara Toniutti Bertini, Mizaygeny Koby, Monika Neverauskaite, Carla Bonsoms i Barra, Marina Fullana Covas, Jacob Gomez Ruiz, Claudia Gonzales Vendrell, Laura Literas Pons, Anna Macau, Joel Mesa Gutierrez Marina Miguel Ruiz, Martina Rocosa Alvarez, Julia Sanz Fernandez, Blanca Tolsa Rovira, Clara Eichinger, Carolin Esser Louis Goral-Wood, Jan Meertens.

Nelle foto, scene di danza da Colonia