Chi è stufo del turismo di massa, chi si tiene a distanza preventiva dai luoghi   la page, mete forzate di veline e paparazzi, trover  inediti e alternativi spunti per una nuova concezione delle vacanze, ne “Le vie nascoste Tracce di Italia remota”, (pp. 95, euro 10), ultima fatica di Antonio Mocciola, nonchè primo nato della Giammarino Editore.

Novello Virgilio, Mocciola guida il lettore in un viaggio di scoperta che ha il sapore d’altri tempi, alla ricerca di luoghi dimenticati . Paesaggi della nostalgia che mostrano le loro fascinose rovine solo all’occhio attento e curioso che sa penetrarne la bellezza. A seguito di terremoti, dissesti idro-geologici, deportazioni di massa, persino invasioni di serpenti, piccole fette d’Italia sono scivolate nel buio della storia, dell’indifferenza e dell’incuria.

Nel corso delle sue perlustrazioni l’autore ha individuato ben ventuno “Pompei del Novecento”- come egli stesso ama definirle – sepolte da una matura maligna che ha avuto come fedele alleato l’uomo, incapace di restituire alla vita pezzi di memoria che meriterebbero ben altra dignit . Una passione che comincia lontano, quella di Mocciola. “Da sempre insofferente alla massificazione, fin da giovanissimo ho cercato il bello dove non c’era”, scrive nella prefazione. “Mi dicevo: se tutti vanno a Capri, io vado a Campomaggiore. Ma quella che era una bizza adolescenziale è diventata col tempo una vera e propria fissazione, che ho soprannominato “necroturismo”: l’attrazione per i luoghi privi di vita. Vecchi mulini, stazioni abbandonate, dogane disabilitate, antiche case cantoniere, chiese sconsacrate. Guardavo con sufficienza le fila dei giapponesi per entrare agli Uffizi. La mia Italia era altrove”.

Gi  caporedattore de “Il Brigante”, ha curato una rubrica mensile “Italia remota”, fino a quando i tasselli del mosaico, che muoveva i primi passi, col tempo hanno preso la forma di libro. A tutt’oggi, infatti, costituisce un unicum nel panorama editoriale, con un documentato apparato di foto. “Di libri che parlano di “Italia minore” ce n’è abbastanza. Ma qui si va un po’ oltre. E’ un libro estremo, se vogliamo, per viaggiatori curiosi e per sedentari sognatori. Si parla dell’Italia scomparsa, abbandonata da Dio (per chi crede) e dagli uomini” spiega lo scrittore. Questi i punti di forza di un testo che, fresco di stampa, sta suscitando interesse tra gli addetti ai lavori e eco nella stampa.

Alla presentazione, che si è svolta a Palazzo Venezia, sono intervenuti l’autore, l’editore Gino Giammarino, il critico d’arte Maurizio Vitiello e il sociologo Giancarlo Pagano. Mai location fu più appropriata. Come ha sottolineato Pagano, ” Palazzo Venezia è uno dei luoghi dimenticati della nostra citt . Ambasciata della Serenissima nel regno di Napoli, ha subito alterne vicende fino alla rinascita, avviata grazie all’impegno della famiglia Buccino”. La sua casina pompeiana con gli stucchi di pregevole fattura e il giardino sono una chicca sconosciuta ai più nel cuore del centro storico. Tesori nascosti che in molti angoli del Belpaese chiedono voce.

Mocciola se ne è fatto interprete, ascoltando con sensibilit  e perizia l’anima di luoghi arcani gi  nel nome: Craco, Argentiera, Stramentizzo, Buonanotte, Pentadattilo, Nardodipace. Per citarne solo alcuni. “Dalla prossima guida vorrei che ci fosse un paese in meno, segno che è stato recuperato parzialmente o del tutto” auspica l’autore. Gli fa eco Maurizio Vitiello, che insiste sulla valorizzazione di questi territori ricchi di storia. Cittadine universitarie, case-museo, iniziative culturali potrebbero sottrarre all’oblio “le vie nascoste”. Se le istituzioni, in sinergia con i privati, raccoglieranno la scommessa, il libro di Mocciola avr  raggiunto un altro importante traguardo.

In alto, Antonio Mocciola. In basso, la copertina del libro